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Piedimonte Matese. “La Centrale idroelettrica di Piedimote Matese” del dr. G. G. Caracciolo

(di Giuseppe PACE) PIEDIMONTE MATESE Fino a pochi decenni fa la bella cittadina di Piedimonte d’Alife (poi, impropriamente, a mio giudizio, Matese), venne descritta, in molti dettagli ambientali e nobiliari, dal piedimontese, D. B. Marrocco, con un monumentale libro in più edizioni. Poi, man mano, si affacciarono alla ribalta locale altri descrittori, tra i quali lo scrivente e il dr. G. G. Caracciolo. Sia lo scrivente che Caracciolo hanno donato i loro scritti alle principali biblioteche ed associazioni territoriali, ma le locali Pubbliche Autorità sembrano ignorarli. Il sottoscritto ha chiesto, invano, al Sindaco piedimontese V. Cappello, presente anche l’Assessore C. Leuci, di presentare pubblicamente il libro su “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio”. Forse il dr. G.G. Caracciolo, vivendo in questo ambiente,dal quale lo scrivente migrò 42 anni fa, non ritiene decoroso “chiedere luce al Municipo”. Eppure qualunque scritto, soprattutto se stampato senza contributi degli Enti Locali, sia comunali che sovracomunali, è una ricchezza per i giovani, studenti soprattutto, che possono leggere cose pubbliche, non asservite alla imperante partitocrazia del voto di scambio che in ambiti provinciali è più diffusa poiché i feudi elettorali creano nuovi vassalli con tutto ciò che implica in un ambiente da nuovo medioevo della ragione, figliastra dell’illuminismo. Qualcuno, piemontese doc, dop e igt, che pure ha scritto di Piedimonte M. ha avuto addirittura corriere messe a disposizione, dal maggiore Comune della bassa valle del Torano, per pubblicizzare il suo libro piedimontesecentrico. Ciò non depone a favore dell’imparzialità della locale Pubblica Amministrazione, prevista dalle norme della democrazia del 2000 e passa d. C.. Piedimonte, a differenza dei molti piccoli comuni baricentrali, ha un ambiente sociale di transizione tra quello paesano e quello cittadino, ma rischia anche di essere né l’uno e né l’altro oppure amplifica il primo per paura dell’anonimato del secondo. Comunque un altro libro degno di attenzione per il lettore, non solo di Piedimonte Matese, è stato stampato dalla piedimontese Tipografia Bandista, dal dr. in Medicina, specializzato in cardiologia, G. G Caracciolo, nativo di Dragoni. Il titolo è: “La Centrale Idroelettrica di Piedimonte Matese. Cento anni di storia illustrata. Le origini, la tecnica, la Ferrovia del Monte Cila, la Centrale del Lete”. ASMV Edizioni. Il contenuto si suddivide in 4 capitoli. Il Lago Matese, il Torano, il Maretto; la costruzione dell’impianto idroelettrico Matese; la nuova centrale; amarcord SME e SEDAC con foto di F. Leardi. Il lavoro culturale è di qualità, senza eccessi e personalismi fuori luogo anche quando l’Autore si presenta, a pag. 7, citando la moglie che tollera i suoi hobby che spaziano dall’elettronica alle auto storiche ed alle ferrovie. Già in altro mio articolo, in questo ospitale mass media, ho parlato delle qualità di scrittore del dr. G. G. Caracciolo, che onora l’ambiente sociale del nostro Sannio con scritti di ampio respiro culturale. Entrambi i suoi lavori, uno sui 100 anni della Ferrovia alifana e qust’altro sulla Centrale idroelettrica di Piedimonte Matese, hanno il rigore della cultura scientifica con quel pizzico, che non guasta, della storia sociale connessa all’evoluzione tecnica dei treni delle turbine, degli alternatori, dei trasformatori, degli accumulatori, delle automobili. Il bravissimo divulgatore scientifico, G. G. Caracciolo, è stato presentato dall’Avvocato Paolo De Luce, responsabile dell’Archivio storico, con sede a Napoli, dell’Enel. De Luce però non dice nulla del libro, ma fa solo luce, sul suo ambiente di lavoro: l’Archivio storico dell’Enel prima e dopo del 1962 al tempo della nazionalizzazione del settore energetico italiano, del Governo Fanfani. Caracciolo, invece, fa altra luce su Piedimonte Matese mettendo in evidenza non poche novità nel settore della sua centrale idroelettrica di secondo salto, funzionante alla fine degli anni Quaranta e di primo salto dal 1927. Mi ha interessato, in modo speciale leggere dell’Ing. Elettromeccanico, Giuseppe Cenzato, nato nel vicentino nel 1904, che fu anche presidente degli industriali fascisti della provincia di Napoli e mostrò di amare Napoli dove morì nel 1969. Egli non condivideva la gestione statalista delle aziende di stato compresa la SME che presiedeva dal 1919, succeduto al dott. Maurizio Capuano. Cenzato era ingegnere elettromeccanico, uomo di fiducia dei banchieri ginevrini e strenuo sostenitore della gestione privatistica delle aziende statali, tanto che l’Iri nel 1956 lo sostituisce come attivo presidente della Sme con il barese Avv. Vito Antonio Di Cagno. L’Autore del libro, ben fatto che sto presentando tramite un mass media insolito nel panorama casertano, oltre all’ing. Cenzato cita molti ingegneri del Settentrione d’Italia e stranieri che hanno collaborato negli studi preliminari alla costruzione della Centrale idroelettrica di Piedimonte d’Alife e tra questi, l’Ing. Angelo Omodeo, progettista dell’Impianto Matese. L’ing. Omodeo nasce in territorio pavese nel 1876 e prima di morire nel 1941 progetta, da specialista in idrologia applicata, opere d’ingegneria idraulica in Egitto, Russia e la diga sul Tirso, con il lago omonimo. Il cardiologo, G.G. Caracciolo, seleziona uomini e mezzi che fecero la storia della Centrale Idrolettrica di Piedimonte d’Alife citando, tra gli altri professionisti, l’Ing. Gugliemo Berner, noto allo scrivente, per aver donato nel 1910 la sua collezione privata dei costumi tradizionali di Letino (CE) e Macchiagodena (IS) al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. La serietà e la dedizione con cui Caracciolo espone i fatti, i personaggi e le tecniche elettromeccaniche sono degne di rispetto delle nostre istituzioni matesine ed italiane. L’Autore cita opportunamente che la Società Elettrica del Sannio si obbliga, dal 1927, a gestire l’Azienda Elettrica Municipale di Piedimonte per 29 anni. Le quasi 400 pagine del libro, ricco di belle fotografie con storiche citazioni, si legge volentieri e ci si aggiorna su molti dettagli ambientali del Matese piedimontese, pratese, lretinese, gallese, ecc.. Il libro del dr. G. G. Caracciolo è un monito ad impegnarsi rimboccandosi le maniche, per molti dei nostri giovani ingegneri, e similari, nonostante che la scienza galileana-Galileo Galilei insegnò 18 anni all’Università di Padova- trovi in Italia terreno sempre meno fertile per molti giovani laureati che emigrano in massa, senza che si pongano seri rimedi per trattenerli con ricadute positive sul nostro sviluppo e senza far funzionare l’ascensore sociale basato sulla meritocrazia anche nel nostro Mezzogiorno, matesino, e sannita. Caracciolo, con questo nuovo impegno culturale reso pubblico con propri soldi, dimostra di appartenere a quella schiera d studiosi del Meridione che non si piangono addosso, ma si rimboccano le maniche per fare e non solo per dire”piove governo ladro”! Sere fa un Vice Sindaco di un piccolo comune, del versante nord matesino, disse che i soldi per la cultura aveva ritenuto di trasferirli per le opere prioritarie come strade, fogne, scuole, cc. Qualcuno, come me, pensò male e come diceva Andreotti: ”pensare male non è bene, ma spesso si indovina”. Chissà se quei fondi servivano per opere, dove il sistema tangentizio è ben collaudato, difficile da evidenziare e reprimere? In Italia 60 miliardi annuali di corruzione pubblica non bastano ancora come dice la Corte dei Conti e la Magistratura precisa la triste realtà: “prima i corrotti rubavano vergognandosi, oggi non si vergognano neanche”. Ma tornando al libro del cardiologo G. G.Caracciolo, ottime risultano le didascalie ai motori ed altri elementi elettromeccanici nonché quelle delle fotografie che permettono al lettore di leggere ed informarsi su tanti aspetti. A me hanno interessato non solo le turbine, ma anche i cannoni in piazza Cavallerizza, che trae il nome da toponimi del Sannio come riporta spesso Nicola Mastronardi di Agnone (IS)nel suo romanzo storico “Viteliù. Il nome della verità”, con commenti positivi di Gianni Letta, che ne auspica anche un film. Nel romanzo, molto letto fuori e dentro il vasto territorio della Regione storica Sannio, piazza Cavallerizza, caratterizza un luogo centrale delle comunità dei Sanniti. Nel libro di Caracciolo ci si arricchisce e non si impoverisce con tanti luoghi comuni così ampiamente diffusi in altri scritti dell’alto casertano a cominciare dai molti pennivendoli asserviti ai feudi elettorali locali. Utili sono gli articoli di giornali nell’arco temporale dei lunghi lavori per realizzare il primo ed il secondo salto dell’acqua del lago Matese con la cronaca delle controversie tra SME, nobili e comuni matesini, in primis San Gregorio.