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A proposito dei morti sul lavoro del 2016.

(Carlo Soricelli) Dall’inizio dell’anno sono morti 641 lavoratori sui luoghi di lavoro e oltre 1400 se si considerano i morti sulle strade e in itinere (stima minima per l’impossibilità di conteggiare i morti sulle strade delle partite iva individuali e dei morti in nero), e altre innumerevoli posizioni lavorative. L’unico parametro valido per confrontare i dati dell’INAIL e di chi li utilizza per fare analisi, e dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro sono i morti per infortuni INAIL SENZA MEZZO DI TRASPORTO, e confrontare quanti ne registra in più l’Osservatorio. Si ha così il numero reale delle morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO IN ITALIA e non solo degli assicurati INAIL. Lieve calo del 3,9% delle morti sui luoghi di lavoro rispetto allo spaventoso 2015, ma un aumento dello 0.7% rispetto al 2008 anno d’apertura dell’Osservatorio Indipendente di Bologna. Come potete vedere altro che favolosi cali ogni anno, e nonostante un’enorme spreco di euro spesi per la Sicurezza senza vedere risultati concreti se si prendono in considerazione tutte le morti sul lavoro e non solo gli assicurati INAIL. Come tutti gli anni è l’agricoltura a pagare un prezzo elevatissimo di sangue con il 31% di tutte le morti per infortuni sui luoghi di lavoro. E delle morti in questo settore ben il 65% sono provocate dal trattore. Una vergogna che nessuno se ne occupi se pensate che un morto su cinque di tutte le morti sui luoghi di lavoro, di tutte le categorie messe insieme sono provocate da questo mezzo. Sono anni che chiediamo ai ministri che si susseguono di occuparsene. Ma niente, sono morti sul lavoro che non esistono e spariscono dalle statistiche. La seconda categoria con più morti sui luoghi di lavoro è l’edilizia con il 19,6%. La cadute dall’alto è il maggior fattore di rischio. E’ l’autotrasporto con il 9,3% dei morti la terza categoria con più vittime. In questo comparto sono inseriti i morti di diverse categorie. Seguono L’industria, esclusa l’edilizia, comprese le imprese più piccole, che ha complessivamente l’8,2% delle morti. Poi gli artigiani di tantissime categorie muoiono numerosissimi, soprattutto nelle imprese appaltatrici, la strage riguarda anche un numero impressionante di Partite Iva che non sono inserite tra le morti sul lavoro nelle statistiche dell’INAIL. E questo perché questo Istituto dello Stato monitora solo i propri assicurati (lo scrivo per la milionesima volta, ma tanto non serve a niente). A questo istituto arrivano moltissime denunce per infortuni, anche mortali, che poi non vengono riconosciute come tali proprio per non avere questa assicurazione. NON SONO ASSICURATI ALL’INAIL, QUINDI NON ESISTONO. Poi anche per le morti in itinere spesso non vengono riconosciute per una normativa specifica, che la maggioranza di chi lavora non conosce. Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono l’8,2%, un calo dell’1,6% rispetto al 2015, segno che anche più italiani svolgono lavori pericolosi e con meno sicurezza pur di avere un lavoro. Impressionante sapere che il 27,7% dei morti sul lavoro ha più di 61. Angosciante vedere che tantissimi giovani non trovano lavoro, che svolgono anziani che non hanno più la salute e i riflessi pronti per fare lavori pericolosi. Questo la dice lunga anche sui motivi dell’enorme disoccupazione giovanile; si trattengono gli anziani e si fanno morire lavorando, mentre i giovani sono costretti alla disoccupazione o a emigrare. E’ la Campania la regione con più morti sui luoghi di lavoro sempre se non si fanno giochini di prestigio e si inseriscono tutti i morti sul lavoro. Seguono la mai regione, L’Emilia Romagna che nel 2016 raddoppia i morti sui luoghi di lavoro, poi il Veneto. Quinta la Lombardia che ha un decremento importante del 27%. Occorre anche ricordare che, a nostro parere, la Lombardia è tra le grandi regioni, da quando abbiamo aperto l’Osservatorio, che ha l’andamento migliore, sempre se si considerano tutte le morti sul lavoro. Ha il doppio degli abitanti di qualsiasi altra regione e l’indice occupazionale non ha nessun valore statistico sugli infortuni, anche mortali, visto che in tantissimi dei morti per infortuni non sono assicurati all’INAIL, le statistiche vengono fatte solo tenendo in considerazione gli assicurati a questo Istituto. E’ la provincia di Napoli quella con più morti sui luoghi di lavoro, compresi tre pescatori morti in mare, la seconda in questa triste classifica è la provincia di Vicenza con 20 morti, segue Brescia con 18 morti, a seguire qui sotto ci sono le morti sui luoghi di lavoro di tutte le province italiane.

Morti per infortuni sui LUOGHI DI LAVORO nel 2016
Per Regione e Provincia in ordine decrescente.
(Sui luoghi di lavoro significa che sono esclusi da questo conteggio i morti per le strade e in itinere che richiedono interventi completamente diversi)
I morti sulle autostrade e all’estero non sono conteggiati nelle province. Se guardate qui sotto l’andamento delle regioni e delle province, calcolate che ci sono almeno altrettanti morti per infortuni sulle strade e in itinere
Morti sui luoghi di lavoro nelle province nell’intero 2016
CAMPANIA 63 Napoli (22 di questi 3 in mare), Avellino (7), Benevento (6), Caserta (11), Salerno (17). EMILIA ROMAGNA 61 Bologna (12). Forlì-Cesena (7), Ferrara (4), Modena (12), Parma (7), Piacenza (3), Ravenna (4), Reggio Emilia (11), Rimini (1). VENETO 57 Venezia (7), Belluno (6), Padova‎ (9), Rovigo (3), Treviso (6), Verona (6), Vicenza (20). LOMBARDIA 54 Milano (4), Bergamo (6), Brescia (18), Como (4), Cremona (4), Lecco (5), Lodi (1), Mantova (1), Monza Brianza (3), Pavia (3), Sondrio (4), Varese (1). PIEMONTE 50 Torino (14), Alessandria (5), Asti (6), Biella (2), Cuneo (17), Novara (3), Verbano-Cusio-Ossola (1) Vercelli (3) SICILIA 47 Palermo (10), Agrigento (4), Caltanissetta (7), Catania (6), Enna (2), Messina (8), Ragusa (5), Siracusa (), Trapani‎ (5). TOSCANA 48 Firenze (3), Arezzo (6), Grosseto (3), Livorno (8), Lucca (5), Massa Carrara (8), Pisa‎ (3), Pistoia (4), Siena (3) Prato (3). LAZIO 39 Roma (13), Viterbo (5) Frosinone (9) Latina (9) Rieti (3). PUGLIA 30 Bari (3), BAT (6), Brindisi (1), Foggia (6), Lecce (6) Taranto (8) TRENTINO ALTO ADIGE 24 Trento (14), Bolzano (10). CALABRIA 23 Catanzaro (6), Cosenza (7), Crotone (1), Reggio Calabria (5) Vibo Valentia (4) ABRUZZO 20 L’Aquila (3), Chieti (11), Pescara (3) Teramo (3). MARCHE 17 Ancona (6), Macerata (6), Fermo (1), Pesaro-Urbino (2), Ascoli Piceno (2). SARDEGNA 14 Cagliari (4), Carbonia-Iglesias (), Medio Campidano (), Nuoro (2), Ogliastra (), Olbia-Tempio (), Oristano (3), Sassari (5). Sulcis inglesiente (1) FRIULI VENEZIA GIULIA 12 Trieste (2), Gorizia (1), Pordenone (2), Udine (7). UMBRIA 9 Perugia 4) Terni (5). LIGURIA 8 Genova (4), Imperia (2), La Spezia (1), Savona (1). VALLE D’AOSTA (3) BASILICATA 3 Potenza (1) Matera (2) I lavoratori morti sulle autostrade, all’estero non sono segnalati a carico delle province.
Consigliamo a tutti quelli che si occupano di queste tragedie di separare chi muore per infortuni sui luoghi di lavoro, da chi muore sulle strade e in itinere con un mezzo di trasporto. I lavoratori che muoiono sulle strade e in itinere sono a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro, ma richiedono interventi completamente diversi dai lavoratori morti sui luoghi di lavoro. E su questo aspetto che si fa una gran confusione. Ci sono categorie come i metalmeccanici che sui luoghi di lavoro hanno pochissime vittime per infortuni, poi, nelle statistiche ufficiali, non separando chiaramente le morti causate dall’itinere dalle morti sui luoghi di lavoro, risultano morire in tantissimi in questa categoria che è numerosissima, e che ha una forte mobilità per recarsi o tornare dal posto di lavoro. Anche quest’anno una strage di agricoltori schiacciati dal trattore, sono 131. Tutti gli anni sui LUOGHI DI LAVORO il 20% di tutte le morti per infortuni sono provocate da questo mezzo. 132 sono i morti schiacciati dal trattore nel 2015 e 152 nel 2014. Contiamo molto della sensibilità dei media e dei cittadini che a centinaia ogni giorno visitano il sito. In questi nove anni di monitoraggio le percentuali delle morti nelle diverse categorie sono sempre le stesse: l’agricoltura è sempre la categoria con più vittime, seguono l’edilizia, i servizi, l’industria (tutta) e l’autotrasporto. Ricordo a tutti quelli che s’interessano di queste tragedie l’unico parametro valido per valutare l’andamento di una provincia o di una regione è il numero di abitanti. Tantissime sono le morti in nero.
Morti sul lavoro nel 2015
Le morti sulle autostrade e all’estero non sono segnalate nelle province
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Molte delle vittime del terremoto in Emilia erano lavoratori rimasti schiacciati per il crollo dei capannoni. Lo stesso terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche ha evidenziato che i capannoni industriali in Italia sono per la maggior parte a rischi sismico. E’ un miracolo che non ci siano stati morti nella cartiera a Pioraco di Macerata. Il tetto è crollato nel cambio turno, nella fabbrica stavano lavorando solo 20 persone che sono riuscite a scappare.
L’intero tetto della sala macchine è crollato. In questa fabbrica ci lavorano complessivamente 146 lavoratori e se fossero stati tutti all’interno ci sarebbe stata una strage. E’ un miracolo, come nel terremoto in Emilia che pur provocando vittime tra i lavoratori è capitato di notte e in orari dove sotto e fabbriche ci lavoravano pochissime persone. La maggioranza dei capannoni industriali in Italia sono costruiti in anni dove non si teneva in nessun conto del rischio sismico. Se non si comincia a farli mettere in sicurezza è a rischio la vita di chi ci lavora sotto, e parliamo di milioni di lavoratori. Del resto con incentivi e detassazioni si potrebbero mettere tutti in sicurezza con una spesa non eccessivamente alta. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente d Bologna morti sul lavoro, attivo dal 1° gennaio 2008 http://cadutisullavoro.blogspot.it L’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro inizia il decimo anno di monitoraggio delle morti per infortuni sul lavoro e dice BASTA CON LE BUFALE E LE VERITA’ PARZIALI su queste tragedie. Politici interessatevi finalmente della vita di chi lavora. I morti per infortuni sul lavoro sono molti di più se si considerano tali tutti i lavoratori che muoiono lavorando e non solo gli assicurati INAIL. E’ incredibile che un parlamento democratico non vada a vedere se     quello che scrive da nove anni un cittadino con lavoro volontario è vero. La distanza dalla politica e dai suoi rappresentanti dal popolo si misura anche e soprattutto per l’interesse che si ha della vita di chi lavora, e in questi anni l’interesse che avete manifestato è stato pari a 0. Nel 2015 sui luoghi di lavoro l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ne ha registrati 668 e non 352 “fuori dall’azienda” come scrive l’INAIL che riconosce come tali solo i propri assicurati. E gli altri morti dove sono finiti? Sono resuscitati? Complessivamente nel 2015 l’INAIL ne ha riconosciuti 694 e il 52% di questi fuori dall’azienda, ma le denunce di infortuni mortali arrivate a questo istituto sono state 1246. 552 di questi morti come tanti Lazzari? Insomma basta considerare come morti sul lavoro solo una parte di lavoratori. Nel 2015 tra morti sui luoghi di lavoro e quelli fuori dall’azienda si sono superati i 1400 morti complessivi e nel 2016 c’è stato solo un lieve decremento sui LUOGHI DI LAVORO rispetto al 2015 del 3,5%. Ma il 2015 è stato un anno drammatico.
Noi ne abbiamo registrati 641 solo sui LUOGHI DI. Ma la cosa più grave che occorrerebbe far conoscere è che nel 2016 rispetto al 2008 i morti sui LUOGHI DI LAVORO hanno avuto un incremento, se pur piccolo di 4 lavoratori. Non sono mai calati come ci viene raccontato, se come facciamo noi vengono monitorati tutti i lavoratori. Allora occorre dire chiaramente chi i miliardi di euro che lo Stato ha speso in questi nove anni sono stati spesi male, che non ci sono stati risultati, che le risorse che vengono messe a disposizione andrebbero in larga parte dirottate dove non sono mai arrivate, o dove ne sono arrivate pochissime. Come per esempio per artigiani, partite iva e agricoltori. L’INAIL nelle sue statistiche ha pochissimi agricoltori schiacciati dal trattore tra le vittime d’infortuni mortali anche quest’anno, probabilmente sono solo i lavoratori dipendenti. E gli altri? Noi ne abbiamo monitorati 131schiacciati dal trattore, questi morti non esistono perché non sono assicurati all’INAIL? Si potrebbe continuare con le partite IVA, con gli artigiani e in altre categorie.  Quanti ne muoiono anche sulle strade mentre sono in giro per lavoro o in itinere? Nessuno è in grado di dirlo, ma sono diverse centinaia.  Ma perché la politica se ne frega di queste tragedie che portano il lutto in tantissime famiglie? Me lo chiedo spesso, senza nessuna risposta convincente. E questo riguarda tutti i partiti e tutti i senatori e deputati. Ma probabilmente la ragione principale è che nel parlamento il lavoro dipendente e autonomo non è rappresentato. C’è rispetto a questi drammi un muro di omertà e di chiusura di chi non vuole vedere questa triste e drammatica realtà. Ma persone come me meritano almeno rispetto, svolgono con lavoro volontario giornaliero un monitoraggio reale che dovrebbero fare le istituzioni. Ma pretendo un riconoscimento, che lo Stato Italiano attraverso qualche suo rappresentante mi ringrazi, che mi dica che il mio è un lavoro che apprezza, chiedo collaborazione, di non avere ostracismo, sarcasmo e indifferenza. Di non essere considerato un nemico perché scrivo verità scomode, come ho fatto in questi nove anni con l’Osservatorio. Ma io non mi piego e prima o poi la verità su queste stragi dell’indifferenza verrà fuori e chi non ha fatto il suo dovere dovrà risponderne moralmente. Colgo l’occasione per ringraziare le centinaia di migliaia di visitatori del blog dell’osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it , i tanti giornalisti della carta stampata e del Web, della RAI che da vero Servizio Pubblico non ha mai smesso di confrontare i dati dell’Osservatorio da quelli “ufficiali”. Mai le TV private se ne sono occupate e questo la dice lunga sulla differenza tra pubblico e privato. Colgo l’occasione per augurare ai familiari delle decine di migliaia di morti sul lavoro morti in questi nove anni di ritrovare un po’ di serenità, che tantissimi italiani vi sono vicini e che condividono il vostro dolore. Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro
Per l’INAIL nel 2015 gli infortuni mortali “accertati” sono stati 694. Delle 1.246 denunce di infortunio con esito mortale (erano 1.152 nel 2014), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 694 (di cui 382, il 55%, “fuori dell’azienda”), con una riduzione del 2% circa rispetto al 2014 e del 23,4% rispetto al 2011. Il dato tuttavia non è consolidato perché sono ancora in istruttoria 26 infortuni: se tutti fossero riconosciuti come casi mortali avvenuti “sul lavoro”, si avrebbe un aumento complessivo di circa l’1,7% rispetto al 2014, mentre la riduzione rispetto al 2011 sarebbe del 20%.