Crea sito

Aurora Sanseverino, una “stella cadente” nell’Ambiente letterario del Sannio alifano e molisano

(Giuseppe Pace, Esperto Internazionale di Ecologia Umana). L’aver conosciuto da poco tempo, a Padova, una Gaetani, discendente di Aurora Sanseverino, mi induce a riscrivere un articolo in omaggio ad una donna estranea dell’ambiente campano e piedimontese, ma nei quali si immerse bene valorizzandoli. Indubbiamente l’Ambiente campano e del Sannio Alifano non sono ambienti sociali scarsi di letterati, ma pochi sono noti ai più e nelle sue scuole. Un ambiente letterario per essere scandagliato richiede una sintesi tra scrittori e poeti interni ed esterni che comunicano, anche a distanze di tempo e di spazio non minime. Come una sorta di stella cadente (nella notte di san Lorenzo, festeggiato nel vicino comune beneventano di San Lorenzello) giunse a Piedimonte d’Alife, dove morì nel 1730, moglie del nobile piedimontese Niccolò Gaetani, Aurora Sanseverino, una bella donna e di vasta cultura per il suo tempo: non ancora emancipato per il genere cosiddetto debole, anche se Aurora andava già a caccia. Ella eccelse anche in sonetto che si ricorda perché indice di cultura notevole con il dubbio e l’indecisione che si annidano solo e soltanto in persone colte: “Che fai, alma, che pensi? Avrà mai pace. De’ tuoi stanchi pensier l’acerba guerra, che in dubbia lance il viver mio disserra. Tra gelo ardente e tra gelata face? S’io miro al ben, che mi alletta e piace, Dice, chi più di me felice in terra, Ma il geloso tormento, che mi atterra. Ogni mia gioja poi turba e disface. Cosa muovon fra lor fiera tempesta. Contrari venti, e il timido nocchiero. Si aggira indarno in quella parte e in questa. Lassa e ben calco io pur dubbio sentiero, E la speme or si affretta ed or si arresta, E mi attrista egualmente il falso e il vero. Aurora San Severino fu una femminista per antonomasia per il nostro Sannio Alifano. Donna bella e appassionata di diverse forme di arte, fu anche tra i più importanti salotti e committenti di musica del Regno di Napoli. Nacque a Saponara nel feudo di proprietà della sua famiglia nella Calabria Citeriore il 28 aprile 1669. Nacque da Carlo principe di Bisignano, conte di Chiaromonte e della Saponara fu e da Maria Fardella principessa di Pacecco di nobilissima famiglia Trapanese. Sin dalla più giovane età i suoi genitori notarono l’indole non comune della piccola e i suoi talenti, cosa che li spinse a prestare un’enorme attenzione alla sua educazione ed istruzione. Ella apprese sotto la guida di vari precettori il latino, nel quale divenne ben presto esperta traduttrice di molte delle opere che sono giunte oggi sino a noi. Fu anche abilissima nello studio della filosofia, grazie alla quale affina il suo ingegno e il suo intelletto. Era dotta anche in musica e storia, ma la sua passione era la poesia. A 13 anni fu data in moglie il conte Girolamo Acquaviva di Conversano del quale rimase ben presto vedova. Per distrarla dai tristi eventi, fu in seguito condotta dal padre a Palermo, dove si distinse non solo per la sua bellezza, ma anche per le sue facoltà intellettive. Tornata in Napoli si lega, in seconde nozze con Niccolò Gaetani d’Aragona conte di Alife, che fu poi Duca di Laurenzana. Alla sua bellezza si aggiungevano le sue doti d’ingegno e un contegno affabile e signorile. Il suo era uno dei più rinomati salotti in cui si riunivano letterati ed oratori. Amante della musica, si dilettava assai bene nel canto componendo lei stessa delle arie e delle cantate. Inusuale forse a quel tempo, era la sua passione per la caccia, che la vedeva come una novella Atalanta, far arrivare nelle case degli amici napoletani, cinghiali da lei uccisi. Avventurosa fu ella non meno per le doti dello spirito, che per gli avvenimenti di sua vita, e per la prole che ella ebbe, avendo data in isposa al suo maggior figliuolo il conte di Alife la principessa Maria Maddalena di Croix de’ Duchi d’Aure. Le splendide pompe e quasi reali, onde si festeggiarono dai nobili sposalizi furono descritte in una lettera indirizzata al Signor Silvio Stampiglia in Vienna nel Dicembre del 1711, e queste medesime vennero da illustri poeti in Napoli ed altrove celebrate. Oltre di essere stata Aurora annoverata fra gli Arcadi lo fu ancora tra gli accademici spensierati di Rossano ed ascritta ad altre letterarie adunanze. Ella si spense a Piedimonte Matese nel 1730 lasciandoci un esempio di raffinatezza non comune neppure per le nobildonne dell’epoca. A Piedimonte Matese la biblioteca civica porta il suo nome e, come ben mi ricordava la sua parente “patavinizzata” Padova, come me, anche la chiesetta di santa Maria delle Grazie porta il suo nome. Dell’Ambiente del Sannio Alifano trovo utile menzionare il letterato locale del XVI sec., Ludovico Paterno. Egli ammirava la cima imbiancata di Miletto e gli alifani lo onorano con la dedica poetica che adorna la fontana posta davanti il Municipio d’Alife, che merita più cura anche per parte delle rime “cadute in acqua”. Paterno, appassionata del Petrarca e sentimentale, scrisse: “El tuo pianger, Toran, di Cila figlio.… l’alto Matese, a cui gelate nevi …coprono il mento e la canuta testa. dolce e patrio Toran, che per due strade l’argento e l’ambra nel Volturno asconde”. Lodovico Paterno nacque a Piedimonte d’Alife il 12 febbraio 1533 da famiglia di piccola nobiltà; il suo primo maestro fu l’umanista Francesco Filippo, autore di un commento all’Ars poetica oraziana. In seguito studiò legge all’università napoletana e fu discepolo di Simone Porzio ed Ettore Minatolo. Cavaliere per nascita, essendo il padre Giacomo titolato di nobiltà equestre, fu al servizio di vari signori come Don Alfonso de Cardines marchese di Laino e conte di Lacerra. L’esiguità delle notizie biografiche non consente di conoscere molti aspetti della sua vita e della sua attività, l’ultima si ricava da un atto notarile del 1575. Non si conosce il luogo e la data della sua morte. Noto è invece il nome della donna che ha amato nella vita e in poesia. Lucrezia Montalto moglie del conte Luigi Gaetani d’Aragona, della casa feudataria piedimontese e alla morte di costui di nuovo sposa di Cesare Cavaniglia, conte di Troia e di Montella, fu l’amore gelosamente nascosto dal poeta che cantò nei suoi versi con il nome mimetico di Mirzia, dal mirto pianta sacra all’amore. Di poeta e letterato singolare è stato Benedetto Pistocco, nato a Prata Sannita e morto a Monfalcone da maresciallo e poeta. Tra i suoi canti ricordiamo quelli di Fratumu Lete, un’accorata poesia al fiume della sua infanzia a cui chiede la mano prima di andare a mare, morte, insieme. Tale poesia, inviata alla Trattoria “Le Trote” di Prata S., è stata commentata dallo scrivente e da Anacleto Goffredo del Pinto di Bojano, che pure scrive poesie come il suo collega maresciallo pratese suddetto. Del Pinto ha tra l’altro scritto un saggio, in corso di stampa, “Parole in libertà”, che è un’apparente autobiografia che coinvolge amici e conterranei del Sannio tutto. il Molise però ha un ambiente sociale e letterario eccezionale nel senso che non è facile trovare di uguali altrove in Italia. Oltre all’elenco dei fortunati digitalizzati (ma chi compila tale lista includendo ed escludendo con arbitrio?), per l’attualità e la memoria storica, vi sono moltissimi ”letterati minori”, che vivono ancora anche nel Sannio Alifano, dove soggiornò e vi mori. Di Caiazzo si ricorda il prof. del liceo scientifico A. Diaz di Caserta nonché letterato di valore, Pasquale Cervo, che con uno stile dai periodi lunghissimi, mi appariva colto, onesto e lungimirante di vedute non provinciali. Simpatici i suoi saggi, romanzi e poesie nonché le sue amicizie campane che mi fece conoscere, in parte. Oggi guida l’Associazione Storica del Caitino, suppongo una sua parente con il medesimo cognome. P. Cervo scrisse vari romanzi ed ammirò tra gli altri classici Orazio. Un suo piccolo romanzo mi è piaciuto in particolare perché ambientato nei dintorni caitini ”Libertà dal bisogno”, ma anche la poesia in ricordo di uno studente liceale, T. Insero, annegato nel vicino Volturno. Rispetto all’ambiente della vicina, più estesa e popolata Campania l’ambiente letterario molisano ha molti esponenti di rilievo di cui se ne citano solo quattro: Eugenio Cirese, Francesco Iovine, Emilio Spensieri e Antonino Di Iorio. Il primo caratterizza l’ambiente del Molise e dell’Italia del miracolo o boom economico-1953 in poi- passaggio da un ambiente contadino e di cafoni meridionali analfabeti ad un ambiente sociale molto diverso che osserviamo e viviamo ancora attualmente con la scuola di massa anche in Molise depauperato di giovani e pieno di vecchi con figli emigrati dappertutto nel globo terrestre. Cirese, a Castelciprano dov’è sepolto, rincorre la glottologia, la parlata locale, le lucicabelle (lucciole) di un tempo che trapassava in un altro e non ritornava più: fino agli anni Cinquanta. Francesco Iovine (1902-1950), invece, da Roma dove viveva e dirigeva scuole pensava alla sua nativa Guardialfiera e da là faceva partire l’incipit ai suoi romanzi molisani ambientati nei primi decenni del 1900. Emilio Spensieri, nativo e vissuto sempre a Vinchiaturo l’ho conosciuto di persona. La sua ammirazione per la letteratura pascoliana era evidente e sonora nelle sue liriche e saggi quasi tutti con lo sfondo dell’emigrazione, della luce del giorno che si consumava e della nebbia che saliva a poco a poco sulla piana di Bojano come nella lirica Matese nota a tutti dell’alta valle del Biferno. A Bojano, il letterato minore, C. Silvaroli, l’ha fatta cantare anche fuori regione con i suoi ”Canterini del Matese”. Spensieri, ricorda vagamente tratti dell’ambiente letterario dell’Altopiano di Asiago decantato da, un altro impiegato comunale, Rigoni Stern, che però a differenza di Spensieri sapeva uscire anche dal suo Altopiano alpino con la guerra in Russia. Spensieri, invece, abbracciava malinconicamente il suo paesetto, ma spaziava, a volte, prima sui paese vicini e poi su tutto il piccolo Molise:”la gioventù ardita fiorisce nel Molise” oppure ”gente che ancora conosce la creanza e alla parola mischia il sorriso, questo è da sempre il Molise”. Ma il letterato più fecondo di memorie dell’Ambiente molisano è Antonino Di Iorio, che ha setacciato bene l’Ambiente del suo importante paesetto nativo di Pietrabbondante ubicato nell’Alto Molise isernino. Egli è un vetusto seminatore di letteratura localistica di notevole spessore universale e la Transumanza con i suoi Tratturi direi che è stato quello meglio decantato. Egli espose le sue opere anche a Piedimonte M. presso l’ASMV, pur parteggiando per Bovianum vetus non a Bojano attuale come D. B. Marrocco e lo scrivente. Ma torno a Iovine che diede alle stampe (1945) “L’impero in provincia”, prese le mosse dal radicarsi del Fascismo nelle piccole comunità del Basso Molise e ritenne necessario narrare le “recenti sciagure che pesano terribili sulle nostre anime. Come pure i casi più notevoli successi nei nostri luoghi in questi ultimi tempi, perché non vada perduta la memoria degli uomini che l’abitarono. Solo così la sventura ritroverebbe nel tempo le sue ferme radici”. L’opera è ben lontana dall’essere una patetica rievocazione; né potrebbe dirsi che faccia della mera propaganda. Ne convenne anche il critico Luigi Russo quando scrisse dell’eccellente Guardiese. Egli vuole essere artista, poeta; ed ogni fine oratorio-politico avrebbe mortificato e depresso la sua più segreta ambizione”. Lo scrittore, che volle legare la sua attività narrativa alla letteratura d’impegno propugnata da Elio Vittorini dalle pagine del “Politecnico”, ritenne di dover trattare anch’egli la palpitante attualità del Fascismo. Ma, agganciandosi ai riflessi provinciali d’un fenomeno politico rilevante nel bene e nel male, venne meno a certi suoi assunti che – quanto meno – avrebbero dovuto lasciare presupporre una serrata e polemica critica storica del Fascismo molisano. Ne è conseguito che, “fotografando” certe situazioni nella loro esteriorità (e dunque in una dimensione più visiva che critica), della sventura che doveva ritrovare nel tempo le sue ferme radici sono rimasti solo i toni paesani e certe figure da macchietta; poi taluni personaggi ridicoli, dogmatici, in posa mussoliniana. Perciò, seguendo la piacevole lettura, ci si dimentica proprio di ciò che – dal suo punto di vista – sarebbe dovuto emergere in primo piano; vale a dire le case distrutte, la gente dispersa, il dramma dei sopravvissuti, “il grido dei morti ed il pianto dei vivi lontani”. Il fascismo è stato un ventennio con molti iscritti nel Sannio Alifano ed altrove. Ho dedicato un capitolo all’Ambiente fascista nel mio saggio ”Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”, Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2011. Iovine dice, l’adesione era stata contrassegnata da “passività, debolezza della rinascente ipocrisia e doppiezza gesuitica”. Molti non accettarono di piegarsi, ma dovettero atteggiarsi con prudenza ponendo limiti alla sincerità interna dell’espressione e compromettendo il valore dell’opera. Dopo un intenso travaglio, il Guardiese prese ad avversare il regime per ragioni estetiche e morali; ma, dapprincipio, stando a certi suoi scritti, provò qualche simpatia per il Regime, come la gran parte degli Italiani, naturalmente più diretta a Mussolini che alle idee di cui il Fascismo era portatore (17 marzo 1929:“Le rivoluzioni, da che mondo è mondo, non si sono mai fatte con le chiacchiere, ma coi fatti. Pensiamo per esempio alla rivoluzione fascista. Mussolini l’ha compiuta opponendo legge a legge, ha distrutto, ha trasformato, ma ha riconosciuto e creato. Ha cambiato la faccia dell’Italia”. Il Fascismo, il 21 giugno 39, viene definito regime“che ha rinnovato e sta rinnovando il clima storico della Nazione”;che“ha ed avrà la sua arte per generazione spontanea: chi è fascista profondamente farà dell’arte fascista anche senza proporselo; anzi proprio non proponendoselo”. 14 marzo 1937: per quanto riguarda Mussolini, viene esaltata la“molteplicità delle risonanze del suo fascino” mentre si preconizza che “il Duce, potente realtà nella fantasia ingenua del popolo, ha già trovato come i grandi eroi una sua consistenza mitica. C’è una leggenda di Mussolini che ha sfumato i contorni della realtà, che le ha conferito attributi nuovi, che ha creato motti, sentenze, canzoni, immaginarie avventure che sono l’anonimo poema di una vita mirabile”). Così sino al ’37. Dopo, ripensamenti (a cui non furono estranee le condizioni in cui versava il Molise) lo porteranno ad un processo di revisione che capovolgeranno dal bianco al nero le sue convinzioni precedenti. La sua fu la crisi di un’intera generazione di scrittori che, a contatto con la terra d’origine, scoprono verità che la cultura ufficiale tendeva ad ignorare. Di qui l’indirizzo verso una letteratura impegnata, verso letture (quelle dei “meridionalisti”) che gli daranno la formazione e la concezione di una unità di lotta tra quanti credono fermamente in certi valori di libertà. Mentre, il deposto Governatore regionale, promette 2 milioni di euro per il turismo nell’Ambiente del territorio provinciale d’Isernia il sistema bibliotecario del Molise soffre per l’assenza di una programmazione e, nel caso dell’Albino di Campobasso, la biblioteca è addirittura chiusa da anni, il dossier “Nuotare contro corrente”, elaborato da Save the Children, offre un quadro desolante dei giovani molisani legato, proprio, alla cultura spingendosi, poi, sull’offerta educativa della scuola. Sul fronte dei consumi culturali, il 79,5% dei minori tra i 6 e i 17 anni in Molise non ha assistito ad uno spettacolo teatrale nel 2017. Inoltre, il 56% dei minori in regione non ha letto libri. Così, come la metà dei minori e oltre non ha praticato sport in modo continuativo sempre relativamente al 2017. I due milioni di euro per il progetto ‘Viaggi nella cultura si sommano a un altro milione concesso all’Assomab e ai 578mila euro destinati all’abbazia di San Vincenzo al Volturno. Questo vuol dire che l’ente ha avuto ora il riconoscimento di una capacità e di una competenza sul piano turistico. La dottoressa Vitullo e il vicepresidente Carrino hanno lavorato molto, sono riusciti a strappare questo finanziamento con cui gettiamo le basi per un presidio turistico anche in provincia di Isernia. Quando non c’è possibilità di assumere personale, quando c’è il blocco delle assunzioni, quando le risorse sono poco bisogna – ha concluso – ‘attaccarsi’ a queste formule. Adesso abbiamo un minimo di riconoscimento di competenza di questa funzione, che è importante». Ad Isernia fa notizia l’appassionato di tradizioni e costumi popolari molisani, A. Scasserra, nativo di Roccamandolfi, amico del Sindaco F. Perrone di Letino, che ha sempre curato le tradizioni del nostro comune paesetto che ha a cuore anche il costume antico del vicino Letino, che, nel 1929, ballo magistralmente tra gli altri costumi matesini a Campitello Matese, su volere dell’Ambiente politico del fascismo, già in auge da sette anni. A Letino, l’ambiente letterario non è presente eppure di laureati umanisti ve ne sono. Si ricorda però un prete, Antonio Gallinaro, nativo di Montecorvino Rovella (SA) che scrisse una poesia “Letino”, a rime baciate e ricca di spunti riflessivi non solo per le anime letinesi, che custodiva bene-DAL 1936 al 1944- nel paesetto arroccato sull’altissimo Matese:”Bellissimo è Letin paese, il più alto del Matese, fabbricato è sulla roccia, dove la nebbia non approccia. Chi lo vide di prospetto, dice: “ma chi fu l’architetto?”. Con impegno e gran sudore, l’architetto fu un pastore…..Una donna di nome Letizia, adesso sto a darvi la notizia,. Qui un giorno si fermò e Letino il paese chiamò.” L’Ambiente letterario del Sannio Alifano, in particolare, eccelle quando i letterati non sono indigeni al 100%, ma hanno almeno in parte conosciuto altri ambienti con più cultura universale e meno locale, entrambe valide per la cornice ambientale di un territorio naturale e culturale. Come già altre volte scritto, nell’ambiente locale spesso c’è un abbondanza di visione paesana e parentale, che stona con la Cultura anche letteraria, che deve avere sempre un valore umano universale.