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Lettera al nuovo Ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana

(Previte Francesco Felice) Finalmente nel Governo Conte vi è Lorenzo Fontana 38 anni il nuovo Ministro della Famiglia e della Disabilità !. Dice di essere cattolico e che “guarda “ il mondo della Famiglia e della disabilità e vuole abbattere le barriere architettoniche. Ma Signor Ministro al di là delle barriere architettoniche, ben più dure a cadere sono le barriere intellettive che offendono tutti, abili e disabili, ritorcendosi contro chi le continua a porre in atto queste preposizioni, mentre la comunità civile può trovare su questo terreno argomenti di interesse comune, specie laddove le famiglie provate dalla disabilità in qualche suo componente fatica a stare al passo, a interloquire con un mondo che sembra sfuggire. Lo Stato Sociale esperto di umanità e socialità, come solito dire “non ascolta, non sente, non vede”, ha sempre negato la necessità dell’incontro e del dialogo col mondo della sofferenza, del dolore ed ora vedremo cosa farà per il mondo della disabilità in auge, che attende con ansia quali “miracoli” verranno compiuti dal nuovo Governo Conte .I disabili fisici, Signor Ministro specie quelli mentali, lottano da anni per ottenere legali diritti sanciti dalla Costituzione, ma soprattutto per far conoscere, sempre invano, il loro status sociale che quotidianamente incontrano e che rende la loro esistenza, oltre quella dei loro familiari, molto difficile, anche dal punto di vista economico Secondo l’ultima rilevazione dell’Ocse, riferita al 2015, il reddito complessivo medio di un top Manager Pubblico italiano era di 356.349 euro all’anno : il 39,9 per cento in più di quello percepito dal pari livello tedesco, il 42,8 per cento in più di un Inglese, il 45,9 per cento in più del Francese e il 98,4 per cento in più di uno Spagnolo, mentre rispetto al dato medio dei Paesi Ocse, i Manager italiani presentano un reddito superiore di oltre il 70 per cento.

Non vi è bisogno di alcun commento : basta il confronto con le elemosine che lo Stato Italiano “dona” al mondo della disabilità, della sofferenza del dolore, per conoscere quanto viene propinato da questo Stato che consente non di vivere, ma di sopravvivere, tendendo ben presente quanto Le facciamo conoscere.