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AMMINISTRATIVE 2018- IL TRIONFO DELLA LEGA DI SALVINI

(di Gianluca MARTONE) Le elezioni comunali 2018 hanno sancito il trionfo della Lega di Matteo Salvini, dopo gli ottimi risultati già ottenuti alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo e le vittorie alle elezioni regionali del Molise e del Friuli Venezia Giulia dello scorso mese di aprile. Invece, il Pd è scomparso dalla scena politica, dopo i cinque anni di governo Letta- Renzi e Gentiloni, che hanno causato una crisi strutturale e sociale senza precedenti per il nostro Paese. Il secondo turno delle elezioni amministrative pertanto non partorisce verdetti eclatanti ma conferma le tendenze in atto nell’elettorato italiano. Alle urne 2 milioni 793 mila italiani in 75 comuni, tra cui 14 capoluoghi di provincia. Anzitutto l’affluenza alle urne cala vistosamente, complice il bel tempo, che ha spinto verso le spiagge assolate moltissimi aventi diritto, e la mancanza di candidati graditi agli elettori dei partiti rimasti fuori dal ballottaggio, in primo luogo quelli pentastellati. Urne aperte ieri dalle 7 fino alle 23: è stata del 47,61% l’affluenza definitiva, molto in discesa rispetto alle precedenti consultazioni. Successo della Lega a Terni, successo dei Cinque Stelle ad Avellino, il Pd frana a Pisa, Massa e Siena, da sempre governate dalla sinistra, mentre tiene ad Ancona. Alcune indicazioni chiare ed esplicite dalle urne. L’agonia dei dem non si arresta e impone una riflessione approfondita in quella parte politica. Perdere città simbolo come quelle toscane e umbre, è un sintomo inequivocabile del declino del centrosinistra, che sembra aver perso il suo radicamento sociale anche nelle regioni del centro Italia nelle quali era stato sin qui storicamente egemone. Sul fronte governativo, il Carroccio raccoglie i frutti del decisionismo salviniano di queste settimane, i Cinque Stelle non sfondano ma tengono alcune posizioni e, pur perdendo Ragusa, conquistano Avellino. Quanto ad alleanze e dinamiche elettorali, non c’è stato il soccorso dei Cinque Stelle nei confronti del centrodestra, che ha vinto soprattutto per l’avanzata del Carroccio. Denaro contante, vaccini, migranti: su tanti temi Salvini sta prendendo in mano il pallino dell’azione di governo e questo nelle urne delle elezioni amministrative di ieri ha premiato la leadership del Ministro dell’Interno per quanto riguarda la guida dell’esecutivo. Ragusa, primo capoluogo di provincia vinto dai Cinque Stelle cinque anni fa, finisce nelle mani di Pietro Cassì, candidato di Fratelli d’Italia e dell’intero centrodestra. Antonio Tringali, dei Cinque Stelle, presidente del consiglio comunale, non ce l’ha fatta e dunque la città siciliana va al centrodestra. Ma il test politico è importante anche per i Cinque Stelle, arrivati al secondo turno solo a Ragusa, Avellino, Imola e Terni. Tranne che ad Avellino, i pentastellati perdono ovunque. Ciò suggerisce qualche spunto di riflessione anche per quanto riguarda la volatilità dell’elettorato, che si traduce in rapidi capovolgimenti di fronte. Ci sono anche sorprese di natura civica, come la vittoria, a Imperia, dell’ex ministro Claudio Scajola, che si era presentato con liste civiche in contrapposizione con il centrodestra di Luca Lanteri, candidato vicino a Giovanni Toti, governatore ligure. Ciò fa capire quanto l’ex ministro abbia ancora seguito nella sua terra e quanto il centrodestra sia a trazione leghista (i candidati di Forza Italia sfondano solo se supportati dai voti leghisti). Dunque il voto amministrativo conferma che la Lega naviga col vento in poppa, mentre i Cinque Stelle arrancano. Pd e Forza Italia sembrano in un declino irreversibile e tutto ciò pone le premesse per una lunga durata, su base nazionale, dell’esecutivo Conte, stante il non interesse dei partiti di opposizione a provocare uno showdown dalle incerte prospettive.

Centrosinistra e Pd spazzati via dai ballottaggi delle Comunali: in un colpo solo perdono le roccaforti rosse in Toscana, Siena, Pisa e Massa, finite tutte al centrodestra. Così come Ivrea, sempre a sinistra dal Dopoguerra, e Imola, dove ha vinto l’esponente del M5s. Trionfa soprattutto la Lega, tiene l’alleanza conForza Italia e Fratelli d’Italia ma pure quella con gli elettori del M5s, che preferiscono votare a destra piuttosto che a sinistra. Il Movimento, da solo, vince anche ad Avellino ma non riconferma Ragusa e perde a Terni, dove la Lega riesce ad esprimere addirittura il sindaco. Il Pd si salva solo ad Ancona, Teramo,Brindisi e Siracusa. Qualcuno avrà il coraggio di esultare, ma il dato generale è quella di una Caporetto, un tramonto epocale. È cambiato il vento, e i nodi sono venuti al pettine: quelli delle banche e dei risparmiatori truffati, ad esempio, che in Toscana da Mps a Etruria hanno fatto pesare il loro voto contro lo status quo. Ecco i principali risultati, città per città. Sondrio: vince Marco Scaramellini (60,3%, centrodestra) conto Nicola Giugni (39,4%, centrosinistra). Imperia: vince Claudio Scajola (52%, lista civica) contro Luca Lanteri (48%, centrodestra) Massa: vince Francesco Persiani (56,6%, centrodestra) contro Alessandro Volpi (43,4%, centrosinistra) Pisa: vince Michele Conti (52,3%, centrodestra) contro Andrea Serfogli (47,7%, centrosinistra) Siena: vince Luigi De Mossi (50,8%, centrodestra) contro Bruno Valentini (49,2%, centrosinistra) Ancona: vince Valeria Mancinelli (62,8%) contro Stefano Tombolini (37,2%, centrodestra) Teramo: vince Gianguido D’Alberto (53,2%, centrosinistra) contro Giandonato Morra (46,7%, centrodestra) Terni: vince Leonardo Latini (63,4%, centrodestra) contro Thomas De Luca (M5s, 36,6%) Avellino: vince Vincenzo Ciampi (59,5%, M5s) contr Nello Pizza (40,5%, centrosinistra) Brindisi: vince Riccardo Rossi (56,6%, centrosinistra) contro Roberto Cavalera (43,4%, Forza Italia) Ragusa: vince Peppe Cassì (53%, lista civica) contro Antonio Tringali (47%, M5s) Messina: vince Cateno De Luca (65,3%, lista civica) contro Dino Bramanti (28,7%, Centrodestra) Siracusa: vince Francesco Italia (53%, lista civica) contro Paolo Ezechia Reale (centrodestra, 47%).
E ora cosa succederà dopo questo importante voto amministrativo? I risultati definitivi delle elezioni amministrative di domenica scorsa (turno di ballottaggio) danno ulteriori indicazioni sull’evoluzione della politica italiana e sui nuovi equilibri che si stanno determinando. E’ utile partire dal dato definitivo di affluenza alle urne, fermo al 47%, contro il 60% del primo turno. Significa che due giorni fa più di un avente diritto su due non è andato a votare, perché non si riconosceva in nessuna delle due alternative. E’ la riprova che gli italiani non si sono ancora abituati a votare per il meno peggio e non sono molto attratti da opzioni che non rispecchino la propria scelta iniziale di voto espressa nelle urne al primo turno. La rappresentatività delle giunte elette con il ballottaggio risente dunque di questo deficit. Molte di queste amministrazioni sono state votate dalla metà della metà dei cittadini, quindi da un quarto della popolazione. Un punto da meditare da parte di chi propone di estendere il sistema del doppio turno anche su base nazionale per le elezioni politiche. Probabilmente alimenterebbe il “mercato delle vacche”, le negoziazioni occulte e i compromessi al ribasso. Entrando più nel dettaglio dei risultati, desta clamore la disfatta del Pd, con il crollo di molte roccaforti rosse, in particolare Massa, Siena e Pisa, ma anche Ivrea e Imola. Nelle prime 4 prevale il centrodestra, mentre nella città dell’Autodromo, a due passi dalla rossa Bologna, vincono i Cinque Stelle, dopo 73 anni di dominio incontrastato di comunisti e postcomunisti. I pentastellati prevalgono in modo sorprendente anche ad Avellino, mentre perdono Ragusa. Il centrodestra appare sempre più a trazione leghista. Sembra che Forza Italia abbia esaurito la sua forza attrattiva e che sia in corso un lento ma costante processo di annessione azzurra da parte del Carroccio. Qualcuno dice che sia solo questione di tempo. D’altra parte se ne ha quotidiana conferma seguendo le diatribe interne agli azzurri, con un Berlusconi sempre più silente e i suoi colonnelli l’un contro l’altro armati. Ad aprire il processo al governatore ligure Giovanni Toti è bastata la vittoria, a Imperia, del “civico” Claudio Scajola, che ha corso contro tutti, anche contro il suo ex partito. Ha vinto contro il candidato di centrodestra appoggiato da Toti e ciò ha riaffermato la centralità della componente moderata di quell’area politica, dalla quale lo stesso vincitore Scajola proviene. In casa Pd, invece, è notte fonda. Il reggente Maurizio Martina invoca nuove idee e nuove persone, l’ex ministro Carlo Calenda propone di andare oltre il Pd, mentre i renziani si defilano, visto che proprio in Toscana si sono registrati i tonfi più cocenti per i dem. Quanto alle forze di governo, la Lega ha registrato un vero e proprio exploit. Evidentemente i toni accesi usati da Matteo Salvini nelle ultime settimane, in particolare sui migranti, sono stati apprezzati dall’elettorato, anche da quello moderato, che evidentemente è stufo di soluzioni morbide e poco incisive e chiede una svolta su tanti fronti, non ultimo quello dell’immigrazione. In alcune aree del Paese i bacini elettorali di Lega e Cinque Stelle appaiono sempre più promiscui. Un sondaggio rivela che oltre il 70% degli elettori pentastellati sarebbe favorevole alla chiusura dei porti per impedire l’attracco delle navi provenienti da Paesi stranieri con a bordo centinaia di migranti. Forse la base dei Cinque Stelle e quella della Lega sono molto più in sintonia di quanto non appaiano ultimamente i vertici dei due partiti, che su temi qualificanti del contratto di governo sembrano avere posizioni inconciliabili. Ma l’agonia prolungata di Pd e Forza Italia mette i due alleati di governo in una posizione di forza. Se non litigano e trovano una sintesi attorno alla figura del premier Giuseppe Conte, possono governare indisturbati per l’intera legislatura. In qualunque momento, però, possono decidere di staccare la spina, magari trovando un pretesto qualsiasi, e tentare di andare a un voto anticipato che di fatto sancirebbe una polarizzazione degli elettori e un consolidamento dei due maggiori partiti, Lega e Cinque Stelle. In particolare Matteo Salvini sembra aver lanciato da tempo un’Opa sul centrodestra, nel tentativo di scalarlo e di diventarne il leader incontrastato per poi proporsi, al prossimo giro, già a febbraio 2019 secondo alcuni, come candidato premier. I Cinque Stelle sono attesi al banco di prova del reddito di cittadinanza, della riduzione degli sprechi e dei privilegi (vitalizi in primis) e della risoluzione di alcune importanti crisi aziendali come Alitalia e Ilva, che dipendono dal Ministero del lavoro e da quello dello Sviluppo economico, entrambi ricoperti dal leader grillino e vicepremier Luigi Di Maio. Ora ci sarà qualche mese di tregua, ma già a novembre in Trentino Alto Adige e Basilicata si voterà per le regionali. Entrambe le regioni potrebbero dare ulteriore slancio all’avanzata giallo-verde.