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IL PICCOLO GIERRIERO ALFIE UCCISO DALLA MASSONERIA

(Gianluca Martone) In queste ultime settimane, il mondo intero è stato sconvolto dalla vicenda del piccolo guerriero Alfie Evans, un bambino di due anni di Liverpool, affetto da una malattia rara, che ha scosso le coscienze addormentate di molti. Ripercorriamo questa vicenda, che ha mostrato in modo eloquente come la massoneria mondialista inglese miri unicamente all’eliminazione dei soggetti piu’ deboli ed indifesi. Un interessante articolo di Assuntina Morresi ha cosi esaminato la vicenda:” Non sappiamo se Thomas e Kate riusciranno a portare via il loro figlio Alfie dall’ospedale pediatrico di Liverpool, l’Alder Hey, dopo che i tribunali inglesi hanno stabilito debba essere staccato dal respiratore artificiale che gli consente di vivere. Staccato, perchè la vita di Alfie è “futile”, “inutile”, secondo il giudice dell’Alta Corte di Londra Anthony Paul Hayden, che ha scoperto così anche l’ultima ipocrisia del sistema britannico, quella che finora aveva almeno il pudore di definire “futili” i trattamenti che consentivano di continuare a vivere, e non la vita delle persone che quei trattamenti ricevevano. Ma ormai il re è nudo: Charlie Gard lo scorso anno ha acceso i riflettori su quanto sta succedendo negli ospedali inglesi, e nei tribunali che li appoggiano, coinvolgendo emotivamente tutto il mondo nella battaglia dei suoi genitori per tentare di curarlo prima, e per poterlo accompagnare a morire poi. Una battaglia persa, ma sotto gli occhi di tutti. E fra le lacrime di tutti noi. Charlie Gard è stato il “piccolo guerriero”, come lo chiamavano i suoi genitori, la sentinella che ha lanciato l’allarme e ci ha svegliati, mostrandoci che aggirando parlamenti e rappresentanza democratica – in quella che si vanta esserne la patria – l’eutanasiaè entrata silenziosamente e violentemente nella cultura e nella prassi medica e giuridica del Regno Unito, attraverso protocolli cosiddetti terapeutici e sentenze di tribunali, in nome dell’autodeterminazione e del “best interests” delle persone. Senza lo scossone e la profonda commozione suscitata dal piccolo Charlie oggi non avremmo assistito alla ribellione di Thomas e Kate, che hanno idealmente continuato la strada battuta dai Gard.

Quanto accaduto ieri è stato a tutti gli effetti un incredibile, liberatorio atto di insubordinazione al sistema. I genitori di Alfie hanno chiesto ai propri legali se era possibile portare via il loro piccolo dall’ospedale che stava per farlo morire. I legali hanno risposto di “Si”, mettendo per iscritto un parere che, evidentemente, non aveva tribunali che potessero farlo valere, visto che il contenzioso giuridico è terminato, anche a livello internazionale. Una semplice opinione di uno studio legale, insomma, data a processo concluso, mentre era già stato approvato l’orario e il protocollo per il distacco del respiratore. Data, ora, luogo rigorosamente segreti, per il “rispetto della privacy” del piccolo, come ha precisato il premuroso giudice. Ma quel parere è stato il pretesto per Thomas per fare la cosa più folle, coraggiosa, disperata e naturale del mondo: è andato in ospedale, con tanto di trolley, a riprendersi fisicamente il bambino a dispetto di medici e sentenze. E l’energia dei suoi 21 anni gli ha dato la forza necessaria per un atto che potrebbe costragli caro, in termini legali (e non solo a lui). Perchè Alfie è suo figlio, ed è normale che un padre e una madre possano scegliere ospedale e medico per il proprio figlio, soprattutto se chi lo dovrebbe curare lo vuole invece far morire perchè ne ritiene “futile” l’esistenza stessa. Ma quel gesto, così “normale”, ha prodotto l’intervento delle forze dell’ordine e ha fatto scoppiare ieri un pazzesco putiferio, ancora una volta grazie ai social, con cui abbiamo potuto vedere esterrefatti, in diretta, i video girati dalla famiglia stessa e dai loro amici, con la polizia davanti alla porta della stanza di Alfie, in ospedale, per impedire ai genitori di uscire con il loro figlio. Abbiamo ascoltato in diretta gli appelli accorati di Thomas, abbiamo visto le strade bloccate dalla gente, fuori dall’ospedale, che protestava e manifestava urlando di liberare Alfie, e poi abbiamo saputo di un aereo pronto a partire, attrezzato per trasportare il piccolo lontano da lì. In Italia, probabilmente. Se Charlie ha acceso i riflettori squarciando il velo sul sistema eutanasico (ma la legge britannica ancora proibisce l’eutanasia) messo in piedi nel Regno Unito, Alfie potrebbe far saltare proprio quel sistema: basta con i sequestri di Stato, basta con la morte di Stato! E il surreale spiegamento di forze messo in campo dagli inglesi mostra quanto le autorità temano questo pericoloso precedente. Ma d’altra parte, quanto può durare la polizia a piantonare un bambino malato di due anni, in terapia intensiva, insieme al suo papà e alla sua mamma? E come pensano di staccare il ventilatore, oggi?”. Anche Riccardo Cascioli sulla Nuova Bussola Quotidiana si è soffermato su questo orribile accaduto:” «Che vantaggio trae l’umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi e dai muti, dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l’età adulta? …Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie, quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina». Qualcuno potrebbe pensare che queste parole siano state pronunciate da qualche gerarca nazista. E invece no, risalgono a ben prima del nazismo: si trovano nel libro “L’enigma della vita”, scritto nel 1904 da Ernst Haeckel. Conosciuto come il fondatore dell’ecologia, Haeckel è soprattutto un entusiasta discepolo di Charles Darwin e delle sue teorie sulla selezione naturale. E quindi di Francis Galton (1822-1911), cugino di Darwin e padre della Eugenetica. Galton porta alle estreme conseguenze la teoria darwiniana sulla selezione naturale: poggiandosi anche sulla recente scoperta dell’ereditarietà dei geni si pone la domanda sul come “guidare” questa selezione in modo da migliorare la razza umana. Nascono così le Società di Eugenetica nei primissimi anni del ‘900. All’inizio si parlava soprattutto di Eugenetica “positiva”, ovvero attraverso matrimoni selettivi privilegiando quelli tra i migliori elementi della società. Ma ben presto si passa a quella “negativa”, cioè il divieto ai deboli di riprodursi. Non per niente leggi eugenetiche (con sterilizzazioni forzate dei “non adatti”) tra il 1910 e il 1925 vengono approvate e applicate in diversi paesi nord-europei e in gran parte degli stati degli USA.È un quadro che aiuta meglio a inquadrare quanto sta avvenendo all’ospedale Alder Hey Liverpool dove il piccolo Alfie Evans viene trattato come uno “scarto” da eliminare. Molti in questi giorni, leggendo anche le agghiaccianti sentenze dei giudici britannici, hanno rievocato le leggi naziste sulla selezione della razza. Se il regime tedesco ebbe certamente la possibilità di applicare certe idee, è riduttivo e alla fine fuorviante ridurre la mentalità eugenetica al nazismo. Al contrario, è proprio la Gran Bretagna di fine ‘800-inizio ‘900 all’origine di quel movimento razzista e di quella “cultura dello scarto” (come direbbe papa Francesco) che ebbe poi massimo fulgore nel Terzo Reich. E la Germania nazista forse non avrebbe avuto la possibilità di implementare certi programmi se non fosse stato per i generosi finanziamenti delle grandi fondazioni americane e britanniche e per il grande consenso che riscuotevano in Europa. Il professore Ernst Rudin, psichiatra nazista e teorico delle leggi razziali, potè aprire il suo Istituto Kaiser Guglielmo per l’Antropologia, l’Eugenetica e la Genetica Umana (Monaco, 1927) grazie ai fondi della famiglia Rockefeller. E del resto Hitler poteva contare sull’amicizia e sulla solidarietà di altri capi di governo, anch’essi appartenenti alle Società Eugenetiche, come ad esempio il premier britannico Arthur Neville Chamberlain e il primo ministro collaborazionista francese Henri-Philippe Pétain. Dunque non è la Germania nazista l’origine del problema ma proprio quella Gran Bretagna liberale che oggi ci fa inorridire. Non è corretto neanche parlare di un “ritorno”. In realtà il movimento eugenetico non se ne è mai andato; si è solo trasformato perché alla fine della Seconda Guerra Mondiale e a causa di quanto avvenuto in Germania, la parola “eugenetica” non godeva più di buona fama. Così pian piano le Società di Eugenetica si trasformano, anzitutto in società di ricerca genetica o di biologia, ma anche semplicemente cambiano nome per rendersi più presentabili. È il caso della Società di Eugenetica britannica: non ha mai smesso la sua attività, semplicemente oggi si chiama Galton Institute e soprattutto attraverso la sua annuale “Galton Lecture” valorizza gli studi sulla genetica che vanno nella direzione della costruzione dell’uomo “su misura”. Tanto per fare un esempio, la Galton Lecture 2018 vedrà protagonista la professoressa Jennyfer Doudna, autrice di una ricerca – eticamente molto controversa – sull’editing del genoma. Scopo di tanti studi del Galton Institute è quello di arrivare alla “costruzione” di individui con le caratteristiche volute, fisiche e morali. Quello che attribuiamo al nazismo, dunque, è in realtà una cultura ben radicata nel Regno Unito (e non solo), tuttora molto seguita. Anzi, come dimostra il caso di Alfie Evans, essa viene ormai apertamente praticata negli ospedali e proclamata nelle aule di tribunale senza che nessun settore della società muova un dito, faccia un sobbalzo o almeno trovi qualcosa di sinistro in tutto ciò”. In un altro contributo, sempre lo stesso Cascioli mostra la deriva totalitaria del sistema sanitario inglese:” Cos’è che fa così tanta paura in un bimbo malato di neanche due anni e nei suoi giovani genitori, tanto da sbarrare le porte dell’ospedale con la polizia e chiudere gli aeroporti? Perché ci deve essere un pericolo grosso se c’è bisogno di tanto sfoggio di forza, se c’è bisogno di mentire continuamente per giustificare la prigionia di Alfie nell’Alder Hey Hospital. Quel bambino in effetti è un segno di contraddizione, sta lì a smascherare il vero volto totalitario di quella che si vanta di essere la patria della democrazia; fa capire con chiarezza che dietro le parole libertà di scelta e autodeterminazione c’è soltanto la morte, voluta e perseguita contro i propri cittadini da un potere che pensa soprattutto a conservare se stesso. Un bambino inerme che si ostina a lottare per vivere è un manifesto contro la morte, e allo stesso tempo è un atto d’accusa contro i medici, che hanno ormai dimenticato cosa voglia dire «prendersi cura». E i genitori ventenni con quella loro sfida impossibile – è Davide contro un Golia ben più grande e minaccioso di quello biblico – ci fanno capire perché i grandi poteri internazionali ci tengono così tanto a distruggere la famiglia: quel legame di sangue, che coinvolge gli affetti più profondi, che suscita un’appartenenza reciproca invincibile, genera una relazione che è davvero l’ultimo punto di resistenza contro un potere che ci vuole individui slegati da ogni rapporto così da determinare ogni aspetto della nostra vita. Per questo Alfie deve morire, il Potere non può sopportare questo affronto; se la vita vincesse, metterebbe in discussione quel castello di morte nel quale tutti viviamo convinti di godere di chissà quali libertà. Più e più persone aprirebbero gli occhi sulla vera natura degli Stati moderni e di organizzazioni sovranazionali come l’Unione Europea. È quel che sta già accadendo grazie ad Alfie. Perché dall’altra parte è più che sorprendente la folla che da due giorni protesta davanti all’ospedale invocando la vita di Alfie. Cos’è che ha attirato migliaia di persone davanti all’ospedale di Liverpool, al punto da rimanere per lunghe ore, anche notturne, a vegliare e manifestare per un bambino e per una famiglia che non hanno mai conosciuto personalmente? Certo, c’è una palese ingiustizia ai danni di un bambino gravemente malato; è evidente che c’è un intollerabile accanimento nei confronti dei genitori di Alfie, accanimento che arriva quasi alla tortura. È vero questo, ma non spiega tutto di questa mobilitazione spontanea. C’è – almeno inconsciamente – che in Alfie ciascuno di noi è attaccato personalmente. Perché se la “qualità della vita” sostituisce “la sacralità della vita”, allora ognuno di noi è in pericolo. Se la vita è sacra appartiene solo a Dio, nessun uomo può decidere se farci nascere e quando morire, è più grande di noi stessi; ma se valutiamo la vita secondo le misure umane, se facciamo graduatorie per stabilire la qualità della vita, allora ognuno di noi è alla mercé del Potere, che stabilirà di volta in volta – secondo convenienza e utilità – i confini della vita: quanti figli avere, se fare nascere i portatori di gravi malattie, quando togliere il disturbo da questo mondo. Di più: ci interroga sul senso della nostra vita, perché di fronte a un malato che lo Stato vuole eliminare con accanimento, non possiamo non chiederci se la nostra vita, la mia vita, quel desiderio di assoluto e di infinito che ci definisce può essere ridotto all’efficienza e all’utilità. Ecco perché, anche se non ne siamo pienamente consapevoli, la vita di Alfie è la vita di tutti noi; la battaglia per Alfie è la battaglia per affermare la nostra vita”. I maltrattamenti che ha subito il piccolo Alfie nell’ospedale inglese sono stati messi in evidenza dalla brava collega Benedetta Frigerio con un interessante articolo:” Avevamo già raccontato le negligenze dell’Alder Hey Hospital di Liverpool dove è ricoverato Alfie Evans. Sapevamo dei tubi per la ventilazione mai cambiati per mesi e trovati pieni di muffa. Sapevamo delle volte che il piccolo, lasciato qualche ora con le infermiere, era stato trovato più volte dai genitori immerso in un mare di pipì. Sì, sapevamo tutto questo, ma le foto pubblicate ieri di Alfie con una bruciatura al braccio, il sangue sotto bocca e le ferite all’interno ci hanno lasciato senza parole, sgomenti, indignati. Soprattutto pensando ai medici e ai giudici che hanno avuto il coraggio di chiamarebest interest del piccolo la sua detenzione in ospedale, arrogandosi la capacità di provvedere al suo benessere meglio dei genitori e di ogni altro ospedale pronto ad accoglierlo. Così i giudici hanno avuto il coraggio di affermare che il diritto di movimento e di spostamento dei genitori di Alfie è inferiore a quello di tenere il bambino ricoverato nell’ospedale di Liverpool, sempre in nome del suo best interest. Come a dire che Thomas e Kate, poveri egoisti, pensano più alle loro potestà genitoriali che al welfare (il “benessere” come lo ha chiamato la Corte Suprema) del figlio. Thomas e Kate hanno provato a parlare con i medici, hanno tentato le vie del dialogo e della ragione, ma evidentemente con l’ideologia diabolica e presuntuosa della morte non si può parlare. Perciò, stanchi, hanno deciso di mostrare al mondo, le prove di quello che prima dichiaravano solo a parole. E, come ci spiega Thomas, «ne ho molte altre di prove, queste sono solo alcune di un plico». È chiaro che per i giudici e i medici che hanno definitola vita di Alfie «inutile», non ha senso trattarlo come un essere umano. Per loro Alfie è già morto da tempo. Certo è che nemmeno un cadavere si tratta così. Infatti, continua Thomas, «quando abbiamo chiesto spiegazioni del sangue e delle bruciature, non ci hanno risposto e non hanno avviato alcuna indagine. Non sappiamo nemmeno come gliele hanno procurate». Ci sono poi immagini del bambino con l’interno delle labbra tagliato: «Sono dello scorso dicembre, di quando andammo in tribunale a Londra e ci fu vietato di lasciare un nostro parente in camera con Alfie». Quando il bimbo ha delle convulsioni per evitare le lesioni alla bocca la famiglia lo aiuta con un ciuccio, «il che non richiede un grande sforzo, ma le infermiere lo hanno lasciato senza». Altro che rispetto per questi medici.Altro che équipe di massimo livello. Altro che efficienza. Nemmeno nel Terzo Mondo si priva così la persona della sua dignità. Facciamo le guerre contro quelli che chiamiamo dittatori favorendo chi è più violento di loro, ci scandalizziamo del fascismo razzista, ormai quasi morto, ma taciamo davanti a fatti così gravi. Fatti che chiederebbero la liberazione, fosse anche con la forza, di un innocente. Invece, neppure la diplomazia si muove. Ma non finisce qui. Prima o poi si muore tutti e si risponderà di ogni cosa «che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli».
Orazio Filippelli, medico anaestetista, ha affermato:” “Non si rimane in respiro spontaneo da 3 giorni dopo la sospensione, tra l’altro avvenuta sotto sedazione, della ventilazione a pressione controllata. Quanto sta accadendo a Liverpool rientra in due possibilità: o siamo davanti a un miracolo permanente che non ha alcuna spiegazione scientifica, oppure siamo di fronte alla più colossale menzogna di tutti i tempi. È meglio, per i signori dell’Alder Hey, che sia la prima possibilità, altrimenti dovranno dare al mondo intero un bel po’ di spiegazioni.”
Quindi più o meno quello che sta venendo fuori dalla vicenda di Alfie è tutto un sistema, che come una cupola mafiosa stanno cercando di proteggere. Di seguito: Grazie ad Alfie abbiamo capito come funziona la sanità, l’eugenetica e l’eutanasia in UK. I genitori portano il bambino malato in ospedale (NHS), al quale servono organi freschi per le sperimentazioni e tessuti da vendere alle case farmaceutiche. L’ospedale stranamente non trova una cura, il bambino viene profondamente sedato e va in coma. L’ospedale dice di uccidere il bambino per il suo best interest ma i genitori dicono no. L’ospedale si rivolge al giudice, che viene scelto tra i sostenitori dell’eutanasia e del primato dello Stato sui suoi schiavi, pardon sudditi. Il giudice dà ragione sempre ai medici, dei quali magnifica le competenze anche se hanno già subito infinite inchieste per errori e abusi, irridendo l’impreparazione scientifica dei genitori. I genitori sono pieni di rabbia e appellano e si ribellano, ma il giudice li redarguisce perché non tengono un contegno rispettoso dei medici e della Corte e allora nomina un Guardian, che dovrà difendere gli interessi del bambino perché i genitori poveretti, nel loro dolore, che comunque ci causa grande pena, non sono obiettivi. Il Guardian casualmente è un iscritto ad associazioni pro-eutanasia e suicidio assistito e sempre casualmente si schiera dalla parte dei medici, sempre per il best interest del piccolo. A questo punto il gioco è fatto: il bambino è, letteralmente, proprietà privata dell’ospedale, non ne uscirà mai vivo e i genitori non saranno nemmeno informati se gli verranno prelevati organi o tessuti da vendere. Poi li mettono in celle comuni, gli organi in varie scatole e …. avanti il prossimo. Nel frattempo il presidente italiano e gli altri numerosi membri della Corte Europea dei diritti dell’Uomo non trovano nulla da eccepire, a loro basta che a fine mese arrivi lo stipendio. Questa è l’UK, ma scavando è pure l’Olanda, il Belgio….. Questo è un pezzo della civilissima e politically correct Europa. E noi cosa ci facciamo ancora al tavolo con gli assassini? Cosa ci facciamo ancora in Europa. Marco Tosatti ha inoltre messo in luce in questa vicenda l’atteggiamento ignavo e passivo della chiesa inglese, testimoniato da questo scarno e criticabile comunicato:” “I nostri cuori vanno ai genitori di Alfie Evans e le nostre preghiere sono per lui e con loro che cercano di fare tutto quello che possono per la cura del loro figlio. Affermiamo la nostra convinsione che tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscono con integrità e per il bene di Alfie, così come loro lo vedono. La professionalità e la cura per bambini seriamente malat dimostrata all’Alder Hey Hospital deve essere riconosciuta e affermata. Sappiamo che le critiche pubbliche recentemente pubblicate sul loro lavoro non sono fondate così come l’attenzione della nostra cappellania per lo staff, e davvero offerta alla famiglia, è stata fornita in maniera consistente. Prendiamo nota dell’offerta del Bambin Gesù in Roma di prendersi cura di Alfie Evans. Sta a quell’ospedale presentare nei Tribunali britannici, dove devono essere prese decisioni cruciali nei conflitti di opinione, le ragioni mediche per un’eccezione da fare in questo caso tragico. Con il Santo Padre preghiamo che con amore e realismo tutto sia fatto per accompagnre Alfie e i suoi genitori in questa sofferenza profonda”. Nonostante la commozione mondiale per questa vicenda e l’impegno di tantissime persone, Alfie non ce l’ha fatta ed è stato ucciso da questo perverso sistema massonico e satanico, com’è stato reso noto dal Giormale:” È morto il piccolo Alfie Evans, il bimbo di due anni affetto da una malattia neurodegenerativa a cui i medici avevano staccato le macchine quattro giorni fa dopo una lunga battaglia legale tra l’ospedale e i genitori. E proprio Tom e Kate hanno annunciato la morte del bimbo su Facebook: “Il mio gladiatore ha posato lo scudo e ha spiccato il volo alle 2.30”, ha scritto il padre, “Ho il cuore spezzato. Ti amo, bimbo mio”. “Il nostro bambino ha spiccato il volo alle 2,30 di stanotte. I nostri cuori sono spezzati”, ha scritto invece mamma Kate nella pagina Facebook in sostegno di Alfie, “Grazie a tutti per il vostro sostegno”. Nella notte la zia del bimbo, Sarah Evans, aveva lanciato un ultimo disperato appello alla “Alfie’s army” – così si erano definiti i sostenitori del piccolo sui social -: “Il nostro guerriero ha bisogno di preghiere e di 100 profondi respiri”, ha scritto, “Inspirate ed espirate, fatelo cento volte e per favore pregate per il nostro guerriero”. La vicenda del bimbo britannico di 23 mesi affetto da una patologia neurodegenerativa ancora non individuata con certezza, negli ultimi giorni era stata al centro di un caso diplomatico che ha visto coinvolti l’Italia – che gli aveva concesso la cittadinanza – e la Città del Vaticano da una parte e la magistratura del Regno Unito dall’altra.