Crea sito

La prima rivendicazione femminile della Storia? Avvenne a Piedimonte

(Alfonso Feola-Comitato Due Sicilie) Piedimonte Matese in una cartolina d’epoca, con il Cotonificio Egg in primo piano. Nel giorno della festa dei lavoratori, ecco il racconto di un episodio misconosciuto, segnalato dal Prof. Mario Martini: un breve ma intenso spaccato che proietta nuovamente il territorio matesino in una prospettiva di assoluta centralità Spesso siamo abituati a vivere ricorrenze come quella odierna della Festa dei lavoratori con innaturale distacco, quasi si tratti di qualcosa che non ci riguardi da vicino, che non tocchi le coscienze e non spinga ad interrogarsi sulle problematiche vecchie e nuove della società. Non dovrebbe essere cosi, specie per chi vive la realtà sociale e civile di Piedimonte Matese e del territorio circostante. Per chi ne conosce le vicende storiche, è ormai un dato acquisito che il Capoluogo pedemontano, fino all’alba dell’Unità nazionale, fu un autentico e fiorente centro istituzionale, che ebbe il suo prestigioso polo industriale nel Cotonificio Egg, ubicato nel sito dell’attuale piazza Carmine. Proprio in questo luogo, secondo il Prof. Mario Martini, autorevole esperto di Storia locale, sarebbe avvenuto l’evento che fu all’origine delle prime rivendicazioni nel campo del lavoro femminile. I fatti. Gli Egg, famiglia di industriali svizzeri, all’inizio del sec. XIX impiantarono a Piedimonte una filanda nei locali dell’ex convento dei padri Carmelitani, destinando alcuni locali adiacenti alla fabbrica per l’accoglienza delle recluse del Real Albergo dei poveri di Napoli: esse, dette popolarmente mulazze, ossia figlie di genitore ignoto, svolgevano la mansione di apprendiste, ma a quanto pare il regime nel quale gli Egg le facevano vivere era troppo rigoroso. Nel mentre, lo sviluppo industriale fu tale che il 17 aprile 1841 arrivò in visita a Piedimonte addirittura il Re delle Due Sicilie in persona, Ferdinando II, il quale ebbe come prima sosta proprio la Filanda Egg. Qui passiamo direttamente la parola al prof. Martini, che cita “Mentre il Re usciva nella strada tra la folla che lo attendeva, le «mulazze» o figlie d’ignoti (…) si gettarono in ginocchio e chiesero gridando «Grazia, grazia». Si riuscì a zittirle e il Re, incuriosito, chiese che volessero. Un altro grido «La libertà, la libertà». Egli annuì col capo e ripeté «La libertà, la libertà! Vi sia concessa»”. Ora, non si sa come sia effettivamente proseguita la faccenda: è innegabile tuttavia che durante tale episodio si sarebbe consumata la prima vertenza nella storia dell’occupazione femminile, a tutt’oggi assente nella storiografia ufficiale, ma che è un dato di fatto, capace di proiettare nuovamente il territorio matesino in una prospettiva di assoluta centralità, malgrado nel frattempo esso sia rimasto orfano di una realtà industriale che tanto lavoro e benessere ha garantito alle generazioni precedenti. Un indubbio primato, che specialmente oggi, nel giorno della Festa dei lavoratori, va ricordato e valorizzato per quel che è.