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Napoli. Dalle agromafie agli agriturismi.

(Francesca Accetta) L’olio è l’alimento che impieghiamo di più nella quotidianità. La rispettiva lavorazione si estrinseca in cinque fasi. La raccolta delle olive avviene attraverso l’ausilio di macchinari che distribuiscono le olive in apposite reti sotto la chioma degli alberi e poi in cassette e condotte al frantoio. Nel momento in cui le olive arrivano a destinazione, si procede con la molitura, con cui vengono pesate e pulite, così da prepararle per la frangitura. Dapprima triturate, successivamente inviate alla gramola sotto forma di pasta, l’impasto viene rimescolato ed inviato, per la separazione dell’olio dalla sansa. L’olio estratto viene inviato nei silos in acciaio inox e tenuto sotto battente di azoto per poi essere confezionato, invece la sansa viene eliminata e stoccata. Il tutto, avviene nell’arco di una giornata. Il prezzo dell’olio varia in base al produttore, che si tratti di aziende medio-piccole o di multinazionali, le quali sovente importano olio proveniente da paesi diversi dall’Italia ma conferendone ugualmente il rispettivo marchio. Anche in questo settore le agromafie la fanno da padrone. La criminalità purtroppo, ha esteso i propri interessi nell’ambito agricolo, investendo denaro sporco per affermare il proprio potere nella ristorazione, nella grande distribuzione e nel turismo agricolo. Le agromafie si sviluppano attraverso queste attività che conducono ad un giro di affari dai 15 ai 21 miliardi di euro, corrompendo il settore agroalimentare, insinuandosi in modo arguto, attraverso l’ausilio di finanza, società, conquista di marchi noti e condizionando il mercato stesso. Il ritorno alla natura, favorisce gli studi a tutela dell’ambiente e di una sana alimentazione, spronando i giovani ad avvicinarsi a questa attività. Dove c’è cultura, non c’è spazio per la corruzione. L’avvio degli agriturismi è disciplinato dai programmi di sviluppo rurale, contenenti gli interventi specifici volti a corroborare le imprese agricole e l’assetto agroalimentare. Il Regolamento della Commissione 69/2001 ha previsto i finanziamenti per gli agriturismi. La Legge quadro agriturismo n.96/2006, promuove e sostiene l’agricoltura. L’agriturismo è definitivo “attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l’utilizzo della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali”. L’art. 2135 c.c. disciplina l’imprenditore agricolo come ” colui che esercita coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”. Le spese per aprire un agriturismo corrispondono a circa 150 mila euro. È fondamentale trovare la strada per consentire ai giovani diplomati e laureati nel settore, di ottenere maggiori sgravi soprattutto in base al titolo di studio superiore e al risultato, affinché con le proprie forze riescano a spianarsi le basi di una vita proficua.

(Francesca Accetta
Giurista Specializzata in Professioni legali
Esperta in Criminologia e Psicologia Forense
(William Leanza
Agronomo