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Lettera aperta a Kim Jong-un, “padrone” della Corea del Nord:

(ilMezzogiorno) Bambini soldato, un’infanzia rubata. La parola bambino evoca sensazioni di allegria, fiabe, gioia, sorrisi, giochi, ma tutto è condizionato dagli adulti.Un bambino può essere usato per vendere droga, entrare nei campi minati, farsi esplodere come kamikaze o imbracciare un fucile per uccidere. Questo perché i bambini sono più facilmente condizionabili e non riescono a discernere il pericolo a cui vengono sottoposti. Un vero e proprio lavaggio del cervello che ne influenza e disciplina l’esistenza, condannandoli a morte fin dalla nascita perché un bambino soldato ha già il futuro segnato. Entriamo nel cuore del problema immedesimandoci nella mente e nello stato d’animo dei bambini addestrati alla guerra, come nel caso della Corea del Nord e in molti Paesi dell’Africa. L’infanzia è calore umano, tenerezza e carezze genitoriali, famiglia non è chi ti addestra alla morte.L’infanzia è diritto alla fantasia, è l’immaginazione di un mondo raccontato anche attraverso i cartoni animati e video game, costruendo prima il proprio mondo interiore e poi il contesto che li circonda. Il bello dell’essere piccoli sta nella socializzazione e nei giochi di squadra, un bambino “educato” alla guerra vera conoscerà esclusivamente l’aggressività e la violenza. L’auspicio è che la Corea del Nord e tutte le Nazioni diano ai “loro figli” la certezza di un’infanzia spensierata e di un futuro di pace. Si propone l’ideazione di un video game, in cui il protagonista bambino trova la strada per sottrarsi al dolore della guerra e costruisce il proprio futuro in compagnia del suo migliore amico, un cane.

Accetta Francesca Assistente di Polizia Penitenziaria, esperta in criminologia e psicologia forense
e Raffaello Cuter studioso di psicologia infantile