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Sepino (CB) rappresenta il Molise al Festival delle Pro Loco della Regione Veneto

(Giuseppe PACE). PADOVA. Molte erano le differenze, le peculiarità e le bellezze nell’osservare le tante Pro Loco del Veneto e quelle delle altre Regioni. Grande assente la “mia” Campania, ma il piccolo Molise con la Pro Loco di Sepino (CB) era presente al Festival delle 533 Pro Loco del Veneto tra spirito autentico delle tradizioni, l’enogastronomia ed il folclore. A Piazzola sul Brenta (PD), davanti alla meravigliosa Villa Contarini, il 30 settembre c.a., 1 comitato regionale, 7 provinciali, 43 consorzi per 70 mila volontari che ravvivano 5 mila eventi all’anno, si sono presentate festose ed attive le Pro Loco del Veneto dell’Unpliveneto. „A rappresentare gli 11.000 soci della provincia di Padova ci saranno 7 consorzi Pro Loco per un totale di 24 associazioni che serviranno con orgoglio i piatti della tradizione: dalle rane fritte della Pro Loco di Santa Croce Bigolina, al latte di gallina passando per i più conosciuti Vini dei Colli Euganei e ancora hamburger d’oca, lumache, miele, formaggi, bigoi al torcio, trippe e Musetto con polenta arrosta. Un evento che conta 45 stand e un centinaio di Pro Loco provenienti da tutta la regione, questi i numeri che contraddistinguono il primo Festival delle Pro Loco del Veneto“, così scrivono i mass media locali. Tra le regioni, ospiti mancava vistosamente la Campania, mentre il Molise era ben rappresentato dalla Presidente della Pro Loco di Sepino, Adriana D’Angona, che coordinava la piccola rappresentanza molisana ed illustrava bene il costume tradizionale del suo paese con significante materiale promozionale del territorio regionale. Ho rivisto a Piazzola sul B., nella citata Pro Loco del Molise, sia il volume su “Emilio Spensieri, cantore della sua terra”, curato da Giuliana Bagnoli, che l’allegato CD di poesie di Spensieri musicate e cantate, tra cui: ”Matese”, “Campane di Vinchiaturo” e “Terra Nostra” con l’animatore e fondatore dei “Canterini del Matese”, il compianto prof. C. Silvaroli, genero di Pastabianca di Roccamandolfi, amico di mio nonno paterno, Giuseppe, per la comune pratica della transumanza sullo storico Tratturo Pescasseroli-Candela. Il costume della tradizione i Sepino mi ha ricordato quello del mio paesetto nativo, Letino (CE), che pure ha analoghi elementi del vestiario, ma più di lana pesante per il clima meno mite. Sembra che entrambi i comuni, Letino di più perché non aveva Altilia che si svuotava per fondare l’attuale Sepino, abbiano derivazione dai Greci che sfuggivano alle incursioni dei Saraceni e l’origano diffuso nel territorio di entrambi i comuni potrebbe testimoniarlo. Il Molise dunque ha ben rappresentato le regioni oltre il Veneto, padrone di casa, che aveva un nutrito calendario di attività promozionali curato ed applicato, quasi asburgicamente. Il Veneto si sa è terra generosa, ricca di volontariato, di gente laboriosa e festosa, che spesso ha un’opinione falsata del Sud Italia e ha bisogno di essere educata a cambiarla. Il nostro Sud con la Sicilia, la Basilicata, l’Abruzzo e il Molise, in particolare, ha fatto bella figura, mentre l’assenza della Campania era grave perché non rappresentava affatto il meglio che pur potrebbe. Sepino è un paese matesino con donne che sembrano essere più protagoniste dei 136 comuni molisani. Oltre alle donne della Pro Loco c’è da non trascurare del tutto anche l’ex Sindaco, del gentil sesso, che indagata è stata costretta a dimettersi, ma adesso un consigliere dell’opposizione va in sua difesa. Si sa che nei piccoli centri la lotta politica spesso è tribale per un pugno di voti e, a volte, basta una piccola rivalità connessa a qualche licenza edile per finire indagati. L’Ambiente di Sepino (CB), paese di soli 2 mila residenti, ma nel 1861 superava i 5 mila, appare più di città che di paese. Sembra un ambiente cittadino per l’architettura, i centrali luoghi d’aggregazione e per le molte personalità illustri qua nate o vissute ad iniziare da Nerazio Prisco, Vincenzo Tiberio e Giuseppe Volpe. Quest’ultimo, da prof. di Storia naturale del liceo Sannitico di Campobasso, scrisse una memoria sulla genesi del Matese descrivendo, in parte, anche i fossili di Pietraoja (BN), dove, da pochi decenni, hanno istituito un parco geopaleontologico, poco frequentato. L’ambiente, vado scrivendo spesso su questo mass media online, è un insieme, quasi inscindibile per molti, di Cultura e Natura. Quasi inscindibile per molti poiché vige ancora il principio del primato della Natura sulla Cultura, ma non è così. Illustri scienziati e cultori di varie discipline, soprattutto del dominio scientifico, hanno spiegato che il primato, invece, è della Cultura sulla Natura. Ma per entrare nei dettagli di un interessante dibattito culturale c’è bisogno di un incontro a Sepino o altrove, magari al Club il ”Ragno” di Bojano, dove sono più di casa poiché mi hanno conferito, bontà loro, il ruolo di Socio onorario, che può essere anche attivo e non solo di dormiente prestigio. Sepino, insieme ad Oratino nel territorio provinciale campobassano, è stato annoverato meritatamente tra i Borghi più belli d’Italia. La sua Natura montuosa è caratterizzata da una prevalente morfologia dolce, fatta soprattutto di pedemontano matesino collinare con clima mediterraneo ricco di uliveti e frutteti vari. Annovera tra le peculiarità naturalistiche una notevole biodiversità vegetale ed animale nonché delle acque oligominerali simili alle acque di Fiuggi. Tra i pianori montuosi si ricorda Campitello di Sepino, che come tutti gli omologhi toponimi, del Matese e non solo, era terra boschiva mutata in agricola prima e da pascolo poi. Sepino era il terminale di un braccio tratturale che dal versante campano del Matese conduceva gli armenti al Tratturo Pescasseroli- Candela, che costeggia il Matese settentrionale e passa per la Città del Tratturo o Altilia. Terravecchia, l‘antica fortezza sannitica di Sepino, è ancora una meravigliosa testimonianza culturale dei Sanniti Pentri. Il villaggio esisteva già dal IV sec. a. C. prima delle note Guerre sannitiche. Nel 293 a.C. nella Terza Guerra Sannitica il console Papirio Cursore, come scrisse il patavino Tito Livio, causò circa 7mila tra morti e quasi torturati. Il villaggio era a pianta trapezoidale con mura fortificate e una via principale per il foro e l’acropoli. Terravecchia o Saipins è posta a Sud di Altilia a circa 953 metri di quota sul Matese molisano, chiamata comunemente “Acropoli di Terravecchia”, fu teatro di cruente battaglie, per poi venire espugnata e distrutta con un inganno dei Romani accampati nel bosco circostante, mentre un loro manipolo sfidava vistosamente ed invitava ad uscire dalle mura i guerrieri Sanniti, che ingenuamente caddero nella cruenta imboscata. Oggi, fra le rovine più importanti, è possibile ammirare la Postierla del Matese. Fra Altilia e Terravecchia, recenti scavi stanno riportando alla luce il Tempio Italico di San Pietro in Cantoni. Con il principato di Augusto il borgo superiore di Altilia si spopolò e venne fondata una nuova e bella città romana di nome Saepinum. Tra le famiglie rappresentanti vi era quella di Nerazio Prisco, insigne giureconsulto, della cancelleria di Traiano-98-117 d.C.- che fece restaurare il teatro romano, tutt’ora utilizzato per ricorrenze estive teatrali e canore, e sottoutilizzato per l’intero anno e con pochi turisti nonostante i milioni di euro stanziati per scavi archeologici ricorrente. La città romana di Saepinum-Altilia aveva un notevole sviluppo commerciale nella pastorizia, essendo stazione principale del tratturo Pescasseroli- Candela. La città fu fortificata con numerose torri circolari, ben 25, e venne costruito un foro maggiore con la basilica. La porta Bojano è decorata da rilievi di due prigionieri germanici e dall’iscrizione di Tiberio e Druso costruttori. Vi è anche una tomba mausoleo dedicata a Ennio Marso. La città romana si mantenne vitale fino al V sec. d.C., poi con la guerra greco-gotica-535-553 d.C., subisce gravi danni, ma in epoca longobarda-VII sec. d. C. si registra una ripresa urbana. Dopo le scorrerie dei Saraceni la città viene abbandonata per la Sepino attuale, più sicura in alto. Una visita estiva ad Altilia per lo scrivente è quasi un obbligato richiamo culturale. Quest’anno vi sono stato in compagnia di due colti soci del club il “Ragno” di Bojano, che hanno notato la presenza di più impiegati che turisti. Ma questo è un problema da risolvere con una più accorta programmazione e vendita anche fuori regione di pacchetti turistici. A Sepino sono ritornato quest’anno, in compagnia dell’iprenditore Nicola Romano di Bojano e Giovanni Perrella di Monteverde di Bojano, anche per la festa di Santa Cristina e ho visto la competizione musicale tra le bande di Ailano (CE) e Lecce, ho rivisto la bella chiesa, la bella piazza centrale gremita di gente, che ha fatto largo alla sfilata del Governatore regionale, con scarpe e indumenti sportivi nonchè del Sindaco di Sepino in giacca e cravatta come ben si addiceva alla circostanza. Romano mi ha presentato alcuni suoi conoscenti come il presidente della Provincia di Campobasso in giacca e cravatta. Ho conosciuto anche la dinamica presidente dell’ Associazione turistica PRO-SEPINO che ha sede in Piazza Nerazio Prisco, vicino all’ingresso della chiesa madre. La Pro Loco di Sepino, fondata nel 1979, come tutte le Pro Loco italiane, è un’associazione turistica, apartitica ed apolitica, senza fini di lucro che cerca di riunire intorno a se tutti coloro che hanno interesse allo sviluppo artistico, culturale e turistico della propria comunità civile, paese o città. Con l’opera di questi volontari cerca di promuovere il territorio in cui opera, promuovendo e coordinando manifestazioni culturali, sportive e ricreative, convegni, conferenze, nonché iniziative di solidarietà per rendere più gradito il soggiorno, soprattutto dei turisti ospiti. Le manifestazioni di quest’anno erano molte. Altri del Direttivo della Pro Loco suddetta sono: Luciana Iamartino, Eleonora Ficocelli, Diego Arcari, Patrizia Iamartino e Marcantonio Ferrante. Fa piacere vedere la presenza di donne, attive nel sociale molisano e Sannita. Anni fa partecipai, inseme al prof. Michele Campanella di Bojano, alla presentazione di un saggio “A la ntrasatta” di poesie in vernacolo locale di Amodio Ferrante, morto nel 1977. Egli, come Emilio Spensieri di Vinchiaturo (CB), era stato un autodidatta con un profondo legame culturale ed affettivo con la terra nativa. Nel 1987, a cura dei figli, viene pubblicato il saggio suddetto che raccoglieva una selezione delle sue opere. Sepino con le bellezze dei suoi paesaggi, anche romantici e la vita semplice degli abitanti, era il mondo di Ferrante, che era dotato di sensibilità poetica, come Emilio Spensieri, Eugenio Cirese e di A. G. Del Pinto (quest’ultimo pure può fare parte della lunga lista della letteratura dialettale molisana, come portavoce dei sentimenti più autentici e popolari, soprattutto di Bojano e dei coassociati al Club “Ragno”). L’ambiente culturale di Sepino è ricco sia di testimonianze storiche romote, che medievali e recenti. Tra le recenti vi sono non pochi personaggi, tra cui spiccano: P. Ottavio Maria Chiarizia (carmelitano e predicatore studiò a Piedimonte d’Alife e fu un precursore dell’idea degli Stati Uniti d’Europa), Giuseppe Volpe, già citato, Vincenzo Tiberio (nelle sue ricerche pubblicate nel 1895 presso l’Istituto di Igiene dell’Università di Napoli, osservò il potere chemiotattico degli estratti di muffe nelle infezioni sperimentali del bacillo del tifo e del colera. Si ritiene un precursore della futura scoperta della penicillina), ecc.. Oggi Sepino, con il suo territorio esteso 61,37 kmq, che comprende parte sia del pedemontano matesino, sia della montagna, che dell’alta valle del Tammaro con Altilia, fa parte del Parco Naturale Nazionale del Matese, voluto dai parlamentari molisani ed ancora da programmare bene per evitare altre delusioni con un ennesimo vestito solo burocratico. Il Molise, XX Regione appena nata è stata lunga, lunga la nuttata” prosava, Amodio Ferrante di Sepino, ha un’Università con 25 corsi di laurea e 8 mila studenti. Il sistema sanitario molisano sembra essere, attualmente, di più elevata qualità della vicina e immensa Campania, antica Campania Felix di Roma, caput mundi. A soffrirne sono soprattutto i discendenti dei Sanniti dell’Alto Casertano, beneventano ed irpino. Ma speriamo che ance la Campania futura sappia trarre insegnamento dal monito:” Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto” di Michael Jordan