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L’ORRORE DELLA CONTRACCEZIONE ALLE RAGAZZINE

Bambini divorzio(Gianluca Martone)Uno dei mali che sta maggiormente dilagando in questi ultimi mesi è certamente quello della contraccezione sistematica operata nei riguardi di ragazzine minorenni in diversi Paesi . Di recente, il sito “Pro Vita” ha riportato un agghiacciante articolo, che attesta in modo allarmante il preoccupante diffondersi della contraccezione in Gran Bretagna.“La storia è quella di Megan Oakley, ora diciannovenne, rimasta incinta all’età di 13 anni ad opera del suo fidanzatino di 15. Megan dice oggi che non si rendeva conto di quanto faceva e dei rischi che correva e aggiunge di essersi accorta della gravidanza digitando in Google i sintomi che avvertiva. La ragazza ha deciso di tenere il bambino, che ora ha 4 anni, con l’aiuto della propria madre e dice di amarlo molto. Megan, tuttavia, aggiunge che l’impianto di un contraccettivo avrebbe cambiato la sua vita e oggi ella fa del volontariato a scuola per spiegare ai ragazzi come possono accedere alla contraccezione e ritiene che l’impianto di un dispositivo sarebbe una buona soluzione per molte adolescenti. In Inghilterra negli ultimi 5 anni almeno 53 dodicenni e 281 tredicenni hanno ricevuto l’impianto, mentre il numero sale a 3000 per le quattordicenni e a 6300 per le quindicenni”.Anche il quotidiano inglese “Express” ha analizzato accuratamente questa grave problematica con un interessante articolo. “E’ venuto alla luce che sono tre le bambine di 10 anni che hanno ricevuto un impianto ormonale sottocutaneo a fini contraccettivi in Inghilterra. L’impianto ormonale agisce bloccando la maturazione dell’ovulo rilasciando lentamente progesterone nell’organismo. Si tratta di un piccolo tubo flessibile lungo circa 40mm che viene inserito da un professionista sotto la pelle della parte superiore del braccio. L’effetto dell’impianto dura tre anni. Secondo la Dottoressa Angela Lennox, General Practitioner di Leicester, si è trattato di casi veramente eccezionali, ma al tempo stesso si è detta preoccupata per gli effetti a lungo termine della somministrazione di ormoni a bambini prima della pubertà. Un portavoce degli ospedali di Leicester ha detto che per proteggere la riservatezza del paziente no può commentare le circostanze del caso di specie e ha aggiunto: “Solo in casi estremamente rari un paziente di età inferiore ai 13 anni può ricevere un impianto contraccettivo. Povere bambine, nella migliore delle ipotesi sono praticamente delle cavie umane…”.

Nel giugno 2013, il mensile “Notizie Provita” già mise in evidenza questa drammatica situazione, analizzando il fenomeno del dilagare delle pillole contraccettive,mettendo in luce gli efetti devastanti presso le ragazze.
“142 milioni di dollari già spesi in patteggiamenti, una media di 218.000 dollari per ciascuna delle 651 cause concluse, oltre 2 miliardi di euro ipotizzati da alcuni analisti finanziari per chiudere tutte le cause sugli anticoncezionali che nell’aprile 2012 avevano raggiunto il numero di 11.900.
Sono alcuni numeri collegati alle cause risarcitorie che hanno visto chiamata in causa l’azienda farmaceutica tedesca Bayer AG da parte di consumatrici delle pillole estroprogestiniche contenenti il principio drospirenone. Il drospirenone è un progestinico che ha proprietà antiandrogeniche, utilizzate per contrastare ad esempio l’acne giovanile, e antimineralcorticoidi. Queste ultime sono state ritenute particolarmente interessanti per minimizzare l’effetto di tensione e gonfiore che alcune donne lamentano con l’assunzione della pillola.
Per queste caratteristiche, insieme al basso dosaggio estrogenico, queste pillole sono state percepite come pillole “leggere” e quindi “innocue” ed hanno in breve tempo raggiunto quote rilevanti di mercato.Ma riguardo al rischio tromboembolico le pillole contenenti drospirenone si sono dimostrate nient’affatto più innocue delle altre pillole che anch’esse incrementano tale rischio. Secondo la recente revisione pubblicata sul British Medical Journal (Lidegaard, 2011) che ha esaminato dal 2001 al 2009 oltre 8 milioni di cicli annuali di pillola, rispetto alle donne che non assumevano alcuna pillola, il rischio di tromboembolia era più elevato di 2,9 volte per le donne che assumevano la pillola col progestinico levonorgestrel, 6,6 volte per il progestinico desogetrel, 6,2 volte per il progestinico gestodene e infine 6,4 volte più elevata quando appunto il progestinico nella pillola era il drospirenone. Secondo lo stesso studio l’incidenza in termini assoluti di tromboembolia è risultata essere di 3,7 casi ogni 10.000 donne non utilizzatrici di alcuna pillola, mentre erano 9,3 ogni 10.000 utilizzatrici di pillola col drospirenone. Quest’ultimo dato viene da alcuni letto come tranquillizzante: in fin dei conti, dicono, si tratta di un rischio molto contenuto, comunque inferiore rispetto a quello che si ha durante la gravidanza, e – secondo loro – vanno considerati i vantaggi assicurati dalla pillola in termini di riduzione della mortalità per cancro all’endometrio e all’ovaio. Se però la si deve dire tutta, allora si dovrebbe anche ricordare l’incremento di rischio correlato all’assunzione di pillola per cancro del collo dell’utero, della mammella e per eventi cardiovascolari. E si dovrebbe dire anche che la gravidanza è associata a un rischio tromboembolico pari a 6 ogni 10.000, inferiore quindi a quello delle pillole di seconda, terza e quarta generazione. Senza contare inoltre il particolare non trascurabile che il bilancio vitale della gravidanza è sempre in positivo, come dimostra la presenza dell’uomo sulla terra anche prima che Gregory Pincus facesse la sua rivoluzionaria scoperta. Le linee guida emanate dall’Istituto Superiore di Sanità elaborate nel settembre 2008 non prevedono alcun accertamento laboratoristico per appurare la predisposizione genetica alla trombosi della donna, ritenendo sufficiente la verifica anamnestica della familiarità. È evidente che si tratta di una scelta basata su criteri economici”.
Tutto cio’ è legato alla diffusione della sterilizzazione femminile di massa, che sarà promossa in tutto il mondo grazie ad una cospicua donazione di Bill e Melinda Gates, come ha riportato alcune settimane fa il sito “Provita”.
“La Fondazione Gates ha finanziato con 5 milioni di dollari una ricerca in Oregon per lo sviluppo non chirurgica della “contraccezione permanente. La notizia ha suscitato il biasimo dei pro life e di chi crede davvero nella pari dignità sociale di tutti gli esseri umani, compresi i poveri e gli abitanti dei paesi in via di sviluppo. La mentalità contraccettiva, infatti, sottende ideali eugenetici, antinatalisti e neo malthusiani, che sono gli stessi che ispirarono molte azioni del Terzo Reich… LifeSiteNews si chiede se sia più grave il fatto in sé, che i Gates continuino a finanziare progetti antinatalisti e nazisti come questo, o il fatto che i media rilanciano la notizia in modo acritico e servile. Il destinatario della cospicua donazione, il dottor J. Jensen della Oregon Health & Science University, dice che vuole rendere ogni gravidanza progettata e altamente desiderata. Dopo una prima fase di sperimentazione sulle scimmie, il trattamento – basato sul polidocanolo, una sostanza che si usa per le vene varicose, si passerà alla sperimentazione umana. I Gates sono da tempo impegnati nella lotta alla povertà eliminando i poveri, e lo fanno spesso in modo surrettizio, mascherando la cosa come programma di supporto e sostegno alla maternità”. Questi fenomeni preoccupanti sono strettamente connessi ad una sessualizzazione precoce delle bambine, come ha evidenziato sempre il sito “Provita” in un interessante articolo scritto da Giulia Tanel.
“È capitato a tutti mille volte, sfogliando una rivista o camminando per strada, di imbattersi in pubblicità avente come soggetti bambini e bambine. Si può dire che oramai viene percepita come una cosa normale, sulla quale non è possibile sindacare. Eppure questo fenomeno meriterebbe di essere analizzato con maggiore attenzione, soprattutto per quanto riguarda le pubblicità di vestiti o di intimo che ritraggono bambine o ragazzine, perché rivela un modo di concepire la donna assolutamente degradante per entrambi i sessi, maschile e femminile.Il messaggio che viene veicolato è infatti quello che la donna, fin dalla più tenera età, deve sedurre l’uomo esibendo il proprio corpo con malizia e rendendosi oggetto di desiderio, in una logica viziosa e ipersessualizzata, che privilegia le sensazioni carnali e l’apparenza esteriore anziché le peculiari virtù interiori – oggi spesso negate – dell’essere femminile, legate alla capacità di amare e accogliere l’altro con spirito oblativo e materno. Tuttavia il mondo della pubblicità altro non è altro che la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più vasto e sconcertante: i concorsi di bellezza per bambine. Per avere uno spaccato di questo fenomeno è sufficiente guardare qualche spezzone di “Little Miss America”, un reality di grande successo approdato in Italia su Real Time nel 2011. Il programma vede come protagoniste bambine dai due/tre anni in su e mostra tutti i retroscena legati ai beauty child pageant, che negli Stati Uniti ‘vantano’ circa 25.000 appuntamenti l’anno e fruttano milioni di dollari. Le piccole modelle, spesso vittime del desiderio di rivincita delle loro madri, vengono truccate, pettinate e vestite come donne adulte per poi essere incitate a esibirsi e pavoneggiarsi – svendendo la propria innocenza – davanti ai giudici del concorso. Fenomeni come questo dovrebbero lasciare tutti inorriditi, soprattutto perché coinvolgono bambine in un’età nella quale l’unica cosa che dovrebbe fare sarebbe quella di giocare e divertirsi in serenità con i propri coetanei. E infatti sono per fortuna in molti, appartenenti a correnti di pensiero talvolta anche opposte, ad aver denunciato questo fenomeno. Ad esempio il sito “Un altro genere di comunicazione” – di certo non tacciabile di essere omofobo o di puzzare di sacrestia! – in un articolo dal titolo “No alle mini-miss: concorsi vietati, proteggiamo le bambine” rileva come i concorsi di bellezza che hanno per protagoniste delle bambine siano dannosi per motivi innanzitutto razionali. In primo luogo, in quanto espongono le piccole miss all’attenzione dei pedofili. In seconda istanza perché “limitano il naturale sviluppo della persona proprio nella più delicata fase di crescita. Una bimba ossessionata dalla propria bellezza e dalla competizione con le altre, sarà una bambina disturbata per sempre. Una bambina cui non è stato insegnato come valorizzare né sviluppare le proprie qualità intellettive, che sarà per sempre oppressa dagli standard di bellezza imposti dalla società e dall’economia capitalista credendosi una bambola-oggetto capace solo di mostrarsi muta ad un pubblico che la giudica per il suo aspetto”. Infine perché le piccole vengono rese bambine-oggetto sfruttate economicamente e costrette a conformarsi a un’idea dell’essere donna svilente rispetto alla vera natura femminile. Di fronte a questo fenomeno, rivelatore dello stato di degrado in cui versa la nostra società, occorre ribellarsi. In primo luogo vietando per legge i concorsi di bellezza per minorenni. In un secondo momento tornando a valorizzare la ricchezza della natura femminile e di quella maschile, che va ben oltre l’esteriorità e l’asservimento agli istinti più bassi. La nostra società ha urgente bisogno di persone veramente adulte, coscienti del loro essere uomini e donne e in grado di spendersi per educare e tutelare i bambini. Se questo passaggio non avverrà nel breve periodo tra pochi anni ci troveremo con adulti (i bambini di oggi) privi di qualsivoglia indicazione e quindi disposti ad accettare la pedofilia, la pornografia infantile e chissà cos’altro…”. Queste attente osservazioni della giornalista Tanel sono state confermate anche in un interessante articolo pubblicato su “Libero Quotidiano”, che mostra la deriva della sessualizzazione che coinvolge le bambine negli Stati Uniti d’America, con la complicità di genitori, i quali utilizzano metodi altamente diseducativi. “L’educazione dei figli passa inevitabilmente per i genitori e se il marcio è alla base il risultato al 90% non può essere positivo. Il nuovo trend americano è far festeggiare il compleanno alle bambine sotto i 10 anni nei centri bellezza. In una società che tende sempre più a sotterrare i principi sani in nome di una cultura del bello dove il bello è dato da operazioni chirurgiche e ritocchini vari, per molti andrebbe totalmente boicottata tale iniziativa. La piccola Paige ha compiuto i suoi 7 anni in una Spa californiana per bambine, dove è stata festeggiata dalle sue amichette. Alla fine del trattamento, una passeggiata su tappeto rosso le ha condotte ad una limousine che ha fatto fare loro, il giro dell’isolato. L’emozioni di Paige sulla giornata sono raccolte tutte in una sua dichiarazione: “Mi sento come una principessa”. Quello che in Italia è un mondo per fortuna ancora sconosciuto, in America, secondo il New York Times, è un settore in continua espansione ed oltre ad istituti esclusivamente per minorenni, il 25% delle 20 mila Spa americane offre trattamenti per le clienti under 13. Le feste costano ai genitori “orgogliosi” delle loro principessine dai 500 ai 3mila dollari per ricevere: manicure, maschere facciali al cioccolato, parrucchiere, vestiti da piccola diva etc.Alla sociologa e scrittrice Christine Carter che consiglia ai genitori di non portare i bambini da persone che le trattano come piccole Kardashian, risponde la presidentessa della Spa Association, Lynne McNees, la quale afferma che il nuovo trend serve ad educare alla cura di sé: “E’ come portare i bambini piccoli dal dentista – afferma – cominciando presto si prendono buone abitudini”. Cosa fare dinanzi a questa deriva? Sarebbe necessario riscoprire la grandezza dei messaggi educativi di San Giovanni Bosco, che ha dedicato tutto il suo apostolato per l’educazione e la formazioni delle nuove generazioni. “L’essenza della pedagogia di don Bosco è capire i giovani, prenderli per il loro verso e guidarli con la bontà (cioè con amore disinteressato) a diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Tale pedagogia non si basa sullo studio e applicazione di regole precise quanto su una mentalità, una disposizione d’animo e una dedizione in grado di coinvolgere l’intera vita. Qui il Cristianesimo è visto nella sua vera essenza, cioè come un dinamismo vitale, concreto, come dovrebbe essere vissuto da ogni persona che si professa cristiana. Tre erano i cardini del metodo educativo di don Bosco: ragione, religione, amorevolezza.
Ragione. Porre la ragione al centro dell’educazione umana significa, essenzialmente, credere nell’uomo, nella sua capacità di apprendere, di decidere liberamente. È un atto di fiducia e ottimismo nella persona. Contrapposta alla ragione è l’istintività, anche emotiva: bella, certo, ma può giocarti dei brutti scherzi.
Religione. Un elemento molto importante, in quanto orienta l’uomo a Dio e lo rende capace di amare. Eppure anche davanti alla religione, la ragione ha la precedenza. Diceva infatti don Bosco: “mai obbligare i giovani alla frequenza dei Sacramenti, ma incoraggiarli e facilitarli nell’approccio a Gesù, facendo notare la bellezza e la santità di quella religione che propone mezzi così semplici per costruire una società civile”.
Amorevolezza. È la base di ogni azione educativa, ma “non è sufficiente amare i giovani, occorre soprattutto che i giovani stessi si sentano amati”. E ancora, viceversa, “ognuno si faccia amare per educare i giovani”. Educare ” quindi un donarsi in modo gioioso, trasmettendo gioia e serenità proprio con il dono di sé. Questo amore si manifesta in una accoglienza del giovane così come egli è, con i suoi difetti e i suoi pregi, nella sua unicità. Il bene dell’uomo consiste nel suo perfezionamento: tutto ciò che non costruisce e non perfeziona è deviante dalla vera finalità della vita dell’uomo. “Renditi umile, forte e robusto”. “Non con le percosse, ma con la mansuetudine e l’amore”. “Amare, comprendere, compatire, perdonare”. “Se uno non accetta sé stesso, anche con i propri limiti, non può essere disponibile per gli altri: rimane inceppato nelle sue difficoltà.”. Questo però non significa “non tentare di migliorarsi”… “Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare una cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa,tra le cose divine, è divinissima”.