Crea sito

I CIMITERI DEI BAMBINI NON NATI

(Gianluca Martone) Uno dei crimini piu’ atroci di questa società, che ha completamente dimenticato il rispetto e l’amore per la VITA, è indubbiamente l’aborto. Alcuni decenni fa, il grande San Pio da Pietrelcina disse.
“Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio della razza umana, se con l’occhio della ragione, si vedesse“la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se si riflettesse, allora si comprenderebbe la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini. Difendere il sopraggiungere dei bambini al mondo è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra”. Una questione molto importante è certamente quella inerente i cimiteri per i bambini non nati, che sono unicamente presenti nel nord della Penisola, mentre al sud sono completamente assenti. In questo interessante video https://www.facebook.com/silvana.demari.967/videos/306381250231178/?hc_ref=ARQmELEi0y8EVtTeRELdgDmzI5UGUkMUe_-yR6GGfk2eTEZhXtxfSEq-vsjBgwnhBbM , girato nel cimitero di Fossano, la dott.ssa Silvana De Mari ha cosi affrontato questa delicata tematica. Sempre sull’aborto, la dott.ssa ha cosi affermato:” Certo, anche io ero così favorevole! Era così giusto. Un diritto che nessuna donna si tenesse nella pancia un figlio che non voleva. Anche io tifavo per la Bonino. E poi: tutte le donne morte di conseguenza dell’aborto. Che erano così tante. Bizzarro che in anni di pronto soccorso non ne avessi mai incontrata nemmeno una. Ma proprio nemmeno una. Se i numeri del partito radicale erano quelli che erano avremmo dovuto vederne nei nostri pronto soccorso almeno una al giorno e tre complicazioni, almeno. E invece nulla. Che quei numeri fossero orrendamente gonfiati? Ma no. Era un caso. Noi non ne avevamo mai vista una per puro caso. Il fatto è che dato che gli aborti erano vietati, la gente non lo faceva, lo percepiva come una barbarie. I mariti non spingevano le mogli ad abortire. Poi è diventato una cosa normale. Era normale chiedersi “lo tengo o no?”. Quando l’aborto fu legalizzato a me era sembrata una straordinaria vittoria. Mia madre allora decise di raccontarmi una storia, la mia. Quando scoprì di essere incinta di me, per lei e mio padre, fu una notizia terribile. La situazione economica era un disastro, non c’era posto per un altro bambino. Solo due mesi dopo si erano già abituati all’idea e quando la mamma ebbe minacce di aborto spesero tutti i pochi soldi che avevano perché le cure che le permettessero di tenere quella stessa creatura che due mesi prima avevano avuto l’impressione di non volere. Se l’aborto fosse stato permesso e facile negli anni 50, io forse non esisterei. Poi finalmente è arrivato il 1986: sono partita a fare il medico in Etiopia, e in quei paesi bisogna essere capaci di fare un po’ di tutto, e quindi prima di partire ho chiesto ai colleghi della ginecologia di frequentare per qualche ora il loro reparto. Ho assistito a un paio di parti, aiutato un paio di cesarei (un’emozione indescrivibile), fortunatamente la manualità è la stessa delle chirurgia, e quindi il passaggio da una specialità all’altra è molto facile. Dato che un medico deve saper fare anche i raschiamenti, indispensabili in caso di aborto spontaneo, e necessità di revisione della cavità uterina, ha assistito anche alle IVG; interruzioni volontarie di gravidanza, e ne ho fatta una. Bene, è tutto qui. Aborto è una parola. Un ammasso di sillabe. Diritto. Autodeterminazione. In nome di Dio, sono tutte sillabe. Ma voi avete capito cosa finisce nel bidone delle garze sporche? O a pezzi nel bidone dell’aspiratore? Quello che la signora Bonino aspirava con la sua pompa era una creatura viva con un cuore che batteva, che viene smembrata e aspirata a pezzi. Quello che io ho buttato nel bidone delle garze sporche era un bimbo con gambe e braccia, e una testa e un cuoricino che avrebbe continuato a battere, se io non lo avessi fermato. Forse è giusto che una donna decida del suo corpo, ma deve essere altrettanto sacrosanto che la società le chieda di non farlo. Questa sola frase “Signora, ci ha pensato bene? Questo è il suo bambino!” mi ha permesso di fermare decine di donne. Tutte mi hanno ringraziato. Il maledetto consenso informato che si firma per abortire non contiene la verità. Non c’è scritto “Lei potrebbe rimpiangerlo. E quando lo rimpiangerà sarà troppo tardi, sarà troppo tardi, questo era il suo bambino unico e irripetibile e invece di proteggerlo lei lo ha ucciso. Il consenso infermato non dice nulla della depressione post aborto (ma guarda un po’) dell’aumento del rischio di sterilità.

Perché l’aborto è sotto censura? Perché siamo bersagliati dalle immagini degli animali scuoiati per le pellicce, o della macellazione, ed è sotto censura l’immagine del feto ucciso, con le sue manine chiuse a pugnetto, e il suo cuoricino che stupidamente batte perché il piccolo idiota non ha capito che è spazzatura, che il suo ruolo è di riempire il bidone della spazzatura con le garze sporche. È stato abortito per un sospetto di un difetto esofageo (che non c’era) un feto che è nato vivo , di quasi sei mesi ed ha impiegato 10 ore a morire di disidratazione , una morte atroce. Pare che il piccolo idiota si sia permesso anche di piangere alla sua nascita, un lamento flebile e atroce che risuona normalmente nelle cliniche USA dove si abortisce fino al nono mese. Pensate, il piccolo idiota ha pianto, non ha capito che la VOLONTÀ della proprietaria dell’utero era di non metterlo al mondo e questa volontà è tutto. Nessuno si faccia illusioni. L’aborto è un suicidio differito, una donna normale il suo bambino lo mette al mondo, una donna che si odia lo uccide. E il rimpianto arriva. Io passo il mio tempo ad ascoltare il dolore del rimpianto, queste voci di donne, che nessuno consola, perché non è consolabile”. Tra i cimiteri per bambini non nati, spicca il Giardino degli Angeli di Roma, che di recente è stato oggetto di una visita di Papa Francesco. Ecco un importante articolo su Notizie Pro Vita su questo luogo scritto dalla collega Antonacci:” Nel Cimitero Laurentino di Roma si trova un luogo di sepoltura molto particolare: ilGiardino degli Angeli, dedicato ai bambini non nati dove, venerdì 2 novembre, si è fermato a pregare anche papa Francesco che ha visitato il cimitero per la prima volta. Quella del “Giardino degli angeli” è un’iniziativa che sta prendendo piede ed è stata pensata e diffusa dall’Associazione Difendere la vita con Maria (Advm), che da 20 anni si prodiga affinché in tutta Italia gli embrioni e i feti abortiti, sia per cause naturali sia volontariamente, non vadano a finire tra i rifiuti speciali degli ospedali, come accade molto spesso, e abbiano la possibilità di ricevere una sepoltura dignitosa, dietro richiesta esplicita da parte dei genitori.Una pratica nata perché, come sostiene don Maurizio Gagliardini, presidente dell’Advm, nel concepito non c’è solamente il suoDna, non essendo esso un semplice prodotto biologico, ma la sua stessa essenza di persona e quindi tutta la pienezza dell’essere umano. Infatti, l’ Advm, proprio facendo riferimento alla concezione della vita espressa nel Magistero, si adopera per procurare una degna sepoltura ai bambini non nati, persone a tutti gli effetti. Fino ad ora è stata garantita la sepoltura a più di 200.000 concepiti, grazie anche alla collaborazione di alcune Regioni come Lombardia, Campania e Marche che si sono prodigate per diffondere informazioni sulla possibilità di inumazione dei piccoli resti. Si tratta di un gesto che oltre a onorare i piccoli defunti, arreca consolazione ai genitori che stentano a vedere nel corpicino senza vita del proprio bambino un semplice “rifiuto sanitario”, aggravando ancora di più il terribile dramma dell’aborto con tutte le disastrose conseguenze fisiche e psicologiche che comporta. Tra l’altro, secondo la legislazione vigente (il DPR 285/1990, agli articoli 7 e 50) i genitori hanno il diritto a essere informati sul destino delle spoglie dei loro bambini e possono richiederle entro 24 ore, diversamente i piccoli corpi devono essere smaltiti come rifiuti speciali ospedalieri. Addirittura nella circolare che completa il suddetto DPR si legge esplicitamente che «il seppellimento debba di regola avvenire anche in assenza di detta richiesta (quella dei genitori dei prodotti di concepimento abortivi di presunta età inferiore alle venti settimane)», e che lo «smaltimento attraverso la rete fognante o i rifiuti urbani ordinari costituisce violazione del Regolamento di Polizia mortuaria e del regolamento di igiene». In genere sono proprio le le aziende ospedaliere a rivolgersi all’Advm: tra queste c’è il Gaslini di Genova che ha abbracciato questa pratica in quanto, come ha affermato il suo direttore generale Paolo Petralia, su Avvenire, «poiché la vita inizia dal concepimento, pensiamo che prendersene cura vuol dire anche adottare comportamenti giusti e appropriati, con un percorso di presa in carico con cui si dà dignità e rispetto a una persona che non c’è più». Insomma si può affermare che l’importanza di questa iniziativa nasca propria dalla concezione chiara e netta della vita che c’è dietro: un dono degno di rispetto e di onore dall’inizio alla fine, una concezione in cui nel corpicino dei piccoli defunti non si vede soltanto un involucro vuoto, ma un vero e proprio scrigno in cui è custodito un contenuto importante, un tesoro vero e proprio che, per questo, come tale va trattato”.