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BOJANO (IS) Nobiltà e miserie di Bojano che nasconde la sua storia

(di Giuseppe Pace) BOJANO (IS) Indubbiamente la ex capitale del Sannio Pentro, Bojano (CB), ha molto aspetti ambientali studiati ed ancora da studiare per rendere onore alla sua meravigliosa Storia locale, che il Ver Sacrum, giunto alla sua XVI edizione quest’anno durante l’agosto bojanese, ha reso popolare come evidenziato dal Sindaco in carica dr. Silvestri. L’agosto in questa cittadina è meno caldo e più festoso di altre similari e da oltre 40 anni lo scrivente lo vive gradevolmente apprezzando in modo speciale la squisita cortesia di molti bojanesi che passeggiano in piazza Roma e che insieme amano sorbire il caffè allo storico Caffè dei Pentri lungo il Corso dei Pentri. Mentre al nord Italia e d’Europa un reperto storico viene ben conservato e meglio valorizzato a Bojano (CB) e nel sud Italia ciò che è storico riguarda solo pochi cultori gli uni contro gli altri armati di tribale gelosia. Vedere abbandonati, semidistrutti dall’incuria degli uomini e del tempo, i reperti romani e medievali ai lati di piazza Roma e del corso dei Pentri di Bojano, fa male al buon senso dell’uomo qualunque oltre che rendere negativa l’immagine degli Amministratori locali, già in procinto di essere sostituiti il prossimo anno. Il castello Normanno su Civita Superiore è vilipeso e trascurato eppure, dice Alessio Spina “tale luogo è stracarico di storia e può essere valorizzato per la città e i turisti. L’Associazione “Falco” si prodica a pulirlo da sterpaglia ed incuria degli uomini. Bojano merita deli Amministratori migliori”. Si stava meglio quando si stava peggio dice qualche bojanese illuminato dal buon senso anche se scherza con la nota cantilena che “gli Spina e i Romano hanno rovinato Bojano”. Effettivamente al tempo del Sindaco geometra, Pio Romano, non lontano dal cimitero bojanese era ben evidente un cartellone stradale che invitava a Bojano, capitale del Sannio Pentro, citando la frase del patavino Tito Livio, il più grande “pennivendolo” di Roma, caput mundi. Bojano nasconde la sua storia nobile e non si capisce il perché. Forse attorno al Sindaco Medico impegnato non vi sono Consiglieri capaci? Chissà! Le Pietrecadute, dove sorge un’altra arteria d’acqua fredda del fiume molisano che nasce a Bojano, il Biferno, sono abbandonate, dopo un risveglio culturale di anni addietro grazie ad alcuni colti bojanesi e il Sindaco, Prof., con la eccellente scultura litea di Mario Cavaliere, che illustra la Lontra antropomorfa e con un dito in più nonché la frase poetica sul Biferno di Velardo, che tutti i bojanesi cantano con la canzone “Albero bello”, che la mia consorte bojanese ha cantato con i suoi amici liceali al XXX del Liceo scientifico locale. Oggi Bojano sembra nascosta al turista ed abbandonata a se stessa e al solo al mito, che la XVI rappresentazione del Ver Sacrum ha ben evidenziato, con 300 figuranti Sanniti e Osci, in piazza Roma in questo appena passato agosto bojanese, frequentato con continuità e fedeltà da chi scrive, che si onora di avere molti amici Pentri a Bojano. Tra questi vi è il cittadino onorario di Bojano, Anacleto Goffredo del Pinto (dr. in Criminologia e appassionato eccellente di storia del Sannio con rinvenimento di tanti e significanti reperti donati al museo cittadino-sempre in disuso- e a quello di Campobasso). Segue, per data di conoscenza, Alessio Spina (vero cultore dei monti del Matese ed appassionato di funghi, erbe medicinali ed alimentari nonché di teatro). Colti e laboriosi sono anche Mario Pietro Pettograsso e sua moglie Clorinda Colalillo (cultori di storia locale di buon livello); Benedetto d’Angelo (ottimo conoscitore ambientale della vallata bojanese e del pedemontano roccolano); Sergio Perrella (politico stagionato, ma valente commercialista), Antonio Cavaliere (cacciatore e pescatore eccellente nonché poeta della simpatica lirica in vernacolo bojanese “la fregatura”) e di sua moglie di Cantalupo del Sannio, Nicola Romano (ottimo imprenditore edile che ha costruito un villaggio omonimo a Bojano e che mi fa spesso compagnia in piazza Roma con M. Campanella e Silvana “la roccolana”), Antonio Di Giorgio (Matematico a Salerno e buon agricoltore di Castellone di Bojano), Oreste Muccilli (appassionato di storia locale ed Architetto con figlio ottimo figurante al Ver Sacrum 2015), Salvatore Doganieri, Nicola Patullo, che non c’è più con noi, ma ha raggiunto l’anima dei suoi avi Sanniti ai quali era molto affezionato, tanto da rinunciare a Vigevano dove insegnava per Bojano dov’era nato), Cesare Romano (cortese e cittadino bojanese ben noto anche per il figlio politico), Di Nunzio (attento al sociale, non solo locale, ed instancabile passeggiatore in piazza Roma), Amatuzio con moglie francese, F. Castrilli con il più bel negozio di abbigliamento di qualità, ecc.. Ma è Del Pinto che ho conosciuto molti anni fa a Bojano con il quale nutriamo, da bojanesi adottivi, una passione illimitata per la storia da autodidatti. Egli ha una collezione archeologica di primo piano che desta interesse anche per tesi di laurea e di storici titolati vicini e lontani. Da un recente lavoro di Tesi su “Materiali dell’età del ferro dalle collezioni museali molisane” si può leggere che “La Collezione Del Pinto p. 6 1.2 . I materiali dell’età del Ferro della Collezione Del Pinto: le classi di materiale, i raggruppamenti tipologici, le importazioni greche e orientali, ecc.” coincidente con una parte del Sannio Pentro. Si tratta di un tema di grande interesse per lungo tempo sottovalutato nella sua portata che va acquistando contorni nuovi con il progressivo ampliamento della base di analisi grazie all’avvio di studi specifici su singole classi di materiale. Per quanto riguarda il Molise centrale, il problema principale al fine di un complessivo inquadramento della cultura materiale molisana dell’età del Ferro è costituito dalla dispersione di molti materiali di epoca  protostorica provenienti in larga maggioranza da rinvenimenti occasionali o scavi ottocenteschi promossi da privati e di conseguenza dalla conoscenza parziale o nulla dei dati di scavo e dei contesti di rinvenimento. Gli scavi svolti durante il 1800 e la prima metà del 1900, inoltre, hanno privilegiato quasi esclusivamente l‟aspetto più appariscente di questa fase costituito soprattutto nella seconda fase della prima età del Ferro dalle armi nelle tombe maschili e da ornamenti e/o altri oggetti pregiati in quelle femminili di rango elevato e trascurando generalmente le altre tipologie di materiali. Nonostante i limiti esposti, alcuni studi recenti, per esempio quelli di G. De Benedittis („Prima dei Sanniti? La piana di Bojano dall’età del ferro alle guerre sannitiche attraverso i materiali archeologici‟) e A. Di Niro („Il museo sannitico di Campobasso. Catalogo della collezione provinciale‟) hanno il merito di aver raccolto i dati provenienti da alcune delle principali collezioni molisane. In particolare è stato prescelto il percorso proposto dal libro di G. De Benedittis che ha raccolto i dati e ha sottoposto ad analisi e revisione i materiali della Collezione Del Pinto provenienti dai recuperi effettuati durante i lavori di sbancamento relativi a cave per l‟estrazione di materiale inerte in località Camponi di San Polo Matese e da diverse zone della piana di Bojano, quali località Noce di Massaro di San Massimo e località Bosco Popolo di Bojano e alcune più recenti esplorazioni condotte da parte della Soprintendenza. Accanto all’eccezionale e problematica evidenza connessa al rinvenimento di una coppa greca “a semicerchi pendenti”-caso unico di occorrenza di questo tipo in un’area interna della penisola- ad essere posti al centro dell’attenzione sono stati soprattutto oggetti in impasto. Del Pinto ha illustrato allo scrivente il luogo di non poche necropoli scoperte sotto il terreno sovrastante la ghiaia delle cave di Campochiaro, evidenziandone dettagli geofisici e sociali interessanti. Del Pinto merita la stima dei molisani per aver dedicato parte importante della sua attività in territorio dei Pentri sia come attivo Carabiniere che appassionato Archeologo del Sannio e non solo. La sua passione per i reperti antichi gli deriva dai giochi infantili vicino all’Aquila che lo portarono a scoprire ossa e zanna di un grosso mammifero, ora al museo civico aquilano. Da allora i fossili sono entrati nel suo DNA e la logica che usa è quella intuitiva che riesce spesso ad anticipare necropoli e strade antiche come quella passante per Bojano a ridosso del fiume Calderari, affluente del Biferno, che riuscì a fare in modo che il passante ed il turista colto potesse ammirarla sia pure con rifacimenti stradali laterali non idonei, bastava scendere il corso del fiume di poche decine di cm e la strada sarebbe decorsa accanto e non più in basso con continui allagamenti e consumo di energia per sollevarla e riportarla nel vicino fiume. In occasione della sistemazione idraulica del fiume Calderali che scorre nella città di Bojano, venne alla luce un “imponente” selciato di epoca romana del I sec. a.C.; (anche se Del Pinto ritiene che sia di epoche precedenti) le sue dimensioni e la struttura dei blocchi utilizzati per la realizzazione ne rappresentano un unicum.

Bojano così nasconde e non protegge l’importante reperto viario, che va valorizzato meglio
Nel museo di Bojano esisteva la “stele sepolcrale” di un bambino deceduto all’età di nove mesi; era stata custodita diligentemente perchè testimoniava la presenza cristiana nella città e nella diocesi di Bojano già nel III secolo; fu data in custodia ai soci del disciolto Archeoclub cittadino “Chiovitti” e da questi al museo di Bojano, inconsapevoli che sarebbe poi sparita con gli altri reperti. Eppure Palazzo Colagrosso fu acquistato da privati proprio per un museo civico. Ma si sa che nel Mezzogiorno nostrano i soldi pubblici non sempre vanno a buon fine, sociale.
BOJANO: ricostruzione (ass.ne “Falco”) del borgo medioevale di “Rocca Bojano”, oggi Civita Superiore.
Le vicende belliche (ben descritte dal Cav. Nicola Romano in un suo manoscritto inedito), i terremoti, gli agenti atmosferici e soprattutto l’incuria di coloro che avrebbero dovuto custodire “gelosamente” quanto la Storia ci aveva lasciato in eredità, hanno ridotto il castello ad un rudere quasi invisibile, che l’Avv. Alessio Spina ed altri accarezzano, come un gioiello materno, asportando rifiuti ed erbacce che lo abbruttiscono. Sicuramente l’incuria di chi amministra è evidente poichè sembra che si dedichi solo all’ordinaria manutenzione e ad una nuova illuminazione pubblica con lampade al Led, mentre le pietre miliari del medioevo locale con le misure di capacità per cereali languono sporcate al lato nord della cattedrale di Bojano.
Bojano dei 700 metri e dei 480 di quota
Nell’anno 1905, l’ampia “piazza” antistante l’antica cattedrale (rimessa a nuovo con don A. Spina, che ha voluto immortalare nella volta personaggi viventi bojanesi e l’eroe don Corzegno) era utilizzata per il “mercato” di generi diversi; successivamente lo spazio alla sinistra dell’edificio religioso fu scelto per l’ubicazione del monumento ai Caduti di Bojano (1948) e, come ha illustrato F. Tavone, per la realizzazione di un vero e proprio Parco della rimembranza in cui l’acqua purificatrice delle fontane, i cipressi espressione di eternità, il verde del manto erboso, il gruppo scultoreo e le scritte del suo basamento concorrono a ricordare perennemente i bojanesi morti per l’Italia. La localizzazione del Parco della rimembranza fu appropriata, ma nel corso degli anni, i “simboli” utilizzati hanno “compromesso” il “quadro d’insieme dell’architettura dell’antico edificio religioso. Oggi le misure di capacità in roccia (in mostra con belle fotografie nel panificio Priolo in Corso Amatuzio) stanno a rappresentare l’incuria degli Amministratori che si alternano nel Palazzo municipale e passeggiano indifferenti dei tesori bojanesi nascondendo bene la nobiltà e mostrando miseria.