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Salute. Scegliere di vivere in Provincia di Caserta e a Nord di Napoli equivale quasi ad un suicidio.

Scegliere di vivere in Provincia di Caserta e a Nord di Napoli equivale ad un suicidio. C’è chi resta costretto, perchè ha radici profonde oppure è anziano e l’aspettativa di vita non va oltre i 10 anni. Questa Terra è considerata ormai al pari delle aree desertiche africane: da abbandonare al suo destino, chi può va via. Altro che il “Fuitavenne” di Edoardo De Filippo ai giovani in cerca di lavoro, oggi Edoardo direbbe “fuimmacenne” tutti che qui si muore (di tumore): pozzi avvelenati (Marcianise, Casal di Principe e un po’ tutta la’area pianeggiante della provincia), terra avvelenata (area Ex Pozzi a Calvi Risorta, discariche a macchia di leopardo ovunque) aria avvelenata (le fumarole), politica assente e istituzioni che nascondono la verità (parti dell’audizione della Procura alla Commissione Istituzionale ex Pozzi sono state secretate). Il sito della recente scoperta della magistratura a Marcianise era incluso nel Piano Bonifica Regionale del 2011: in quattro anni non è stato fatto nulla e così sarà per altri quattro, otto, dodici anni. Le istituzioni ci hanno abbandonato assieme alla politica. Legambiente relativamente ai pozzi inquinati fa sapere: “Era già tutto scritto e certificato. L’area in questione, nei pressi dello stabilimento Nokia, ex Jabil, era già inclusa nell’ex SIN Litrale Domitio Flegre ed Agro Aversano e nel Piano di Bonifica Regionale e individuato come Sito potenzialmente contaminato già in data antecedente al 2011. Dopo quattro anni la Procura e le forze dell’ordine arrivano dove istituzioni e politica latitano. Il sequestro dei pozzi di oggi, ancora una volta, conferma come la classe politica non comprenda la portata della problematica dei siti contaminati e soprattutto quale sia la strategie da porre in essere per gestirla. E’ chiaro che occorre procedere alle cosiddette bonifiche, ma davanti a questi fatti anche le parole rischiano di perdersi nel pozzo delle buone intenzioni e mascherano le responsabilità e le incompetenze della politica e delle amministrazioni in tutti questi anni. Gli Enti preposti devono capire che le bonifiche, pur fondamentali e prioritarie, non potranno mai essere realizzate in tempi brevi ed è per questo necessario avviare una seria azione di prevenzione primaria – così come ribadiamo da anni – attraverso interventi di informazione delle comunità sottoposte al rischio, come quelle che utilizzano ignare le acque contaminate per il consumo personale e degli animali di cui poi consumano le carni. La prevenzione primaria è l’unica risposta che può consentire nell’immediato di ridurre il rischio cui sono sottoposte le comunità interessate da siti contaminati” (a cura di Gianluca Parisi).