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Prata Sannita. Il mitico fiume Lete e la trattoria “Le Trote”

(Giuseppe Pace). LETINO. Nel riportare una bella poesia di Anacleto Goffredo Del Pinto, cittadino onorario di Bojano e consocio del Club socioculturale il “Ragno” di Bojano, mi è d’obbligo e gratificante ricordare il poeta, nativo di Prata Sannita (CE), Benedetto Pistocco, morto prematuramente in Friuli, dove viveva da decenni. Entrambi i poeti sono stati Marescialli di Forze dell’Ordine, della Sicurezza e della Prevenzione del crimine, Del Pinto, poi, si è anche laureato in Criminologia negli USA. Pistocco, scriveva in vernacolo pratese ed era visceralmente legato al suo paese nativo, che cantava in versi sorprendenti ed universali, come la poesia dedicata al piccolo fiume Lete, che sorge nel territorio di Letino. Il Lete dalle Secine di Letino attraversa un primo Cauto ipogeo alla Cuttora poi sbuca, valicando internamente la montagna alta, alle Ravi di Prata Sannita e scende rumorosamente con forte eco fino alla trattoria-pizzeria ”Le Trote”. Il piccolo fiume costeggia la trattoria Le Trote, che è un ospitale cenacolo enogastronomico pratese. Il Lete poi scorre verso Pratellache e quasi lambisce lo stabilimento della mitica e salutare ”Acqua Lete” del dinamico Imprenditore, Dott. Arnone di Pratella (da me conosciuto, circa 20 anni fa con i suoi genitori, allora viventi, e il colto collega prof. Pasquale Cervo di Caiazzo, morto nel 2009 dopo averci donato i suoi libri universali e locali) per poi continuare nella più ampia valle dello storico fiume Volturno. Il fiume Lete è meno storico del Volturno, ma è più mitico, cantato da Virgilio nell’Eneide, da Dante nella Divina Commedia, da Pistocco nei ”Canti re Lete” e da Del Pinto nella lirica Trattoria dei ricordi o ricordi in Trattoria? Ma nel rendere pubblica la lirica di Del Pinto, riporto prima Pistocco con ”Fratemu Lète”, dove riprende, forse incoscamente, l’antico mito della vita e della morte connesso all’acqua. Così lasciò scritto Pistocco e non solo ai pratesi suoi compaesani: ”Pariènti stritti i’ e ttè, ohi frate Lète:tutt’e ddui sèmmu figli a gliù Matese.Com’a mmè pazziataru ra uaglione, te mini a capusotta pe Caùtu, fai a ‘nnascunnariègliu cu lle Ravi, po’ cchiu cujètu e forte scigni a sciumu. Tenemmuci pe ‘mmani e jamm’a mare”. Si riconosce a Pistocco una ricerca della verità e realtà locale più meticolosa e rispettosa, che non ho riscontrato in tanti scrittori e poeti che scrivono di Letino quasi ”colonizzandolo” con il proprio vernacolo nativo. Un esempio? Pistocco scrive Caùtu e non Cavuto come hanno scritto e continuano a scrivere in tanti, soprattutto di Piedimonte Matese. La poesia di Del Pinto, invece, è dedicata a Pistocco ed anche allo scrivente che risente del mito del Lete per essere nato a Letino. Del Lete ho scritto nel mio saggio”Letino tra mito, storia e ricordi”, Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova 2009. Credo che Del Pinto lo abbia letto al Club “Ragno” e ha avuto la brillante idea di scrivere una poesia, che bene mi coinvolge. Egli, come Pistocco, sa cogliere l’anima profonda presente nei legami tra territorio naturale e culturale del suo e nostro Sannio. Si ringrazia dunque il poeta, abruzzese di nascita e molisano-bojanese d’adozione, per la sua lirica che spero la proprietaria, Maria, della trattoria-pizzeria”Le Trote” di Prata Sannita vorrà esporre in sala pranzo e cena. Ho consigliato io alla proprietaria del Cenacolo enogastronomico”Le Trote” di esporre pezzi di Storia localistica per allietare gli avventori, che vanno non solo per mangiare bene e a prezzi contenuti, ma per socializzare, ricordare ed ammirare il tipico come lo sono le due poesie citate di Pistocco e di Del Pinto, che andrebbero anche musicate e cantate tra una pietanza a base di tagliatelle ai funghi porcini, trote Fario del Lete e qualche bicchiere di Acqua Lete e per chi può anche qualcuno di vino tipico, il Pallagriello, che ha forse un po’ più forte il monito di “Vino Veritas”! Si riporta la poesia, inedita, di Del Pinto, che mi coinvolge citandomi.

Trattoria dei ricordi o ricordi in Trattoria?
(dubbi dei soci del Circolo “Ragno”)
Tra tanti pratelli e prati sembriamo tutti dei frati.
Vi è buona “creanza”, intorno al Lete della dimenticanza.
Questa storia avrebbe altro sbocco se fosse tra noi il gran PISTOCCO.
E, per esser un po’ sagace è ben rappresentato dal prof. PACE,
presente a tutte le ore come nostro Signore!
In questo austero locale nulla diventa banale.
Dopo aver mangiato pesce con rammarico se ne esce,
se mangi della carne non puoi più farne a meno.
Anche col bevuto, il costo è contenuto.
Spira sempre alito di vento e l’avventore è contento.
Questa Trattoria di PRATA incastonata come una fata;
detta “ SANNITA” non inutilmente, dà forza ai muscoli ed alla mente,
carezza chi vi mangia piano, piano, col suo cibo abbondante e sano.
Fa prendere tutto con filosofia, piace, nutre, consola e così sia!
Un plauso va ai proprietari, che qui funzionano da fari,
per aver avuto coraggio nel lanciare il messaggio;
denso di forza di vita, nel restar a PRATA SANNITA!
( Un distratto rimatore), BOVIANUM VETUS, XX/IX/MMXVII
A. G. DEL PINTO