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L’omofobia in Italia non esiste

(Gianluca Martone) In questi ultimi mesi, si sta discorrendo molto di omofobia, una problematica che riguarda le persone omosessuali, le quali si ritengono discriminate in relazione alla loro diversità sessuale, in particolare dai cattolici e da tutti coloro che continuano a difendere la famiglia naturale, ex art. 29 Cost., formata da un uomo e una donna e il diritto dei bambini di essere educati dai loro genitori, padre e madre, sancito nell’art. 26 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.Ma cos’è l’omofobia? Nell’analizzare questa tematica, desidero ritornare ad alcuni passaggi molto interessanti dell’intervista di Luca di Tolve, pubblicata dal “Giornale” il 24 luglio 2011.“L’omofobia è una malattia? Secondo il Dsm, il manuale dei disordini mentali, perché si possa diagnosticare una fobia devono presentarsi almeno quattro dei seguenti sintomi: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, dispnea, dolore al petto, nausea, disturbi addominali, sbandamento o svenimento, depersonalizzazione, paura di impazzire o di morire, parestesie. Chi viene dipinto come omofobo prova quattro di questi sintomi mentre parla dei gay? Non credo. Mi arresteranno appena sarà approvata una legge sull’omofobia? Io mi domando perché il ministro per le Pari opportunità non promuova invece uno studio serio, scientifico, per inquadrare un fenomeno che desertifica l’anima? Forse perché ritiene l’omosessualità una condizione innata e immutabile? Eppure il gene dell’omosessualità non esiste, né mai potrà essere individuato. Altrimenti non si spiegherebbe come mai nei gemelli omozigoti, che condividono il 100 per cento dei geni, solo nel 52 per cento dei casi entrambi i fratelli siano omosessuali. Nella classificazione delle malattie, l’Organizzazione mondiale della sanità include il disturbo F66.1 e stabilisce che, qualora la preferenza sessuale eterosessuale, omosessuale o bisessuale sia causa di disordini psicologici, l’individuo può cercare un trattamento per cambiarla.

Come mai si parla tanto di omofobia? È una parola che sulla Treccani neppure compare. L’Ansa la usò per la prima volta, e una sola volta, nel 1984. In questi ultimi anni, è stata adoperata invece molte volte. Si tratta di una precisa strategia dell’attivismo gay per arrivare a sanzionare la libertà di pensiero e di espressione, sancita nell’art. 21 della Costituzione. Non vogliono che si parli di loro, se non per parlarne bene. E’ una vera e propria tattica intimidatoria: se vuoi essere considerato una persona ragionevole, e non un soggetto fobico, ossia un malato, devi condividere l’ideologia omosessualista».L’aggressività dell’attivismo gay è evidente in particolare con il noto ddl Scalfarotto, che è in discussione al Parlamento e che, in caso di approvazione, introdurrebbe il reato di omofobia nel nostro Ordinamento. Ecco i primi due articoli del disegno di legge.
“Art. 1(Definizioni relative all’identità sessuale). Ai fini della legge penale, si intende per: a) “identità sessuale”: l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità genere, ruolo di genere e orientamento sessuale; b) “identità di genere”: la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico; c) “ruolo di genere”: qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna;d) orientamento sessuale: l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi”. “Art. 2. Si prevede la reclusione fino a un anno e sei mesi per chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima. Si prevede inoltre la reclusione da sei mesi a quattro anni per chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima”.Pertanto, come ha affermato a piu’ riprese in diverse città italiane Gianfranco Amato, Presidente Nazionale dei Giuristi, il quale ha sottolineato che, nel caso in cui dovesse essere approvata in via definitiva questa disposizione normativa, non si potrebbe piu’ affermare che l’omosessualità è un peccato, in base ai precetti della Chiesa e che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, senza incorrere nelle conseguenze legali previste dalla legge in esame.
In Italia la problematica dell’omofobia esiste? A questo legittimo interrogativo, ha risposto nel settembre 2013 la Presidenza dell’AGAPO ( Associazione genitori e amici di persone omosessuali), attraverso una splendida lettera di un genitore, che esamina accuratamente il ddl Scalfarotto
“Come genitori e amici di persone omosessuali, desideriamo, in occasione del dibattito parlamentare sulla Legge omofobia, fornire un ulteriore importante contributo alla discussione in corso. Di fronte a un dramma come quello del suicidio del ragazzo 14enne omosessuale di Roma a inizio agosto, siamo tutti sconfitti. Colpisce al cuore ogni genitore che ha un figlio omosessuale e non soltanto lui. I media e i politici colgono l’occasione della tragedia per motivare la propria posizione, che prevede la soluzione al problema attraverso l’introduzione di nuove leggi e programmi educativi contro l’omofobia. Non abbiamo dubbi sulle buone intenzioni di chi si propone in tal senso, ma abbiamo forti motivi per ritenere che le modalità con cui si affronta la questione contribuisce più ad acuire il problema piuttosto che a risolverlo. Quando un giovane entra nella pubertà e si scopre eroticamente attratto da persone dello stesso sesso, mentre il resto dei compagni sviluppa e dimostra invece interesse per l’altro sesso, vive un drammatico momento di solitudine. Intuisce che il suo diverso orientamento sessuale condizionerà profondamente le sue relazioni, le amicizie, gli affetti, il suo modo di stare nel mondo. Come tutti i giovani a quell’età vorrebbe far parte del gruppo dei coetanei, dei pari, ma corre un forte rischio di ritrovarsi etichettato o escluso. Teme gli atteggiamenti “speciali” che i compagni gli riserveranno o già gli riservano, di dichiarata solidarietà, di sottile ironia, di avversione, di ostilità o di velleità protettive quali essi siano. In questa situazione, a nostro avviso, i genitori così come la società in generale, hanno soprattutto il compito di aiutare il ragazzo a sdrammatizzare la situazione: aiutarlo a comprendere che la sua persona consiste in molto di più dell’orientamento sessuale e che l’impulso sessuale stesso non comanda la persona, Di conseguenza, è molto importante che lo si tratti come prima della scoperta dell’attrazione verso lo stesso sesso, cioè come persona “normale” e intera, come tale, con tanti aspetti differenti, di cui l’omosessualità ne è soltanto uno. Bisogna fare in modo che il giovane non si senta “minoranza sessuale” e di avere il mondo contro. Dall’esperienza derivata dai numerosi corsi di educazione alla diversità sostenuti anche dalla nostra associazione, si può costatare che l’ambiente in cui crescono oggi in Italia i giovani con tendenza omosessuale in genere non è omofobo. Per quanto i sentimenti dei compagni possano essere caratterizzati da incomprensioni, insicurezza, imbarazzo e, a volte, disagi e timori, l’odio nei confronti dei “gay” rappresenta un fenomeno complessivamente marginale. Parlare oggi di “odio generale” nei confronti degli omosessuali e “emergenza omofobia”, come spesso appare sui media e sulla bocca di chi chiede la Legge omofobia, a nostro avviso, non centra il vero problema e ignora la solitudine esistenziale del giovane, aggravandola, spingendolo a credere che gli altri siano tutti “contro di lui”. In Italia, le leggi per tutelare le persone discriminate, anche omosessuali, esistono già. Il codice penale prevede infatti la persecuzione di reati per percosse, lesioni, minacce, ingiurie, diffamazione, diffamazione a mezzo stampa. Inoltre, esiste l’articolo 61 sulle aggravanti per motivi abietti o futili. Qualora si costati che l’attuale legge non sia sufficiente, il primo passo da compiere sarebbe certamente quello di monitorare l’applicazione della legge esistente, prima di introdurne un’altra. Chi si intenderebbe colpire con una nuova legge? I compagni dei giovani omosessuali? Gli educatori degli adolescenti perché diffonderebbero l’odio? Chi? Dove sono gli omofobi che non si raggiungono già con l’attuale legge? Temiamo che le prime vittime della conseguente caccia all’omofobo saranno gli stessi giovani omosessuali: dove il mondo intero dice loro di essere perseguitati diventa infatti difficile non sentirsi perseguitati e non rinunciare di fatto alla vita.A nome dei giovani omosessuali e di chi davvero vuole il loro bene chiediamo alla politica di rinunciare alla Legge omofobia, perché una tale legge nella sostanza non aggiunge alcuna tutela a loro favore. Anzi rischia di ottenere il risultato contrario a quello che si prefigge e contribuisce comunque ad alimentare l’etichettatura e la ghettizzazione delle persone”.Questo appello di notevole intensità risulta essere purtroppo stato inascoltato sino a questo momento da parte dei parlamentari. Ci auguriamo comunque che il mondo cattolico si mobiliti per evitare l’approvazione di questa legge, che rappresenta un autentico grimaldello nelle mani delle Lobby LGBT, per introdurre nel nostro Ordinamento la teoria del gender, i matrimoni omosessuali e le adozioni gay e minare in modo definitivo la famiglia naturale tutelata nell’art. 29 della nostra Carta Costituzionale.