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Un caso strano di sviluppo avicolo nell’alta valle del Biferno a nord del Matese.

Giuseppe Pace (Socio onorario del Club “Ragno” di Bojano). L’alta valle del Biferno ha circa 30 mila residenti con la città di Bojano che eroga servizi ospedalieri, scolastici, bancari, ecc. per tutti. Eppure, nonostante, la scarsa presenza demografica la crisi occupazionale è elevata con un acensore sociale bloccato dalla casta dei politici molisani, quasi tutti figli di un gattopardesco modo di intendere l’amministrazione della res pubblica. In un articolo di Rita Iacobucci, su PrimoPianoMolise” dell’1 c.m. leggiamo che “I manager confermano l’impegno: presentato il contratto di sviluppo per il macello, uova dalla Basilicata all’incubatoio che riaprirà a novembre” Sembra di poter scorgere, senza grandi difficoltà interpretative, una sorta di scatole cinesi per mungere soldi allo Stato in nome di uno sviluppo che è ben lontano dall’applicazione immediata sui bisogni d’occupazione del Matese settentrionale che comprende l’alta valle del Biferno con la città di Bojano epicentrale. A Bojano e dintorni la crisi occupazionale è come nell’immediato ultimo dopoguerra mondiale. Embletatico dell’emigrazione massiccia del dopoguerra sono le contrade di Castellone di Bojano abbandonate (Chiovitti, Malatesta, Ceccagne, Pitoscia, ecc.) e il bel lavatoio pubblico del tutto abbandonato all’incuria degli Amministratori bojanesi. Tale lavatoio è in via Turno, a circa 50 metri distante dalla ospitale sede dell’Associazione socio-culturale denominata “Ragno”, che mi ha voluto onorare nominandomi socio onorario. Emblematico è anche il bel monumento all’emigrante, allegato, collocato a Civita di Bojano: altra frazione spopolata dall’emigrazione senza ritorno. Ma leggiamo un po’ l’articolo citato: “La presentazione a Invitalia della domanda per l’accesso al contratto di sviluppo, è la misura che cofinanzierà (al 40%) la ristrutturazione del macello di Bojano secondo l’accordo firmato un anno fa. Una volta siglato l’accordo di programma, ci vorranno 36 mesi per ultimare i lavori. Amadori prevede di riattivare l’impianto produttivo entro il 2021 e si impegna pubblicamente a stringere i tempi ove possibile. Lo fa coi manager Francesco Berti (direzione finanziaria) e Mauro Masini (direzione operations) nella conferenza stampa convocata in Regione per fare il punto sull’intesa sottoscritta al Mise il 28 febbraio 2017 a valle dell’acquisto – da parte della controllata Avicola Vicentina – di incubatoio, centri allevamento e macello dell’ex Arena. Primo anno di matrimonio per Amadori e il Molise. Non è stata sempre luna di miele. Non solo sorrisi e regali. Il governatore attuale del Molise, nelle interviste a margine dell’incontro, fa cenno ai dubbi circolati sulle reali intenzioni di Amadori sull’investimento. Dubbi che lui evidentemente non ha mai avuto. Che comunque ritiene superati dai fatti. Tra i fatti, l’annuncio – per il quale la conferenza è stata indetta – che la filiera avicola locale riparte. «Ennesima dimostrazione che questo governo e la sua maggioranza quando fanno le cose le fanno bene». Riparte perché, spiega Masini, «a febbraio sono iniziati i lavori all’incubatoio, dureranno dieci mesi. Contiamo di lavorare per un anno 500mila polli a settimana, poi a regime un milione». Le uova, dice in dettaglio, arriveranno dalla Basilicata. Per ora e fino a quando non aprirà Bojano, sono destinate all’incubatoio di Teramo. Il resto è già noto e non cambia: 30 addetti all’inizio, il doppio a regime. Il contratto, quello delle cooperative e dei consorzi agricoli. A tempo determinato, per la maggior parte degli addetti, lavoreranno a giornate secondo quanto è scritto nell’accordo. Non sarà cambiato nel tempo, su questo i manager sono netti: è quello applicato nel resto del gruppo. Ed è quello, ma loro hanno cura di non aggiungerlo, accettato dai sindacati con l’intesa al Mise”Dunque una gran massa di denaro pubblico per indurre il nuovo imprenditore nel Mezzogiorno nostrano. Ma la regione Molise non poteva cercare un imprenditore, anche straniero, per risollevare un’azienda avicola in crisi e far lavorare da subito i 180 operai rimasti disoccupati da anni: altri soldi pubblici per la disoccupazione pagata sia pure all’80% circa. Il nostrano Mezzogiorno ha una lunga serie di imprenditori settentrionali soprattutto scesi per mungere sodi pubblici in nome di uno sviluppo mai arrivato. Ma vediamone le intenzioni in alcuni dettagli della nota azienda agricola romagnola. La ristrutturazione dell’incubatoio è stata cofinanziata dalla Regione con il Psr (2,5 milioni, complessivamente l’investimento è di 6 milioni). Il restyling necessario, sottolinea Berti, era significativo. «Investiamo – aggiunge Masini – 3,5 in macchinari».Frattura segnala l’impegno dell’assessore all’Agricoltura Facciolla (che non c’è per evitare commistioni col suo ruolo di candidato alle politiche) che ha ottenuto dall’Ue l’apertura del contributo ai grandi gruppi. Come pure quello del titolare dello Sviluppo Veneziale per le maestranze che non saranno riassorbite (sono in totale 270 gli ex operai e impiegati della Gam) con la costruzione di politiche attive ad hoc. Il macello, invece, resta a Monteverde. In questi mesi è stato un elemento in discussione. C’era la possibilità – c’è ancora – di realizzarne uno nuovo in un altro sito nella zona industriale. Convenienza economica e interferenze con il secondo lotto dell’edificio ancora invenduto: questi i motivi a favore del macello ex novo altrove. Per ora, conferma Berti, si è deciso di ristrutturare la sede storica, lavorando alla soluzione dei problemi. In quel caso l’investimento complessivo sarà di 34 milioni. In totale, calcola Berti, compreso l’acquisto degli asset (pagati 9 milioni) Amadori punta sul Molise con un progetto da circa 50 milioni. Che coinvolge anche l’implementazione della filiera in Puglia. La produzione riguarderà polli biologici e antibiotic free. A Bojano, quando riaprirà i battenti il macello, saranno trattate queste carni, a Mosciano Sant’Angelo il pollo ‘tradizionale’ allevato in batteria. L’obiettivo, ha sottolineato il governatore molisano del Pd, è che cresca l’antibiotic free in modo da aumentare anche i livelli occupazionali (170 addetti in base all’accordo) e l’indotto. Bojano entrerà nella filiera integrata Amadori che conta oltre 800 allevamenti su tutto il territorio nazionale (63 quelli che da anni ha già in Molise). L’alta valle del Biferno ha un nucleo industriali, il Campobasso-Bojano, in crisi da molti anni e l’emigrazione dei bojanesi è superiore all’arrivo di alcune centinaia d’immigrati giunti in Sicilia che gironzolano per le sue strade e di notte dormono in albergo nonché a colazione, pranzo cena pagati con soldi pubblici. In Canada vi sono migliaia di bojanesi e paesetti viciniori che per sopravvivere hanno dovuto lavorare sodo. Ma torniamo al problema occupazionale locale che l’azienda avicola romagnola avrebbe promesso di risolvere con le tipiche cooperative (anche là le tasse da pagare sono poche) in gran parte delle quali di agricoltori e pastori matesini che gestiranno i capannoni avicoli. I numeri del gruppo garantiscono il futuro, evidenzia in chiusura il governatore: «Guardandoli mi chiedo come poteva restare sul mercato la Gam con 18 milioni di perdite». Ringraziamenti reciproci, fra l’azienda di Cesena e il vertice di Palazzo Vitale. Frattura non dimentica però, e lo sottolinea più volte, di ringraziare i lavoratori con cui ha avuto anche momenti di tensione per l’exit strategy che da subito ha perseguito. Ci sono alcuni di loro alla conferenza, con le rsu e i sindacati di categoria. C’è il consigliere giuridico del presidente Carmela Lalli, di cui Frattura evidenzia il ruolo determinante nel risultato raggiunto: la filiera avicola è passata ad Amadori. Per lei, ieri l’ultimo giorno di lavoro in via Genova, l’esperienza da consigliere giuridico termina qui: «Non potevo augurarmi modo migliore, nella consapevolezza che il rilancio della filiera avicola molisana è stato affidato in mani sicure ed esperte», il suo commento su Fb. Non è ufficiale ma per lei si parla di una candidatura alle regionali. Ci sono anche il sindaco di Bojano e l’amministratore della Gam Giulio Berchicci. Non c’è fisicamente la famiglia Amadori al tavolo. «Dietro il gruppo Amadori – la evoca Berti presentando i numeri dell’azienda – c’è una famiglia che in questo settore è ormai alla terza generazione». Speriamo bene, ma le avvisaglie di un grosso boomerang a me pare ve ne siano a sufficienza e i molisani di fregature non sono ancora vaccinati? Sicuramente non lo sono i politici perché il popolo emigra da sempre anche per colpa loro oltre che per la povertà territoriale.