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BONITO (AV) I miracoli di Vincenzo Camuso. Maria Grazia miracolata da una mummia.

(di Paolo Mesolella) BONITO (Avellino) La storia ha dell’incredibile. A Bonito, in provincia di Avellino, c’è una mummia che fa “miracoli”. Ne ha fatti tanti, se si contano i duecento ex voto esposti in grandi lastre di vetro nella cripta della Congrega della buona morte, dove è conservato il corpo mummificato di Vincenzo Camusso. Una mummia che i bonitesi chiamano affettuosamente “zio Vincenzo” e che avrebbe fatto tanti “miracoli”.
La testimonianza di Maria Grazia – Di uno di essi. siamo riusciti anche a trovare la testimonianza: quella della signora Maria Grazia De Rosa, 62 anni, di Bonito, salvata da un pericolosissimo tumore al seno. Siamo andati a Bonito per ascoltarla: “Fin da piccola, ci ha detto, ho abitato a pochi metri dalla cappella di Vincenzo Camuso, finchè 15 anni fa, avevo 47 anni, sono stata operata al seno a causa di un tumore maligno, all’ospedale di Montecchio, in provincia di Reggio Emilia. Nel 2001, quando mi trovavo ricoverata in ospedale, mi sono affidata a lui e l’ho sognato mentre entravo nella cappella seguita da un’altra donna che non conoscevo. Lui mi ha detto: “Maria Grazia, hai visto? ce l’hai fatta!”. L’altra signora gli ha detto: “Anche a me fate la grazia!”. Ma lui ha risposto: “A te no!”. Il sogno c’è stato dopo l’operazione, nel mese di marzo, poi sono stata dieci giorni all’ospedale e dopo un mese, ho iniziato le terapie per un anno. Terminate le terapie, i controlli sono risultati ogni anno eccellenti. Il mio oncologo ancora oggi non riesce a capacitarsi della mia giarigione al cento per cento”. La mummia di zio Vincenzo Cammuso

La mummia di “Zio Vincenzo” , per i sacerdoti di Bonito è quel che resta di un’anima del Purgatorio, ma per i Bonitessi è un santo. I suoi resti si trovano in una nicchia costruita sui resti della chiesa dell’Oratorio, abbasttuta dopo il terremoto del 1962. Grazie ai fondi degli emigranti bonitesi e alla Confraternita della Buona Morte, zio Vincenzo Camuso è stato sistemato e seduto in un’edicola di vetro all’ingresso della cappella. Zio Vincenzo probabilmente era proprio un socio della congrega. Porta ancora sulla testa un berretto sbiancato che era parte dell’abito della Congrega della Buona Morte (veste bianca e copricapo nero), berretto che i defunti indossavano, durante il mese di novembre. E poi lo dimostra anche il fatto di essere stato trovato nella chiesa dell’oratorio dove venivano sepolti gli appartenenti alla congrega, ricordata in una mattonella del 1840 dov’è raffigurato un teschio ed un carro funebre trainato da cavalli.
Dopo il terremoto del 1962 la cappella fu abbattuta ma, grazie ai fondi degli emigrati d’America fu costruita l’attuale nicchia, dove Zio Vincenzo fu seduto, come appare oggi, con le mani incrociate sul ventre, la testa rivolta verso destra e lo sguardo diretto verso l’alto. Una posizione eretta davvero inspiegabile se si considera che sono i resti di un morto.
L’Editto di Saint Cloud
La sua morte potrebber risalire alla fine del 1600 o all’inizio del 1700 se si considera il modo in cui fu sepolto. Il suo cadavere infatti fu posto su una pietra circolarre bucata, sotto la quale era stata posta della sabbia. In questo modo è avvenuta la successiva mummificazione, attraverso un processo di essiccazione dovuto alla scolo dei liquidi sull’arena.
I resti di zio Vincenzo, quindi, furono trovati in seguito all’editto di Sanit Cloud del 12 giugno 1804 che prescriveva il trasferimento dei defunzi dalle chiese cittadine ai cimiteri.
A Bonito le tumulazioni nel cimitero iniziarono il 4 novembre 1849. E fu allora che nella Chiesa dell’Oratorio fu rinvenuto, su un cumulo di ossa e teschi, il suo corpo in “carne ed ossa” di zio Vincenzo e fu posto a sedere su di una sedia di paglia. I Bonitesi, già allora, pensarono subito ad un miracolo.
Ufficialmente, per il clero locale, si tratta dello scheletro di un defunto, di cui si hanno notizie molto vaghe, ma per gli abitanti di Bonito si tratta di uno spirito che “fa miracoli” e lo dimostrerebbero i 200 ex voti, venti dei quali mal conservati, arrugginiti e nascosti in un vecchio armadio. Grazie ovviamente che non sono state riconosciute tali dalla scienza, ma la fede popolare. Lo stesso nome di Vincenzp ci è stato tramandato nel tempo. Numerose persone sostengono di averlo visto in sogno, altre addirittura dal vivo.
In una lettera del 23 novembre 1957 inviata dall’arciprete di Bonito Giuseppe De Michele al Vescovo della Diocesi di Ariano si scopre che al tempo del brigantaggio, poiché era nudo, per pudore, gli fu amputato il membro. Gli ex voto. Nelle lastre sistemate sulle pareti della cappella, si contano 195 ex voto d’argento raffiguranti cuori, uomini, donne, bambini, gambe, mani, piedi, occhi, addomi, seni e tante teste, almeno 25. E poi ancora vi sono ostensori, crocifissi, quadri, altari e oggetti d’oro, tutti donati a zio Vincenzo, per grazia ricevuta. Vicino ai tanti ex voti, anche molto vecchi e arrugginiti, conservati negli armadi vi sono tantissime richieste di aiuto, di guarigioni e testimonianze di grazie ricevute.
Le testimonianze
In paese, per esempio, alcuni parlano di una bambina con una grvissima malformazione all’anca guarita per sua intercessione. Un bambino guarito da un tumore al cervello. Un’altra donna affetta da un cancro al seno, che racconta di essere stata tenuta in mano da lui durante l’operazione. Ma sono tante soprattutto le donne che dichiarano di essere state assitite da lui durante il parto, al punto che qualcuno ha ipotizzato che in vita zio Vincenzo fosse stato un medico o un ostetrico
In un biglietto, posto accanto alla sua nicchia, una ragazza napoletana scrive: “Da molto tempo ho sofferto per un dolore al ginocchio che mi impediva di stare in piedi. Il medico ortopedico mi aveva sottoposto ad un intervento chirurgico. Dopo alcuni giorni mi fecero una nuova visita di controllo e la malformazione era sparita. Il ginocchio fu guarito dal santo miracoloso Vincenzo Camuso che prego sempre”.
In un altro biglietto si legge: “Caro zio Vincenzo, ti ringrazio per il mio compagno Sergio che ha superaro bene quel delicato intervento all’intestino. Tu me lo hai ridato in buona forma. Ti porto questo ex voto, per grazia ricevuta. Marcella e Sergio
Ancora un altro: “Finalmente siamo potuti venire a trovarti. Mamma dopo la brutta caduta, l’intervento e la protesi, è tornata a casa con il tuo grande aiuto. Tu sei stato invocato per la cancrena alla gamba della mamma a rischio amputazione. Tu sei venuto in sogno a due di noi e hai fatto capire che volevi un ostensorio con grandi raggi. Il dono te lo abbiamo portato per grazia ricuta perché mamma ora è in piedi. La famiglia Varriale.
Sono tantissime le richieste di grazie, affisse in una grande bacheca posta accanto alla “mummia”. Richieste di fede frutto di sofferenza e di amore. Come scrive nel suo biglietto, un devoto di Giugliano:”Il valore della vita è legato a filo stretto a quello della sofferenza. Non si viene fin qui per una passeggiata: è l’amore che deve muoverci. Zio Vincenzo, aiutami ad amare sempre di più: è l’unica via per sopportare la mia sofferenza. Quando sarò meritvole (se lo sarò), graziami a stare meglio. Antonio di Giugliano.
La cappella di Zio Vincenzo
La cappella che conserva i resti di Vincenzo Camuso è quel che rimane della cripta della vecchia Chiesa di S. Maria Annunzita, detta dell’Oratorio, abbattuta in seguito al terremoto del 1962. Dapprima il corpo si trovava in fondo alla cripta, in una nicchia di legno con altre ossa umane, solo nel dicembre 1950 fu collocato all’ingresso della cappella per facilitarne il culto. I bonitesi, infatti e numerosi devoti, lo ritengono un santo che opera guarigioni. La tradizione popolare lo ritiene un medico o un ostretico per le numerose donne che dichiarano di essere state assistite da lui durante il parto. Nella cappella l’ altare donato ed il grande Crocifisso, sono stati donati, per grazia ricevuta.
La tela di Alessandro Novelli – Nella cappella vi è anche una tela donata dal pittore astratto Alessandro Novelli. Dopo averla venduta, gli aparve in sogno zio Vincenzo che gli chiese di esporre la tela nella sua cappella, perciò restitui i soldi al committente e portò il quadro nella cappella di Bonito.
Il corpo di san Crescenzo Martire
Nella stessa cappella in cui riposa zio Vincenzo vi sono i resti di San Crescenzo Martire, che si venera a Bonito la prima domenica di agosto. San Crescenzo aveva 11 anni quando fu martirizzato durante le persecuzioni dall’imperatore Diocleziano (284-305) a causa della fede. Poi fu sepolto nelle catacombe di Santa Ciriaca a Roma. Fu esumato nel 1800 e fu dato in dono da papa Pio VII a Padre Luigi Vincenzo Cassitto, originario di Bonito che a sua volta lo diede in custodia alla Confraternità della Buona Morte. Prima di arrivare a Bonito il corpo del santo fu esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa di S.Maria sopra Minerva durante il periodo pasquale.e i romani gridavano:”Non facciamo uscir di Roma questo santerello”. Ma il Cassitto, eludendo le loro aspettative, fece imbarcare l’urna sul Tevere per dirigersi a Napoli e si depositò l’urna nella chiesa domenicana di S. Pietro Martire. Anche qui l’afflusso dei fedeli fu grande, tanto che la Corte non voleva lasciar partire il corpo del Santo. Solo dopo due mesi l’abilità diplomatica a Corte del Cassitto riuscirono ad ottenere il permesso di portare il fanciullo di notte, a Bonito.