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EMERGENZA EDUCATIVA NEI GIOVANI

(Gianluca Martone) Uno dei problemi maggiormente diffusi nella nostra società è certamente quello dell’emergenza educativa che riguarda le nuove generazioni, acuita anche dal fatto che le istituzioni non sembrano essere in grado di dare risposte esaurienti alle tante necessità dei ragazzi, lasciati spesso soli con i loro problemi e le loro insicurezze.Nell’analizzare questa delicata problematica, desidero far riferimento ad una significativa lettera inviata dal carbonaro Nubius al fratello massone tripuntato Volpe il lontano 3 aprile 1824, in cui affermava“Il cattolicesimo, meno ancora della monarchia, non teme la punta di uno pugnale ben affilato; ma queste due basi dell’ordine sociale possono cadere sotto il peso della corruzione. Non stanchiamoci dunque mai di corrompere. Tertulliano diceva con ragione che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani. Ora, è deciso nei nostri consigli, che noi non vogliamo più cristiani; non facciamo dunque dei martiri, ma rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. Occorre che lo respirino con i cinque sensi, che lo bevano, che ne siano sature. Fate dei cuori viziosi e voi non avrete più cattolici […]. Ma perché sia profonda, tenace e generale, la corruzione delle idee deve cominciare fin dalla fanciullezza, nell’educazione. Schiacciate il nemico, qualunque esso sia, dicevano le istruzioni, ma soprattutto, schiacciatelo quando è ancora nell’uovo. Alla gioventù infatti bisogna mirare: bisogna sedurre i giovani, attirarli, senza che se accorgano. Andate alla gioventù e, se è possibile, fin dall’infanzia».

Altro documento di notevole rilevanza è stato oggetto di un articolo di Mons. W. McGrath per la rivista Scarboro Mission di Toronto, pubblicato nel marzo del 1956. Nel 1952, in una cittadina del Nuovo Messico (U.S.A.), la Massoneria organizzò un convegno di persone influenti degli Stati Uniti. Uno dei convenuti, cattolico, fu colpito da malore mortale, e tramite un amico fece chiamare segretamente un sacerdote. Sentendosi vicino al giudizio di Dio, dopo avere ricevuto i Sacramenti, confidò al sacerdote:
“Se io avessi la speranza di sopravvivere, lei adesso non sentirebbe ciò che le voglio rivelare. Sì… ora io voglio che lei avverta il popolo degli Stati Uniti, appena può, di questo vasto piano che abbiamo progettato per il 1953: un piano di degradazione morale della gioventù d’America per scristianizzarla. Abbiamo già cominciato a realizzarlo e lo perfezioneremo con i seguenti mezzi: il cinema, le pubblicazioni porno a buon prezzo, i libri comici con storie di sesso e di violenza; ultimo mezzo, ma non il più piccolo, la televisione… non osiamo andare troppo lontano con la televisione, per il momento. Ma essa ci riserva un uditorio immenso, e sarà il mezzo migliore per accostare i bambini. Il nostro piano è di incoraggiare dapprima delle rappresentazioni amorali, se non subito immorali; così, graduando progressivamente la malvagità, tutta calcolata, si avrà il possesso di tutta la gioventù. Sarà tenuta occupata tutto il giorno, senza lasciare spazio per la religione. Così, i giovani al loro risveglio e al loro coricarsi a sera avranno la testa piena di cowboys, di omicidi, di terrore, e di cartoni animati inoffensivi. Tutto questo per allontanare dal loro animo immagini religiose. In questo modo, i bambini saranno disorientati per anni. Poi, quasi occasionalmente, si introdurranno costumi sfrontati e scene licenziose allo scopo di distruggere il senso del pudore””.Questo terribile piano diabolico- massonico è stato purtroppo attuato e realizzato nel corso degli ultimi anni e gli effetti negativi di tutto cio’ sono evidenti sotto i nostri occhi. In un articolo pubblicato recentemente sul “Corriere della Sera” e scritto dalla giornalista Emanuela Di Pasqua, si esamina in modo drammatico la porno-dipendenza tra i ragazzi.La fruizione decisamente precoce del porno tra i ragazzini, quando addirittura non li coinvolge attivamente, è preoccupante e invasiva sul piano psicologico e la charity britannica ChildLine, che ha condotto il sondaggio su 700 ragazzini tra i 12 e i 13 anni, ne elenca gli effetti collaterali: instabilità, aggressività, depressione. Uno su cinque a quell’età ammette di aver visto un video porno in rete che lo ha turbato e rattristato. «Volevo sposarmi e avere dei figli, ma dopo quelle immagini ho paura che questo non possa più accadere», dichiara uno degli intervistati, mentre un’altra gli fa eco confessando di avere il timore di non essere adeguata alle aspettative dei maschi «e di doversi comportare come una pornostar per essere gradita”.
Questi dati eloquenti sono stati confermati da un episodio di cronaca riportato alcuni mesi fa dal “Mattino” di Caserta. Nel dicembre 2014, un giovane aveva adescato, via internet, una 13enne, con la quale aveva poi consumato rapporto sessuale. L’adescatore, un 25enne di Carinola, è stato colpito da un provvedimento di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesso dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. A notificargli l’ordinanza sono stati i carabinieri di Carinola, i quali hanno eseguito approfondimenti che hanno portato a scoprire che l’uomo, dal proprio computer di casa, aveva adescato la ragazzina su Facebook e che si era più volte incontrato con la stessa. Durante uno di questi incontri si era poi consumato un amplesso senza che la stessa restasse incinta.
Altra dipendenza molto diffusa tra i giovani è quella legata all’uso di alcolici sin dall’età adolescenziale, come ha riportato di recente il Corriere della Sera in un interessante articolo della giornalista Daniela Natali.
“È tra i 15 e i 20-22 anni che i ragazzi sperimentano le peggiori “bevute” e una delle più comuni , e pericolose, conseguenze di questa abitudine è il “blackout da alcol” in cui si perde il controllo di sé. Uno studio su Alcoholism: Clinical & Experimental Research ha fatto maggiore chiarezza su questa problematica. Tra le conseguenze immediate di queste “super-sbornie” i ricercatori hanno individuato, per le ragazze, il rischio di rapporti sessuali non protetti, di esporsi a situazioni in cui potevano essere stuprate o essere , in generale, incapaci di opporsi a qualsiasi tipo di violenza; per i ragazzi: la tendenza a litigare, fare a botte e avere incidenti automobilistici. Secondo i dati della ricerca (durante la quale i ragazzi venivano valutati quattro volte: a 15, 16, 18 , 19 anni), gli episodi di blackout sono risultati comuni e ripetuti. Per esempio, a 15 anni il 30% dei giovani aveva avuto episodi di questo tipo e la percentuale saliva al 74 % a 19 anni”.
Lo scorso mese di marzo, su “Avvenire” è stato raccontato un gravissimo episodio di violenza perpetrato da due giovani nei riguardi di una compagna disabile. Ecco il racconto di questo evento terribile.
“Sputi e botte in classe, a una ragazzina disabile, davanti all’insegnante che non interviene. L’aggressione, in una scuola di Varallo, nel Vercellese, è stata ripresa e poi diffusa su Whatsapp e sui social network, dove è stato rimosso dai carabinieri, che hanno già denunciato i ragazzini responsabili del pestaggio. Protagoniste dell’aggressione una ragazza e un ragazzo, di sedici anni, che hanno malmenato la disabile e l’hanno ricoperta di sputi. Una terza, loro coetanea, ha invece ripreso la scena. Nel video, che gli studenti si sono passati tramite il servizio di messaggistica istantanea, comparirebbe appunto anche l’insegnante che assiste alla scena. Sul caso stanno indagando i carabinieri della compagnia di Borgosesia”.
Sempre nel mese di dicembre, il giornalista Pasquale Almirante ha analizzato in modo attento e preciso le cattive abitudini diffuse tra i minori e accettate spesso dagli stessi genitori.
“I divieti trasgrediti dai nostri figli” è un’indagine promossa dal Moige, Movimento Italiano Genitori, con l’Università Sapienza e che analizza le cinque aree a rischio: alcol, fumo, giochi con vincite in denaro, pornografia e videogiochi. Ai questionari sono stati sottoposti 1845 minori, tra gli 11 e i 18 anni . Dai dati risulta che 2 su 3 dichiarano di aver bevuto almeno una volta. La percentuale arriva all’86,5% tra gli studenti di scuola superiore e, tra questi, 1 su 2 afferma di bere “abitualmente” o perlomeno “in diverse occasioni. Tra i ragazzi di scuola media le percentuali di trasgressori sono dimezzate (45,6%), ma pur sempre allarmanti. Solo 6 intervistati su 10 conoscono il divieto di vendita alcolici a minori di 18 anni. Di pari passo va la mancata segnalazione del divieto (43%) nei luoghi dove sono stati acquistati gli alcolici e la disarmante percentuale del 65,6% (più di 1 caso su 2) in cui il venditore non ha verificato la maggiore età dell’acquirente. I genitori disapprovano fortemente il consumo di alcol (8 su 10) e, in più della metà dei casi (58,6%), entrambi lo hanno vietato ai figli. Il 40% dichiara di aver provato almeno una sigaretta. Allarmante il 17,3% degli studenti di scuola superiore che afferma di averne fumate almeno un pacchetto al giorno e il 53,2% di studenti di scuola media che affermano di fumare quotidianamente fino a 5 sigarette. Per il 75% di coloro che hanno provato, la prima sigaretta è arrivata tra i 12 e i 15 anni.1 minore su 2 fuma all’insaputa dei propri genitori. Un altro aspetto significativo è rappresentato dalla conoscenza della legge che vieta l’accesso al tabacco ai minorenni. Il 25% degli intervistati dichiara di ignorare l’esistenza del decreto Balduzzi o addirittura ritiene che il divieto sia posto ad un’età più bassa dei 18 anni. La stessa percentuale dichiara di non aver mai visto nelle tabaccherie avvisi inerenti i divieti di vendita per i minori, mentre in 7 casi su 10 i venditori non hanno mai verificato la maggiore età dell’acquirente. 1 studente di scuola superiore su 4 ha giocato almeno una volta presso punti vendita, mentre tra i più giovani (11-13 anni) la percentuale dei giocatori scende al 10,3%. Online il dato decresce sino al 16% per gli studenti delle superiori e al 7,6% per quelli di scuola media. Sul web e nei punti vendita i giochi più praticati sono le scommesse sportive (30%). 1 giovane su 2 dichiara di non aver mai ricevuto richieste di verifica dell’età da parte del personale del punto gioco. In valori percentuali la visione di immagini porno, che nei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni si attesta al 32%, è quasi raddoppiata se prendiamo in considerazione gli studenti di scuola superiore (58,8%). La stessa tendenza si verifica anche con i video con percentuali che balzano dal 30,5% tra i più piccoli al 58,6% dei più grandi. Un exploit correlato all’età, ma non al sesso degli intervistati, che sono in ogni caso prevalentemente maschi. La fruizione del porno avviene da soli o con amici della stessa età, attraverso tablet e telefonino (40,5% per le immagini, 36% per i filmati) o da casa attraverso un pc (29,6% per le immagini, 34,5% per i video). Negli ultimi 12 mesi inoltre circa il 30% degli studenti che hanno visto immagini o video porno, di entrambi i livelli scolastici, dichiara di averlo fatto con una certa frequenza (spesso o molto spesso). Il 56,6% degli intervistati tra coloro che hanno acquistato porno negli esercizi commerciali dichiara di non aver mai dovuto esibire un documento d’identità. La disapprovazione da parte dei genitori si verifica per 8 studenti su 10 di scuola media e per 1 studente su 2 (55,1%) di scuola superiore. I videogiochi non adatti ai minori sono ampiamente diffusi tra i giovani tra gli 11 e i 18 anni. Ne fa uso il 35,1% degli studenti di scuola media e il 43,5% di quelli di scuola superiore. Il videogioco viene fruito prevalentemente in casa (38%), in presenza di amici o da soli (1 su 3): in questo contesto d’uso prevale il gioco offline praticato da 4 intervistati su 10, mentre 2 su 10 dichiarano di connettersi in rete per giocare. L’acquisto dei videogames non adatti avviene nell’80% dei casi presso negozi. Il dato più preoccupante riguarda la permissività dei genitori: seppur “sempre” al corrente dell’uso di questi prodotti da parte degli adolescenti (in 7 casi su 10), essi non impongono divieti al 70% degli studenti di scuola superiore e al 35% di quelli di scuola media”.
Altra drammatica situazione che coinvolge i ragazzi è quella legata alla dispersione scolastica, analizzata in un editoriale su Avvenire lo scorso 10 marzo.
“Quasi un ragazzo su tre in Lombardia non arriva al diploma. Una percentuale che pone una delle regioni italiane economicamente e socialmente più avanzate al di sopra della media nazionale della dispersione scolastica. Il dato è emerso durante il convegno “Scuole della Seconda Opportunità – radici e germogli a Milano”, ideato e promosso dalla Fondazione Sicomoro per L’istruzione Onlus, dall’Ordine dei Padri Barnabiti e da Caritas Ambrosiana. Che hanno presentato anche un antidopo al fenomeno: le premesse dei fallimenti vanno rintracciate negli anni cruciali dell’obbligo scolastico, rafforzando esperienze educative parallele alla scuola ordinaria. La dispersione scolastica è una triste realtà italiana. Nella graduatoria dei 27 paesi della Ue, l’Italia occupa il quart’ultimo posto, subito dopo il Portogallo. Nel nostro Paese il problema non è limitato al Sud. Tra le regioni italiane è, infatti, l’Umbria con un tasso di dispersione del 18,2% ad avere la situazione migliore, seguita da Marche e Molise con il 21,1%. Le performance peggiori si registrano in Sardegna (36,2%), seguita dalla Sicilia (35,2%) e dalla Campania, con un tasso di dispersione del 31,6%. Ma anche le regioni del Nord Ovest sono tutte sopra la media nazionale, con la Lombardia che sfiora appunto il 30%. Dunque, quasi uno studente su tre in Lombardia non riesce a conseguire il diploma di scuola secondaria di secondo grado. Il 45% di chi possiede solo la licenza media resta senza occupazione. Questi ragazzi finiscono nel bacino dei Neet, i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non hanno un lavoro e neppure si formano per trovarlo. Secondo l’Istat, sono 2,2 milioni, pari al 23,9% di questa fascia d’età. E ogni anno, secondo Confindustria, rappresentano un costo sociale di 32,6 miliardi di euro. Se questi giovani inattivi entrassero nel sistema produttivo nazionale, si guadagnerebbero più di 2 punti di Pil. Per contrastare questo fenomeno occorre intervenire durante gli anni della scuola dell’obbligo, nella fascia di età tra i 14 e i 16 anni, periodo nel quale i ragazzi che rischiano di abbandonare i banchi di scuola sono il 49,8% o sugli under 14 tra i quali il rischio scende al 17,8%. Su ragazzi di queste fasce di età operano le Scuole della Seconda Opportunità, ideate dalla Fondazione Sicomoro per l’Istruzione Onlus, la Cooperativa Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana e l’Ordine dei padri Barnabiti impegnati storicamente nel campo dell’educazione”.
A proposito di educazione, sono attualissimi i consigli del grande San Giovanni Bosco, maestro di educazione per i giovani e fondatore dello scoutismo, del quale si festeggia quest’anno il duecentesimo anniversario dalla nascita. L’essenza della pedagogia di don Bosco era quella di capire i giovani, prenderli per il loro verso e guidarli con la bontà (cioè con amore disinteressato) a diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini”. Tale pedagogia non si basa sullo studio e applicazione di regole precise quanto su una mentalità, una disposizione d’animo e una dedizione in grado di coinvolgere l’intera vita. Tre erano i cardini del metodo educativo di don Bosco: ragione, religione, amorevolezza. Questi assieme alla sua costante attenzione al peccato dei ragazzi, vera piaga in grado di minarne la crescita. Grande intuizione di don Bosco fu il suo metodo educativo preventivo, che vedeva nel peccato del giovane il vero nemico da combattere. Il Santo infatti diceva.

“ Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d’uopo, il meritato castigo. Su questo sistema le parole e l’aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti. Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni. Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze. Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l’amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi”.