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LA TERRA DEI FUOCHI TRA CAMORRA E MASSONERIA

don Maurizio Patriciello(di Gianluca Martone) CASERTA Uno dei maggiori drammi della Campania è indubbiamente la problematica legata alla Terra dei Fuochi che, in questi ultimi anni, ha sconvolto questa meravigliosa zona della nostra Penisola. Il giornalista Luigi Minichino ha analizzato in modo attento e preciso le varie caratteristiche di questa gravissima situazione, che ha sconvolto non solo la Regione Campania, ma l’intera Penisola.
“Dall’inizio del recente fenomeno “Terra dei Fuochi” (estate 2013) ad oggi sono state fatte varie analisi, molte delle quali danno un resoconto che è in netto contrasto con ciò che spesso è stato propagandato dai media.
La prima analisi che voglio riportarvi è stata condotta dal Mipaaf, Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali, la quale era finalizzata a riscontrare irregolarità nei prodotti campani. Il resoconto è il seguente: “Nel corso dell’attività sono stati controllati 325 prodotti, (più del triplo rispetto allo stesso periodo 2012) concentrando l’attenzione sui settori dell’agroalimentare maggiormente a rischio, per la particolare attitudine produttiva del territorio, segnatamente nei settori ortofrutticolo e conserve vegetali (178 prodotti) e lattiero-caseario (65 prodotti, con tutti i caseifici produttori di Mozzarella di Bufala CampanaDOP controllati). Dei 325 prodotti controllati le irregolarità contestate sono state pari a circa l’1,5%.”

Dunque solo l’1,5% dei prodotti analizzati presenta irregolarità, ovvero 5 prodotti su 325 ispezionati.
Il secondo studio è stato realizzato dal “Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana”, il cui scopo era quello di dimostrare la sicurezza di questo tipico prodotto campano: “Alla base un protocollo di intesa semplice e lineare: le associazioni avrebbero proceduto ad acquistare random i prodotti del Consorzio, quindi marchiati Dop, per poi inviarli in uno dei più accreditati laboratori di analisi in Europa, il TUV SUD GMBH di Siegen, in Germania. Questo per sottoporre le mozzarelle di bufala campana Dop a una serie di sofisticati test, allo scopo di verificarne la salubrità e, soprattutto, la completa assenza di sostanze inquinanti. Il TUV ha confermato infatti che il nostro prodotto è sano e sicuro aldilà di ogni ragionevole dubbio.”Ad esprimere dissenso circa quelle voci che etichettano i prodotti campani come tossici e nocivi non sono solo degli studi, ma anche varie personalità accademiche e politiche quali:– Il professore di pedologia dell’Università Federico II, Andrea Buondonno il quale, durante un convegno “Lotta agli ecoreati nella Terra dei Fuochi,” ha così commentato dopo aver mostrato uno studio condotto dalla propria Università: “Dal 2003, anno del primo scandalo della diossina, fino al 2014 vi è stato un fiorire di notizie incontrollate sulla contaminazione del suolo, il più delle volte riferibile al mero ritrovamento di rifiuti. Oggi che le analisi sono state fatte a tappeto, a cominciare dai siti sospetti, è possibile affermare che di inquinamento ve ne è ben poco in Terra dei Fuochi, visto che ad oggi siamo a meno di 16 ettari posti sotto il vincolo del divieto assoluto di coltivazione.”
– Il Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti: “Oggi i prodotti della Campania sono sicuri. Ce lo dice la scienza. Non facciamoci più del male da soli. Mai più allarmismo, per favore.”
– Massimo Fagnano, professore di Agronomia e Coltivazioni erbacee presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, che durante il forum “Terra dei Fuochi” del Corriere del Mezzogiorn,o ha così dichiarato: “Dei prodotti agricoli nessuno è risultato contaminato. E’ questa la vera realtà. Anche sui terreni contaminati.“;Quello che oggettivamente fa più rabbia è che mere speculazioni improntate da sentimentalismo, prive di qualsiasi contatto con il reale, abbiano avuto più risonanza rispetto a degli studi oggettivi”.
Minichino ha poi spiegato i motivi di questi falsi dati legati ai prodotti campani a causa della problematica “Terra dei Fuochi”.“Dunque la prima domanda che ci dobbiamo porre è: Chi ha voluto creare questo problema?
Le dichiarazioni di Roberto Mancini, ex Commissario della CriminalPol che per circa 20 anni ha realizzato numerose inchieste e perizie sugli sversamenti illegali in Campania,deceduto lo scorso anno per tumore, possono aiutarci a comprendere chi siano stati i mandanti degli sversamenti e chi gli artefici. Mancini nel 1996 realizzò un’informativa, che poi consegnò alla Dda di Napoli, nella quale trattava anche dell’influenza esercitata dalla Massoneria negli sversamenti illegali dei rifiuti tossici. Mancini non è nuovo a questo tipo dichiarazioni, tanto è vero che in una successiva intervista a SkyTG24 ha affermato le medesime cose:
Intervistatrice: “Le sue indagini hanno mai toccato anche un eventuale ruolo delle così dette logge massoniche?”Mancini: “Sì. L’abbiamo toccato, l’abbiamo annusato, l’abbiamo ascoltato. Ascoltato nelle intercettazioni criptiche, soprattutto come luogo di incontro per argomenti delicati con soggetti di profilo abbastanza alto. E’ storia che Licio Gelli era in contatto con Gaetano Cerci, che era il soggetto che per conto dei Casalesi gestiva il traffico di rifiuti in collaborazione con Chianese Cipriano. La Massoneria esiste perchè serve per limitare eventuali danni legislativi, piuttosto che investigativi e giudiziari a coloro che gestivano questo traffico. “La mafia è sorta come una Loggia Massonica“.Quindi le informazioni centrali che abbiamo appreso sono le seguenti:– Gli sversamenti illegali di rifiuti sono un problema di piccola entità;
– Chi ha controllato questi traffici aveva dei forti legami con la Massoneria (P2 di Gelli), in cui quest’ultima aveva il ruolo di mandante, mentre la mafia ne era l’esecutore (a mio avviso ndr);
– Che nonostante già si sapesse, tramite studi condotti dal Mipaaf e dalla Regione Campania, della piccola entità del problema esso sia stato ingigantito dai media e dalla politica. Tutt’ora non esistono degli studi che quantifichino in maniera chiara: il numero esatto dei malati di cancro in tutta la terra dei fuochi, dato il flop degli esami di screening; come l’elevato numero dell’incidenza dei tumori della campania sia collegato agli sversamenti illegali. Con gli unici dati certi a nostra disposizione possiamo affermare che: data la portata minima del fenomeno degli sversamenti (come dimostrato dalle analisi) e di come essi abbiano avuto poca incidenza sulla salubrità dei prodotti campani, la causa del problema dei tumori in Campania (pur sempre maggiori almeno per gli uomini dal periodo 2000-2010, rispetto alle altre regioni) debba essere ricercata oggettivamente in altre cause, così come sostiene anche il ministro della salute Lorenzin. Anche se non escludo che gli sversamenti abbiano svolto un ruolo, seppur minimo, in questa macabra tendenza. Sui roghi tossici tutt’ora non esiste un censimento preciso, anche se c’è chi parla di circa 800 roghi dal 2008”.
Queste riflessioni di Luigi Minichino sono state confermate in una sentenza della Corte di Cassazione del 19 settembre 2014, come ha riportato nel dicembre 2014 il giornalista Santambrogio sulla “Nuova Bussola Quotidiana”.
“In alcune regioni del Mezzogiorno è convinzione diffusa che ad appiccare gli incendi nei boschi siano le guardie forestali che così facendo si procurano lavoro a tempo indeterminato. Leggenda o no, è un fatto che nella zona napoletana di Caivano, la cosiddetta “Terra dei Fuochi”, a far divampare l’incendio fu la Guardia Forestale. Incendio, come metafora, si capisce, perché gli agenti si limitarono a sequestrare 40 ettari di terreno, giudicati avvelenati dalla scorie dei rifiuti speciali sotterrati dalla camorra. Gli effetti di quel provvedimento risultarono più disastrosi di un incendio vero, con decine di milioni di euro di danni per tutta l’economia della Campania. La “Terra dei fuochi”, compresa nelle province di Napoli e Caserta, divenne essa stessa il simbolo del malaffare camorristico e del business delle eco mafie, amplificato dalle cronache apocalittiche dei quotidiani e dalla fanta-letteratura di Roberto Saviano. I prodotti made in Campania furono marchiati con il teschio sulle ossa incrociate e cacciati fuori dal mercato. A farne le spese fu soprattutto la mozzarella. La grande distribuzione del Nord Europa rimandò a Napoli le bufalotte, la Corea e il Giappone ne vietarono l’importazione, l’embargo si estese agli altri prodotti, come pomodori e ortaggi tipici che venivano fermati ai confini della regione. Non solo, anche la scienza assecondò la deriva allarmistica e le panzane che uscivano dal sottosuolo campano per finire direttamente sui giornali. La Procura di Napoli bloccò campi e prodotti perché, dati dell’Arpa alla mano, ritenne che vi fossero contaminanti pericolosi nelle acque usate per irrigare i terreni. Sostanze presenti in natura ma che a dire dei magistrati oltrepassavano le soglie di rischio. Tutte balle, con il senno di poi e l’ultima sentenza delle alte toghe, emessa il 19 settembre scorso, che ha spazzato via le precedenti. Il terreno è stato dissequestrato e dichiarato sano e di robusta costituzione, forse perché malato non lo è mai stato. Magra consolazione per agricoltori, artigiani e piccoli imprenditori per quasi due anni isolati e messi in quarantena come pericolosi untori. Rovinati da pm arrembanti che sopra la toga si mettevano il camice bianco per sproloquiare liberamente su floruri, manganese, arsenico e altri veleni che a loro dire si erano dati appuntamento in 40 ettari maledetti. Infischiandosene di studi e ricerche compiuti da scienziati e biologi veri che davano risultati tutt’altro che allarmanti. La Cassazione è intervenuta su uno dei 13 sequestri di Caivano, ma la sentenza fa giurisprudenza e allora anche gli altri fuochi saranno definitivamente spenti. Il tutto grazie alla tenacia di un imprenditore agricolo, impigliato, come altri, nella vicenda kafkiana: i suoi terreni erano etichettati come “avvelenati” mentre i prodotti agricoli risultavano perfettamente sani. Lui, però, Vincenzo Capasso, è passato al contrattacco: prima con il Tribunale del Riesame, poi con il ricorso in Cassazione. Che finalmente gli ha dato ragione. Happy end confortante e dovuto, ma il tragico zelo giudiziario e la criminosa gestione mediatica hanno lasciato sul campo morti e feriti”.
Lo scorso 18 giugno, il giovane Gabriele Aiello di 15 anni ha rilasciato un accorato appello ai sindaci della “Terra dei Fuochi”sul “Corriere del Mezzogiorno”dopo la morte del padre, causata per un tumore maligno, a soli 46 anni.“ Salve a tutti i sindaci che ho elencato e che stanno leggendo queste righe. Ci tengo a ringraziare chi lo sta facendo. Mi presento, sono Gabriele Aiello, un ragazzo di 15 anni che ha perso il padre meno di un anno fa per tumore, vivo a Casalnuovo di Napoli o almeno sopravvivo. A settembre, creai il movimento degli studenti contro il biocidio ‘’C’AT ACCIS A SALUT!’’, insieme all’Unione Degli Studenti e al Coordinamento Comitati Fuochi. Ci siamo mobilitati due volte, prima a Pomigliano D’Arco, poi a Casalnuovo di Napoli. Sono stato denunciato per diffamazione dall’azienda di un impianto a biomasse e, a mio avviso, intimidito da un politico nell’occasione. Dopo questa breve introduzione, vi spiego perchè state leggendo queste righe. E’ ora di mettere una bella pietra sopra questo disastro ambientale, perchè questa è una pioggia che può colpire tutti, nessuno escluso. Come fare? Innanzitutto creando osservatori ambientali in ogni comune, com’è stato fatto ad Acerra e come si sta facendo, grazie a noi, a Casalnuovo. Iniziare a bonificare non solo i terreni inquinati ma anche la cittadinanza con incontri, tavoli ambientali ecc. Contrastare il fenomeno con tutti i mezzi possibili, pattuglie dei vigili urbani in zone a rischio, video-sorveglianza in luoghi di scarico illegale. Eliminando dai centri abitati qualsiasi impianto che può danneggiare la salute dei cittadini. Sono soluzioni FACILI, basta solo la volontà e il rispetto della vita dei cittadini di ogni paese della ‘’Terra dei Fuochi’’. Siamo veramente in ginocchio, continuano a morire bambini, giovani, madri, padri, una vera e propria strage. Contrastiamo il fenomeno del biocidio, dando uno schiaffo all’ecomafia. Aspetto risposte da ognuno di voi, il popolo ha bisogno di risposte e di soluzioni immediate. Per amore della mia terra”.Anche i Vescovi della Campania hanno rilasciato un forte messaggio contro questa gravissima situazione alcuni mesi fa su “Avvenire”.
“Il nostro popolo tanto martoriato non può tollerare ulteriori e irresponsabili ritardi. Troppo grave è la situazione perché si possa continuare a non dotare lo Stato italiano di una valida legislazione sui reati ambientali. Reati da considerare a pieno contro la persona e la comunità. I Vescovi della Campania in diversi modi e in molte occasioni hanno pubblicamente espresso le loro preoccupazioni. Solo negli ultimi due anni sono stati emanati, a riguardo, due importanti documenti. La loro voce è di ferma condanna verso i criminali, chiunque essi siano camorristi, faccendieri o industriali disonesti, che per sete di denaro non si sono fatti scrupolo di avvelenare la terra, l’aria, l’acqua. I Vescovi campani vogliono rappresentare anche “una voce di conforto per chi sta soffrendo per malattie legate all’inquinamento e per chi ha pianto e piange i propri cari morti in tenera età sempre per gli stessi motivi”. Ma anche “una voce di incoraggiamento e di speranza verso tutte quelle persone di buona volontà, e sono veramente tantissime, perché il faticoso ed estenuante cammino intrapreso per la rinascita della nostra terra vada avanti”.
Un grande servitore dello Stato e di ciascun cittadino in questa lotta contro i poteri criminali e massonici fu il vicecommissario Roberto Mancini, deceduto per tumore lo scorso anno, il quale lottò con coraggio e determinazione per amore della sua terra, eccezionale esempio per le nuove generazioni. Il giornalista Marco De Risi analizzò in modo esemplare la straordinaria figura dell’investigatore.
“Roberto Mancini, l’investigatore che per primo indagò sui veleni della Terra dei Fuochi, non ce l’ha fatta.
E’ morto nell’ospedale di Perugia per una leucemia per la quale ha lottato per anni contratta proprio durante i sopralluoghi per stroncare l’eco-mafia dei clan della camorra. Una tragedia quella di Mancini che è anche delle Istituzioni. Un ispettore di polizia lasciato solo, abbandonato dallo Stato al quale Roberto Mancini aveva dato tutto se stesso con le sue doti investigative che si sono dimostrate ”profetiche”: già a metà degli anni ’80 la squadra romana della Criminalpol dell’ispettore Mancini aveva indagato a fondo sui rapporti tra massoneria e clan camorristici che gestivano il traffico di rifiuti interrati per chilometri e chilometri fino a risalire in provincia di Latina.Un disastro ambientale che all’epoca poteva essere arginato. Ora, invece, rimangono solo i dati in rapida ascesa dei tumori che stroncano le vite di chi abita nella Terra dei Fuochi. L’indagine della Criminalpol del Lazio si avvalse del collaboratore di Giustizia Carmine Schiavone, un pezzo da novanta della camorra del casertano. L’ispettore gestì il pentito e con lui andò nelle discariche sotto terra prodotte dalla malavita organizzata: rifiuti tossici di ogni genere. Ma la sua inchiesta rimase lettera morta per almeno una decina di anni. Attualmente la Procura di Napoli ha arrestato quei personaggi che erano finiti già nell’inchiesta romana. E Mancini si era messo a disposizione dei pm napoletani dando un contributo determinante alla nuova indagine. Un uomo dello Stato che lo Stato ha lasciato solo. Una tragedia piena zeppa di contraddizioni dolorose. Fra gli anni ’90 e 2000 Roberto Mancini lascia gli uffici investigativi della Questura di Roma per mettere la sua esperienza al servizio della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti tossici: un’indagine capillare diretta da Massimo Scalia, il presidente della commissione. In questo ruolo Roberto Mancini ispezione centinaia di siti tossici e proprio durante la sua indagine contrae il tumore del sangue. Ecco il paradosso: il ministero degli Interni riconosce all’ispettore la causa di servizio che prevede un risarcimento di 5000 euro. Un pugno di euro per un investigatore che ha rischiato la vita fino a perderla e che, con le sue intuizioni, aveva scoperto anni prima, la tragedia dei rifiuti tossici.Ma c’è di più, la Presidenza della Camera dei Deputati ha addirittura negato il rapporto tra Mancini e la commissione parlamentare, come se l’investigatore non ci avesse mai lavorato. Roberto Mancini lascia la moglie e una figlia piccoli in una situazione di totale indigenza. Una storia amara: Mancini aveva trovato le prove per inchiodare i boss di Gomorra molti anni prima di quanto è accaduto. Un umile servitore dello Stato calpestato come è accaduto per tanti altri in passato, troppi”.