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Il Sindacato è necessario se funziona meglio, in 2 anni perde 447mila associati con crollo al Sud

( Giuseppe Pace ex esponente sindacale). Il Sindacato perde i propri associati e ciò non è un bene per la Democrazia. Tutti però si aspettavano una fuga dal Sindacato per molti errori commessi, in primis la eccessiva politicizzazione con mancanza di democrazia interna. Le tessere degli associati (per 13 mesi annui poiché che si pagano 2 volte a dicembre) rimpinguano troppo spesso le tasche e i rimborsi spesa esagerati di pochi privilegiati tra i leader ed amici a scapito di moltissimi. In Italia non è, purtroppo, come negli Usa che a fine anno gli avanzi di spesa del bilancio vengono restituiti agli associati. Nel Mezzogiorno, dove il Sindacato, a parte Di Vittorio e pochi altri leader, era già arrivato con notevole ritardo, la fuga è, in media, maggiore del Centro e soprattutto del Nord. L’Istituto Demoskopika ha realizzato un report dal titolo “La mappatura regionale della rappresentanza sindacale”. Da quanto emerge dalla ricerca, le principali organizzazioni sindacali hanno perso complessivamente circa 450mila iscritti in soli due anni. Dal 2015 al 2017 i tesserati hanno subito un calo di 447mila persone, di cui 293mila sono residenti nelle regioni del Mezzogiorno (quasi il 65,5%). A registrare la perdita maggiore è la Cgil con 285mila iscritti in meno, seguita dalla Cisl con 188mila tesserati mancanti. La Uil, invece, è andata controtendenza aumentando i suoi iscritti di 26mila unità. «Circa 574 mila italiani over 13 anni, pari soltanto all’1,2% della popolazione di riferimento, infine, hanno dichiarato di aver svolto attività sociale gratuita per un sindacato nel 2016 con un decremento di oltre 9% rispetto all’anno precedente», è quanto emerge dall’Indice di Appeal Sindacale (Ias) dell’Istituto Demoskopika. Se il crollo al Sud è imputabile anche alla crisi occupazionale, al Centronord ciò appare anche come sfiducia ad un sistema che perde fiducia. Spesso il Sindacato ha difeso solo una piccola parte dei propri associati e trascurato i simpatizzanti. Per non parlare dei ricorsi che promuove solo per far fare soldi ad una serie di legali che vi gravitano attorno e senza essere nemmeno quelli iscritti o legali degli iscritti del singolo Sindacato. Ricordo la Campania degli anni Sessanta e primi anni Settanta, quando il Sindacato cresceva come riflesso della crescita nelle regioni industriali settentrionali. Lo Statuto dei Lavoratori del 1970 in Campania veniva snobbato e quasi mai applicato, era ancora prevalente una mentalità padronale, paternalistica quasi da padre-padrone. Nel Sannio Alifano ciò raggiungeva valori ancora più elevati. Attualmente le cose sono cambiate, ma restano i problemi sindacali. Due sono stati gli indicatori analizzati: gli iscritti ai sindacati di Cgil, Cisl, Uil e le persone di 14 anni e più che hanno svolto attività gratuita per un sindacato. Sono tre le regioni che guidano la graduatoria dell’Indice di Appeal Sindacale. La Basilicata è prima su tutte con un punteggio complessivo pari a 115,48, si classifica come regione più “sindacalizzata” con ben 717 tesserati per mille abitanti. Al secondo posto c’è la Toscana con 110,35 punti “condizionato” positivamente dal primato quale realtà territoriale più virtuosa in relazione ai volontari: 16 persone di 14 anni per mille residenti over 13 anni. A chiudere il podio la Sicilia con 108,4 punti. Il Molise si classifica sesto con 103,9 punti, preceduto da Calabria (107,77) e Liguria (107,14). A chiudere ci sono la Campania (93,63 punti), la Valle d’Aosta (92,05) e il Piemonte (88,93). Sono ben 447mila le persone che hanno rinunciato a iscriversi ai sindacati nell’ultimo biennio. Nel 2013 i tesserati erano poco più di 11,5 milioni, mentre nel 2017 il numero è sceso a 11,1 milioni. Dall’analisi territoriale emerge un quadro differenziato significativo: con oltre 293mila iscritti in meno, pari al 65,5% del calo complessivo, c’è il Mezzogiorno, a seguire il Nord con 114mila perdite (-2,7%) e il Centro con una riduzione di meno di 40mila persone (-2,5%). A livello regionale le regioni che hanno dato un taglio agli iscritti sono: Campania (-90.800), Puglia (-66.700), Sicilia (-53.700), Lombardia (-50.500), Emilia Romagna (46.100) e Calabria (-33.800). I sindacati molisani hanno 4.800 iscritti in meno. In controtendenza per incremento dei tesserati sono il Trentino Alto Adige (+8mila), il Veneto (+6.100) e la Valle d’Aosta (+630). Si è anche ridotto , dell’oltre 9%, il numero della popolazione di 14 anni e più che ha dichiarato di aver svolto attività gratuita per un sindacato nel 2016 rispetto al 2015. Circa 574mila persone, nel 2016, hanno scelto il volontariato nei sindacati, rispetto ai 632mila dell’anno precedente. In un solo anno la partecipazione attiva dei cittadini si è ridotta di 60mila unità. Quattro le principali realtà regionali segnate da una riduzione rilevante dei volontari: Emilia Romagna (-26mila volontari), Piemonte (-22mila volontari), Campania (-10mila volontari) e Umbria (-10mila volontari). Da evidenziare, infine, Lombardia e Toscana che, al contrario, hanno visto crescere significativamente il numero della popolazione di 14 anni e più che ha dichiarato di aver svolto attività gratuita per un sindacato, rispettivamente di 16mila e 12mila volontari. Il Sindacato in futuro deve ravvedersi, ridurre gli errori, essere meno politicizzato e più di categoria. La sua sussistenza in Democrazia è necessaria e serve laddove appare, agli ingenui, più superfluo.