Crea sito

Teano. Al Foscolo il racconto di Cristian, malato di SLA. Le sue parole scritte al computer diventano voce

(di Paolo Mesolella) TEANO Cristian ha 21 anni, non parla, non mangia, non beve, non può muoversi, tantomeno camminare. Da quando, 10 anni fa ha scoperto di essere malato di Sla trascorre la sua vita a vedere Film in televisione o al computer, ma soprattutto, sogna: sogna di diventare Rambo, di correre per le strade e di amare una donna come tanti altri giovani come lui. Cristian non parla. ma ha affascinato gli studenti del Foscolo di Teano con le sue parole scritte a mano sulla tastiera del computer e proiettate sul muro. Le sue parole scritte che diventano voce. Grazie alle professoresse Giuseppina Compagnone e Rosa Corbisiero sono diventate anche un delicato documentario sulla sua vita, che Cristian fa vedere nelle scuole. E’ stato Cristian a chiedere alle sue professoresse di incontrare gli studenti, dopo quattro anni di assenza da scuola, a causa della malattia, per raccontare loro la sua vita. Un’opportunità, una lezione di vita per i ragazzi che spesso vivono la loro vita in un mondo virtuale, nella rete, ma fuori della realtà. Un’occasione per confrontare tra loro due mondi diversi: quello dei “sani” con quello di chi ha una malattia difficile da sopportare. “Lo scopo dell’incontro, ha spiegato la prof.ssa Compagnone, è stato quello di costruire un ponte tra il mondo dei sani e quello pieno di solitudine del malato”. Poi Cristian ha scritto sulla tastiera del computer: “Potete chiamarmi Rocky e voglio raccontarvi la mia esperienza di disabile. La disabilità fa paura. Non avrei mai pensato che un giorno sarei diventato diverso da tutti gli altri. E’ stata la vita a deciderlo. Non io. Ricordo che all’asilo avevo un’amica sulla sedia a rotelle e i miei compagni ridevano di lei mentre io pensavo che eravamo tutti uguali, anche con la sedia a rotelle. Poi all’improvviso, tra il 21 ed il 23 marzo del 2004, mancavano solo tre giorni al mio compleanno, i medici mi dissero che avevo la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la SLA. Facevo sempre più fatica a camminare, finché non ho dovuto utilizzare, il passeggino e la sedia a rotelle. La cosa che mi manca di più è correre. Io non ho mai accettato la mia malattia e non potrò mai accettarla. Ricordo un esame in particolare: mi misero tanti aghi sul viso e provai tantissimo dolore. Mai provato tanto dolore in vita mia!. Ancora oggi, se penso a quel esame mi vengono gli incubi. Avevo tanti amici ed amiche: ma dopo la malattia non ho visto più nessuno. Tranne un’amica. Ad un certo punto ho lasciato la scuola, perché ho provato la sensazione che i miei compagni mi ignorassero. In mezzo a tanti compagni, del rest, mi sentivo solo. Ora non riesco più a vivere serenamente: mi fa soffrire la solitudine, la mancanza di amici e dell’amore. E ci sono anche i ricordi a farmi soffrire: vedo le mie foto da bambino mentre correvo e mi sento male. Le persone dicono che mi capiscono, ma non è vero. A volte vorrei ritornare ad essere di nuovo piccolo per un minuto. Vorrei tornare a sentire cosa si prova ad essere felice per un minuto. E sono 14 anni che desidero di esserlo. Anche i sogni mi fanno stare male. Sogno la ragazza che vorrei e che non ho. La mia malattia, il mio aspetto fisico, non mi aiutano a realizzare questo mio desiderio. Quando mi dicono:”La tua fidanzata come sta? Sta bene?” Mi fanno sentire un idiota, uno scemo. Ciò nonostante vi dico che dovete amare la vostra vita perché non si può sapere cosa può succedere. La vita infatti, può essere molto crudele anche se non avete fatto nulla di male. Non importa quanto sei alto o basso, ricco o povero. La cosa importante non sono le cose materiali, ma è la vita. Siamo tutti uguali. Io vi sembro diverso, perché sto sulla sedia a rotele, ma sono come voi”. Il racconto diventa triste ma Cristian è un ragazzo positivo. Dalle cose coglie sempre il lato migliere e, perché no, umoristico. Ritornare tra i bamchi di scuola, non gli è più possibile ma dall’altra parte della cattedra, questa mattina, ha dato ai suoi compagni di classe, e ai suoi insegnanti una grande lezione di vita e di entusismo. “Il mio sogno, ha detto, era quello di fare il regista, poi il magistrato, ora, con un mio amico, vorrei, se possibile, aprire un cinema, un piccolo “Cinema Paradiso”.