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Cava dei Tirreni. Conferenza di Gianluca Martone sul Gender

(Caserta24ore) CAVA DE’ TIRRENI (Sa) Domenica 29 novembre 2015 alle ore 20, presso l’auditorium S. Alfonso sito in Via Filangieri a Cava dei Tirreni, si è tenuto un incontro di formazione dal titolo: “Scuola, Famiglia, Società. Capire per crescere”. Il relatore dell’evento è stato il nostro collaboratore Gianluca Martone, il quale ha analizzato l’ideologia di genere e i gravi danni che quest’ultima puo’ comportare nella società, nella famiglia e nella crescita dei bambini. L’iniziativa è stata organizzata dalla Pastorale per la Vita e la Famiglia dell’Arcidiocesi di Amalfi- Cava dei Tirreni. Nel corso della sua attenta analisi, il giornalista ha esaminato in modo preciso l’indottrinamento gender nelle scuole. “Cosa si intende per identità di genere? La percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile anche se opposto al proprio sesso biologico, per cui non si è maschio o femmina in base al dato oggettivo di natura, ma in base alla percezione soggettiva di come ci si sente al momento. L’obiettivo è «instillare» sin dalla più tenera età questa idea di uomo: fluida e in fieri. Con la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola, con la revisione dei libri di testo, con progetti e attività nelle classi. Spesa prevista: 200 milioni di euro”. Il giornalista Martone ha esaminato anche l’indeterminatezza del concetto di “omofobia” sia in ambito medico che giuridico, denunciando acutamente come questa indeterminatezza renda la nozione di “omofobia” particolarmente manipolabile (la storia della professoressa Caramico ne è un esempio chiarissimo: per più di venti giorni è stata ingiustamente sottoposta ad un vergognoso linciaggio mediatico). Nonostante la natura incerta e vaga del concetto di omofobia è stata ad ogni modo elaborata una vera e propria strategia per combattere il fenomeno che originerebbe: la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)“. Tale Strategia è rivolta «a diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti, ai fini dell’elaborazione del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere», ad esempio valorizzando «l’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie», o proponendo «un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio». Questo documento espropria la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – dal compito di formazione in campo sessuale, disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi.Lo scorso 15 aprile 2015, nel corso della tradizionale udienza del mercoledi, il Sommo Pontefice è ritornato ancora una volta su questa grave problematica, che sta sconvolgendo le coscienze di tutti i cattolici e non solo, analizzandola nei particolari e nelle sue devastati conseguenze.“1)L’ideologia gender, cioè la teoria secondo cui maschile e femminile sono condizioni intercambiabili, è definita “un passo indietro”. E “espressione di una frustrazione”. C’è chi la considera un mito di progresso, ma è un falso mito di progresso, è regressione e frustrazione. 2) Le conseguenze dell’ideologia gender minano la famiglia: “La rimozione della differenza è il problema, non la soluzione. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita”. Dunque, non esiste unione matrimoniale e familiare senza la presenza di un uomo e una donna. E la rimozione della differenza tra uomo e donna, base dell’ideologia gender, è il problema scambiato per soluzione. Il falso spacciato per vero. 3) Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, lo è per tutti, non solo per i credenti. Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta”.Su questa grave problematica, anche Papa Francesco è intervenuto ripetutamente. Nel corso del suo intervento al Bice (Bureau international catholique de l’enfant) l’11 aprile 2014, il Santo Padre affermò “Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: “A volte, non si sa se con questi progetti – riferendosi a progetti concreti di educazione – si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”.

Quest’aberrante ideologia si sta diffondendo anche nei nostri asili nido, come si è purtroppo verificato con il famoso “ gioco del rispetto” in 45 scuole dell’infanzia, iniziativa promossa dal comune di Trieste e riportata anche da diversi quotidiani nazionali. Ma in cosa consisteva questo “gioco del rispetto”?
Questa attività puntava a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significhi essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento, che avrebbe consentito loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale. I genitori dei bambini hanno comunque manifestato la loro indignazione soprattutto in merito ai giochi proposti nel progetto e ad alcune frasi riportate nelle schede di gioco contenute nel kit distribuito negli istituti che hanno aderito all’iniziativa. Uno di questi prevede che la maestra, dopo aver fatto fare ai piccoli alunni un po’ di attività fisica, faccia notare che le sensazioni e le percezioni provate dai piccini sono uguali. «Per rinforzare questa sensazione – si leggeva nel manuale a disposizione delle insegnanti – i bambini/e potevano esplorare i corpi dei loro compagni e ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro». «Ovviamente – si leggeva ancora – i bambini potevano riconoscere che vi erano differenze fisiche che li caratterizzavano, in particolare nell’area genitale». Tra i giochi proposti vi era pure quello del “Se fossi”, durante il quale i bambini utilizzando dei costumi si travestivano e indossavano dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza. Cosa fare dinanzi a questa deriva? L’Avv. Amato ha concluso il suo libro “Gender distruzione” con queste significative parole.
“La saggezza dell’ars militaris insegna che a fronte di un buon piano di invasione da parte del nemico, occorre predisporre un altrettanto efficace piano di difesa e contrattacco. Il punto è che bisogna prima convincere che un piano di invasione esiste. Non è facile destare gli increduli, i dubbiosi, i pavidi, gli incerti, i sonnolenti, i pessimisti cronici, gli scettici, i disfattisti. Il grande San Pio X ricordava, con fine realismo, che da temere non è tanto la forza dei cattivi, quanto la fiacchezza dei buoni”.